Belve Crime: Rina Bussone racconta senza filtri la sua vita da criminale a collaboratrice di giustizia
Dopo il successo della prima edizione, torna Belve Crime. In onda ogni martedì in prima serata su Rai 2, il programma condotto da Francesca Fagnani dà voce ai protagonisti della cronaca nera italiana, sia vittime che carnefici.Tra gli ospiti della prima puntata c’è Rina Bussone, ex criminale della scena romana, diventata in seguito collaboratrice di giustizia e oggi fuori dal programma di protezione.
Il passato da rapinatrice
Rina Bussone parla per la prima volta davanti alle telecamere scegliendo Belve come luogo della sua confessione. Parzialmente travisata per ragioni di sicurezza, si siede sullo sgabello con cappello e occhiali da sole a coprirle il viso.
Considerata una delle figure femminili più note nel panorama delle rapine nella scena romana, Bussone racconta il proprio passato criminale, iniziato fin da giovanissima. Nel corso dell’intervista, la donna ripercorre gli anni in cui le rapine a mano armata rappresentavano la sua principale attività, episodi che le avrebbero fruttato anche somme elevate, fino a 180.000 euro per singolo colpo. Parallelamente, la sua vita non è stata esclusivamente legata alla criminalità: ha infatti gestito anche un negozio di scarpe e successivamente una pizzeria. La stessa Bussone precisa però di non aver mai commesso rapine mentre era impegnata nelle sue attività commerciali.

Foto: ANSA
Secondo il suo racconto, l’attività criminale prosegue per diversi anni e dal 2014 inizia a condividere questo percorso con il compagno Raul Esteban Calderon, che conosce proprio durante una rapina. La collaborazione tra i due continua fino al 2019, anno in cui Calderon uccide Fabrizio Piscitelli, noto come “Diabolik”, figura legata al tifo organizzato della Lazio.
La testimonianza chiave
Per anni Bussone sa che è stato Calderon a commettere l’omicidio, ma non parla e protegge il suo compagno. Tutto cambia però durante una delle incarcerazioni della donna. L’illuminazione arriva a Bussone durante una delle sue detenzioni: in sogno sua figlia – avuta con Calderon – la chiama e, dopo un forte senso di smarrimento, dice di aver preso coscienza e di provare sensi di colpa per tutto ciò che aveva fatto fino a quel momento. È anche in quel frangente che matura la decisione di chiudere la relazione con Calderon.
Da lì inizia a collaborare. Davanti ai giudici della terza Corte d’Assise lavora per la prima volta con la giustizia. Come sottolinea la conduttrice Fagnani, “la sua testimonianza ha impresso una svolta all’inchiesta per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli”. La domanda sorge quasi spontanea, dopo così tanti anni di collaborazione nel mondo criminale e di relazione. La conduttrice glielo chiede: perché ha deciso di parlare dopo anni. Bussone risponde secca: “io ho tradito lui perché lui ha tradito noi”.
Durante la chiacchierata, la donna motiva la sua scelta spiegando che l’arma utilizzata da Calderon per l’omicidio Piscitelli apparteneva a lei e proveniva da una rapina. Essendo l’arma stata denunciata, se qualcosa fosse andato storto avrebbe coinvolto anche lei, pur estranea all’omicidio Piscitelli. Questo rapporto conflittuale e di astio verso il compagno diventerà anche uno dei motivi per cui le sue dichiarazioni verranno considerate credibili solo in parte, con alcune discrepanze. Quando Fagnani glielo fa presente, Bussone ribatte però: “ho sempre avuto l’appoggio dei magistrati”. E questo basta a rispondere.
La sua vita oggi
Ad oggi, Bussone racconta di non essere inserita nel programma di protezione testimoni e di stare lavorando molto su sé stessa, pur senza abbassare la guardia in caso di agguati volti ad eliminarla: “non vivo nella paura, so che può succedere ma me lo aspetto”. Dichiara inoltre di non sentire la mancanza di Calderon e, riguardo alla figlia avuta con lui, spiega di non voler nascondere il passato dei suoi genitori.
Negli ultimi minuti dell’intervista, Bussone aggiunge che si dice pronta a spiegare direttamente alla figlia le ragioni della sua testimonianza, che ha contribuito alla condanna del padre. Conclude affermando: “dirò che suo padre era una persona sbagliata e so che il mio passato sarà il mio peggior giudice quando sarà grande.”




