LO SPIETATO | nella Milano da bere vince chi ha più sete

LO SPIETATO | nella Milano da bere vince chi ha più sete

E’ scaltro, senza scrupoli, affascinante, cinico, spietato, Santo Russo, il protagonista di “Lo Spietato” interpretato da Riccardo Scamarcio. Il regista del film Renato De Maria (“La prima linea”, “La vita oscena”) presenta una pellicola stile gangster. “Lo spietato” è una produzione di Rai Cinema e Bibi film che uscirà nelle sale l’8, il 9 e il 10 Aprile, ma sarà anche disponibile su Netflix dal 19 Aprile. Il film prende spunto dal romanzo Manager Calibro 9. Racconta una particolare storia di malavita ambientata nella Milano da bere tra macchine di lusso e moda creativa.

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“Lo spietato” porta nelle sale buona parte della vita di Santo Russo, un ragazzo di origini calabresi che emigra a Milano a fine anni ’60. E’ il tempo in cui molti meridionali si trasferiscono al nord per trovare un lavoro e condizioni di vita migliori. Lì, Santo, trova ciò che ha sempre avuto: niente. Non condivide nella mentalità dei genitori, la mamma lascia spazio ad un padre severo e intransigente, ex appartenente alla ‘ndrangheta, poi espulso e graziato perché non ucciso. Una bravata fa finire il giovane Santo in galera per una notte; dato che il padre ne rifiuta la tutela, Santo resta altri 4 mesi in carcere, dove riceve una “vera educazione”. Esce dal carcere con il compagno di cella divenuto suo amico, Slim, e con un’altra vecchia conoscenza Mario, intraprendono la carriera criminale.

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Da quel momento è un nuovo Santo e la pellicola prende improvvisamente un ritmo incalzante. La storia del protagonista avanza e cambia conseguente al contesto storico italiano. Uscito dal carcere, Santo vive gli anni della rapine e dei sequestri di persona. Fa carriera all’interno dell’ambiente criminale, aumenta il suo rispetto e il suo portafogli; in poco tempo diventa mente e braccio armato di una gang di calabresi molto potente. Nel frattempo incontra Mariangela, una ragazza calabrese sua futura moglie. Ma lo stile di vita di Santo sale di livello e con assoluta spietatezza cerca un riconoscimento sociale che non ha mai avuto. La storia scorre sullo sfondo e la Milano del terrore diventa quella dello spaccio d’eroina e degli appalti. Santo, il criminale “terrone”, cerca di trasformarsi in un imprenditore raffinato. S’invaghisce di una giovane artista francese e vive la Milano dei salotti d’arte contemporanea. Con un animo sempre più nichilista, un’astuzia calcolatrice continuerà la sua “avventura” non priva di colpi di scena.

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“Allontanandomi dallo stile “reportage cronachistico” del libro ho cercato di liberare il mio sguardo da ogni paletto o costrizione per riuscire a ricreare i miei anni ’80, i miei meridionali dell’hinterland milanese”, afferma il regista. Il film, infatti, seppur è molto attento a ritrarre sullo sfondo il contesto storico e l’evoluzione della Milano di quegli anni, ha un carattere prevalentemente gangster. C’è il sangue, la spietatezza di un protagonista pronto a tutto pur di non vivere con un milione e mezzo al mese di vecchie lire. C’è l’ambiente criminale milanese dominato dai meridionali su macchinoni con catene e orologi d’oro. C’è il sesso. C’è anche la giusta ironia; giusta perché non diventa eccessiva, irreale, ma rende bene l’idea di come, in certe circostanze, non esiste più nessun freno morale.

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“Lo Spietato” è Santo, un giovane criminale calabrese che ha come mito Gianni Agnelli. Scamarcio interpreta molto bene il ruolo e l’evoluzione del protagonista. Che cambia il suo modo di vestire, quello di parlare, quello di porsi. “De Maria mi ha mandato il copione un anno prima del set, l’ho letto in un giorno e ho detto: lo faccio. Un personaggio che mi dava la possibilità di spaziare e creare, un tipo di umanità che ho conosciuto nell’infanzia ad Andria, con le macchine, i vestiti vistosi e improbabili occupazioni da manager”, ha detto l’attore protagonista. Scamarcio si cala perfettamente nella parte di questo gentiluomo criminale che vuole conquistare la sfavillante Milano.

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Santo fa carriera nel mondo criminale, che pure è rappresentato molto bene, dall’esibizionismo dell’uso alla semplicità delle tradizioni, con i suoi vecchi amici Slim (Alessio Praticò) e Mario (Alessandro Tedeschi). La sua vita amorosa balla tra la moglie (Sara Serraiocco con una notevole performance) e Annabelle (Marie-Ange Casta). Da un lato la donna della tradizione, devota, disposta a digerire i peccati del marito per il suo amore, dall’altro una francese emancipata che vive i salotti milanesi d’arte contemporanea. In questo contesto s’inserisce una scenografia sensazionale, in grado di evocare nel modo più empatico le diverse circostanze. Annate di Vogue hanno aiutato gli scenografi a ricostruire il design esuberante del tempo.

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Non manca nulla ad una pellicola che lo stesso regista afferma di aver girato con questo intento: “mi volevo divertire non solo come regista ma anche da spettatore facendo emergere tutto il mio amore per il film del genere”. Lo stile gangster influenza anche un montaggio che usa slow motion e particolari tecniche “narrative”. Le musiche di Riccardo Sinigallia e le hit del tempo che ha selezionato alimentano il ritmo della delle scene che portano all’ascesa al potere di Santo. Insomma un film ricco e divertente, con grandi ambizioni. Netlifix lo offrirà ad una platea di 190 milioni spettatori. Lo stesso Scamarcio ha dichiarato che con Sara si stanno doppiando in inglese.

VOTO 7.5

TITOLO Lo Spietato

GENERE Gangaster Comedy

DURATA 107 minuti

PRODUZIONE Bibi Film con Rai Cinema, da Angelo e Matilde Barbagallo

REGIA Renato De Maria

SCENEGGIATURA  Renato De Maria, Valentina Strada, Federico Gnesini

SCENOGRAFIA Giada Esposito

MONTAGGIO Clelio Benevento

MUSICA Riccardo Sinigallia, Emiliano DI Meo

FOTOGRAFIA Gian Filippo Corticelli

CAST Riccardo Scamarcio, Sara Serraiocco, Marie-Ange Casta, Alessio Praticò, Alessandro Tedeschi

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