Dal virtuale al reale. BROTS democratizza la musica

Dal virtuale al reale. BROTS democratizza la musica
Il sito di Brots

La crisi pandemica ha congelato il mondo dello spettacolo ma – come Churchill insegna – la peggiore delle crisi è quella che si spreca.

E così, tra un Sanremo con o senza pubblico e un Governo da rifare, il mondo dello spettacolo deve generare nuove opportunità. Ma come?

Il virtuale sembra essere la certezza che caratterizzerà il nostro futuro, il nostro modo di lavorare e vivere nei prossimi anni, rivoluzionando molte delle prassi sociali che ci hanno accompagnato da sempre.

Ma questo, tuttavia, non è e non sarà sufficiente.

Infatti, l’essere umano ha bisogno di relazionarsi, di toccare con mano una realtà.

Il paradigma verso cui tendiamo è chiamato “phygital”, una nuova dimensione dove il confine tra fisico e digitale viene meno, e che può dar vita a nuovi modelli di business oltre che ad una nuova antropologia.

In risposta a queste esigenze, proprio in tempo di pandemia, nasce Brots, una piattaforma, ideata da due giovani italiani, Lorenc (26) e Alessandro (27), che collega gli utenti attraverso la musica, valorizzando nuovi artisti e guidandoli tra il mondo digitale e quello reale.

L’app – già scaricata in più di 30 paesi e tutta Made in Italy – promuove i nuovi artisti attraverso un accurato sistema di valutazione che identifica i gusti dell’utente e lo indirizza all’ascolto sulle principali piattaforme. Essa, tuttavia, non si limita a canalizzarne il traffico, bensì facilita l’incontro tra utenti e promuove eventi live di quegli artisti emergenti che corrispondono ai gusti dell’utente.

Un vero e proprio strumento strategico che può rappresentare un vantaggio competitivo per la ripresa dell’economia del territorio.

Da un incontro quasi casuale all’Università Ca’ Foscari è nata l’idea dei due giovani startupper italiani.

Sono un fan dei Pink Floyd – racconta Lorenc – stavo cercando qualche artista simile, sullo stesso genere, e ascoltando musica online mi sono reso conto di essere chiuso in una bolla musicale. Quella sera avevo l’esigenza di qualcosa di diverso…”

Dalle esigenze sono nati i più grandi colossi tech – da Amazon a Google – e così è nata Brots.

Com’è stato per voi essere catapultarvi in questa nuova esperienza imprenditoriale subito dopo l’università?

L: Sfidante! Il percorso che ci ha portato a dar vita a Brots è stato particolare: dopo essere entrati in Impact Lab a Trento ed aver definito la nostra idea di business, abbiamo incontrato i nostri primi investitori.

Ci sono stati tanti aspetti da curare, tanti costi e tanto lavoro. Bisogna essere affamati e lottare ogni giorno per l’idea che vuoi realizzare!

A: Noi siamo nati per dare voce agli artisti emergenti. Sappiamo quanto sia complicato aumentare la visibilità al giorno d’oggi, per tanti motivi: c’è bisogno di competenze, di tempo e di budget, e non tutti gli artisti hanno questa possibilità, o la fortuna di appoggiarsi ad una agenzia.

Chi non le ha incontra delle difficoltà. E qui veniamo in loro soccorso.

Brots si inserisce in un discorso etico di grande attualità. Proprio recentemente, Spotify ha destato clamore rimuovendo centinaia di migliaia di brani i cui numeri di ascolto erano stati aumentati artificialmente attraverso l’uso di BOT.

La giovane startup italiana, invece, attraverso una community molto attiva e coinvolta, riesce ad identificare molto velocemente i trend musicali del futuro e a scoprire nuovi artisti, favorendone l’ingresso nel mercato musicale.

A: Nella nostra vision, noi vorremmo diventare la prima etichetta discografica social. Cosa vuol dire: che troviamo gli artisti migliori, investiamo nel loro cd in musica nuova, ma in questo “social” – vogliamo portarli ad investire con noi. Supportiamo gli artisti e investiamo in loro.

Vorremmo democratizzare questo processo, in un mercato che lo è poco… e la democratizzazione è un trend che sta prendendo piede (vedi Gamestop, ndr).

L: Interagiamo con i nostri utenti costantemente e ascoltiamo i loro riscontri. Le sinergie che stiamo creando sono di qualità. Non vogliamo far crescere i numeri per scopi di marketing… abbiamo bisogno di partire da ciò che è reale per sviluppare, crescere e poi farvi ritorno.

E sebbene la crisi abbia impattato la loro crescita e i loro progetti, è stata anche l’opportunità per migliorarsi.

L: La nostra idea è sempre stata quella di connettere le persone in base ai loro gusti musicali, al mondo digitale e al mondo reale. La funzione di collegamento c’è e tornerà ancora più forte di prima non appena riprenderanno gli eventi live. Questo periodo però ci ha dato l’opportunità di sviluppare la connessione tra le persone e, in questo senso, anche noi abbiamo voluto investire sulle persone. Sui talenti.

A: Un collaboratore che sposa in pieno il tuo progetto, rinunciando, in tempo di pandemia, ad un lavoro importante e stabile, ti dà una forza incredibile e una grande responsabilità. Le persone sono al primo posto e noi non possiamo venir loro meno.

Piccoli tra i grandi, Lorenc e Alessandro rappresentano un grande esempio del fare impresa in Italia.

La sensazione è che ne sentiremo parlare a lungo e chissà che presto, pensando alla nuova musica, il loro nome venga accostato ai più blasonati X Factor o Amici.

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