Il Commonwealth Club di Roma: quasi ottant’anni di diplomazia, cultura e comunità nella Città Eterna
Nel dopoguerra, mentre Roma si ricostruiva tra le macerie fisiche e morali del conflitto, un gruppo di uomini d’affari britannici decise di fondare qualcosa di semplice ma duraturo: un posto dove ritrovarsi a pranzo, parlare di affari e di mondo, e tenere vivi i legami con la propria comunità. Da quella piccola iniziativa, nel 1947, nacque il Commonwealth Club di Roma, oggi una delle più longeve organizzazioni anglofone in Italia.
La fondazione risale al 1947, quando un gruppo di imprenditori britannici residenti a Roma — guidati da Benjamin Parker della Cunard Line, Curtis Dudman della Anglo-Iranian Oil Co., George Boughton della BEA e il Colonnello A.N. Hancock — decise di dar vita a un “luncheon club” in cui incontrarsi regolarmente.
L’idea era essenziale: creare uno spazio conviviale, informale, dove i professionisti di lingua inglese potessero costruire relazioni e discutere di temi di comune interesse. Il club si riuniva regolarmente all’Hotel Flora e, nel 1951, ospitò come ospite d’onore il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, che partecipò anche a un torneo al Roma Polo Club.
Nel 1956, con la presidenza di John Saxon-Mills (che rimase in carica fino al 1980), il club attraversò un periodo di grande espansione: la possibilità di adesione fu estesa inizialmente agli addetti commerciali delle ambasciate dei Paesi del Commonwealth e poi a tutti i cittadini di quegli Stati, con l’adozione dell’attuale denominazione del Club.
Fu in quegli stessi anni che il Club cominciò ad attrarre personalità di spicco al di là della comunità anglofona. Nel 1959, ad esempio, fu ospitato Mario Soldati — scrittore e regista cinematografico italiano — che tenne una breve conferenza ai soci dal titolo “To Plan or not to Plan”. Un segnale che il Club stava diventando qualcosa di più di un semplice circolo d’affari: un luogo di dialogo culturale tra mondi diversi.
Il radicamento istituzionale
Fondato a Roma nel 1947 come filiale della Royal Commonwealth Society — a sua volta fondata a Londra nel 1869 — il Club è oggi un’organizzazione accreditata dal Commonwealth Secretariat: un forum in cui diplomatici, imprenditori, associazioni e membri dei 56 Paesi del Commonwealth possono promuovere idee di interesse comune, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra il Commonwealth e l’Italia.
Nel 2010, il Club è diventato ufficialmente una sezione della Royal Commonwealth Society, una rete di individui e organizzazioni impegnata a migliorare la vita e le prospettive dei cittadini del Commonwealth nel mondo, attraverso l’empowerment giovanile, l’istruzione e la difesa dei diritti umani, della democrazia e dello sviluppo sostenibile nei 53 Stati membri.
Nel corso dei decenni, il Club ha celebrato i propri anniversari con eventi di rilievo. Nel 1997, in occasione del 50° anniversario, fu organizzato un pranzo offerto dall’Ambasciatore britannico Tom Richardson presso la residenza ufficiale Villa Wolkonsky, alla presenza di rappresentanti degli altri Paesi del Commonwealth. La presidente del Club, Marcia D. Stewart, sottolineò allora come il Club fosse “un forum per la comunità anglofona, che si riunisce per ascoltare relatori di spicco su temi di interesse per i membri del Commonwealth”.
Nel 2017, il 70° anniversario fu celebrato con una conferenza e un pranzo, presieduti dal presidente del Commonwealth Enterprise and Investment Council, Lord Marland, e ospitati dall’Ambasciatrice britannica a Roma, Jill Morris.
Oggi: diplomazia, cultura e cricket
Dopo quasi ottant’anni, il Commonwealth Club di Roma è un organismo vivo e attivo, con un calendario di eventi che spazia dalla diplomazia economica ai temi della sostenibilità, dall’istruzione alla cooperazione culturale. Tra le iniziative più originali spicca il Commonwealth Cricket Cup, un torneo annuale che vede sfidarsi squadre di ambasciate, scuole internazionali e agenzie ONU — una forma di “diplomazia sportiva” che richiama lo spirito aggregante delle origini del Club.
Accanto alle attività sociali e culturali, il Club svolge oggi un ruolo di ponte concreto tra l’Italia e i Paesi del Commonwealth su temi come il commercio internazionale, gli investimenti, la transizione energetica e la cooperazione allo sviluppo, coinvolgendo istituzioni, imprese e giovani.
Quello che era nato come un pranzo tra colleghi in un albergo romano è diventato, nel tempo, un pezzo di storia della Roma internazionale: un luogo dove si intrecciano lingue, culture e visioni del mondo, con la stessa semplicità conviviale di sempre.




