Morto un Papa se ne fa sempre un altro, e quest’ultimo potrebbe essere il Patriarca di Gerusalemme Pizzaballa ?
“Morto un Papa se ne fa un altro” mai come in questo periodo storico, con l’avvenuta dipartita di Papa Francesco e con il Conclave che inizierà il prossimo 7 Maggio con l’obiettivo di eleggere il nuovo Pontefice, questo proverbio è quanto mai attuale. La scelta del nuovo Capo dello Stato Pontificio indicherà la nuova linea politica che lo Stato più piccolo, ma al tempo stesso più potente al mondo, intenderà portare avanti in continuità o in discontinuità rispetto il pontificato conclusasi di Francesco. Tra i possibili candidati al prossimo pontificato spicca il nome dell’attuale Patriarca di Gerusalemme, Pier battista Pizzaballa.
Una vita al servizio della Chiesa
Figura di primo piano nella Chiesa cattolica, è oggi considerato uno dei possibili vescovi candidati al Pontificato nel futuro Conclave. Il suo carattere carismatico, celebre è stata la dichiarazione all’indomani del 7 ottobre con il quale si offriva come unico ostaggio in cambio degli israeliani rapiti da Hamas, il suo profondo radicamento in Medio Oriente e una lunga esperienza diplomatica e pastorale lo rendono un nome che circola sempre più spesso negli ambienti vaticani e che potrebbe continuare il percorso di rinnovamento della chiesa cattolica iniziato con Francesco.
Nato a Cologno al Serio, in provincia di Bergamo, il 21 aprile 1965, Pizzaballa entra giovanissimo nell’Ordine dei Frati Minori. Ordinato sacerdote nel 1990, si trasferisce quasi subito in Terra Santa, dove studia e perfeziona l’ebraico e si specializza nel dialogo ebraico-cristiano, un tema che sarà centrale per tutta la sua missione.
Negli anni successivi, Pizzaballa si afferma come una delle figure più autorevoli del Custodia di Terra Santa: dal 2004 al 2016, guida la Custodia, affrontando sfide epocali legate ai conflitti nella regione e alle tensioni religiose. Nel 2016, Papa Francesco lo nomina Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, incarico che culmina, il 24 ottobre 2020, nella sua nomina ufficiale a Patriarca.
Primo italiano a ricoprire questo ruolo dopo quasi un secolo, Pizzaballa è diventato una figura di riferimento per i cattolici del Medio Oriente, ma anche per il mondo intero.
Un “papabile” dal profilo internazionale
Negli ultimi tempi, il suo nome è stato inserito come un “papabile” successore di Papa Francesco, ma quali sono i motivi che lo renderebbero un candidato plausibile e un potenziale Pontefice? Innanzitutto, la sua esperienza internazionale e diplomatica in quanto Pizzaballa ha maturato una profonda conoscenza delle dinamiche globali e religiose, in particolare nel contesto difficile della Terra Santa, sapendo tessere rapporti sia con il mondo ebraico sia con quello islamico. Un altro aspetto che rende Pizzaballa un candidato autorevole come Pontefice, nel solco di Francesco, è la sua formazione francescana, che analogamente alla formazione gesuita di Francesco, rendono il Patriarca di Gerusalemme un profilo umile, vicino ai poveri e ai temi sociali, in linea con il magistero di Papa Francesco. Inoltre, grazie alla sua attività pastorale in Terra Santa, Pizzaballa potrebbe essere il profilo adatto come Pontefice in quanto, in un mondo segnato da conflitti religiosi, lui sarebbe in grado di favorire il dialogo con le altre fedi monoteiste dell’Islam e dell’ebraismo permettendo al cattolicesimo di dialogare e di rafforzarsi anche in quei territori di fede islamica e in Israele. Infine, Pizzaballa, ha maturato in questi ultimi anni di attività vescovile in Medio Oriente una leadership e una capacità di dialogo costruttivo e interreligioso con le altre confessioni in uno scenario geopolitico di crisi e di grande complessità, mantenendo viva la presenza cristiana e offrendo un modello di resilienza e speranza.
Un nuovo Pontefice che parla agli ultimi può essere pericoloso e inviso?
Alcuni osservatori vicini alla Santa sede, interrogati sulla possibilità di un pontificato di Pizzaballa, hanno espresso tuttavia delle perplessità sulla figura del Patriarca come nuovo Pontefice. In primis la sua esperienza pastorale fortemente radicata nel Medio Oriente, potrebbe, tuttavia, limitarlo nella gestione “globale” della Santa Sede soprattutto tenendo conto del contesto di una Chiesa cattolica universale che si sta consolidando sempre più nelle Americhe e nel continente asiatico. Inoltre, un altro aspetto che sembrerebbe indebolire la candidatura di Pizzaballa è la sua provenienza da un ordine religioso, quello dei Francescani, che potrebbe essere visto come un elemento limitante, benché il pontificato di Francesco abbia molto valorizzato l’importanza degli ordini religiosi. Pierbattista Pizzaballa incarna una Chiesa che resiste nelle periferie della fede e cerca il dialogo anche nei contesti più difficili. Se il prossimo Conclave dovesse orientarsi verso un pontefice capace di consolidare il dialogo interreligioso e di guidare la Chiesa in un mondo sempre più multipolare e conflittuale, il Patriarca di Gerusalemme potrebbe davvero avere un ruolo da protagonista. Il futuro è ancora tutto da scrivere, ma la testimonianza silenziosa e concreta di Pizzaballa potrebbe già essere, in sé, un segno dei tempi




