SALVIAMO LO ZOO DI NAPOLI! Investitori inglesi offrono 6,5 milioni di euro per il maquillage della struttura…

servizio di Luigi Rubino

Salviamo il parco dello zoo di Napoli è il grido d’allarme lanciato dalle associazioni animaliste, ambientaliste, W.W.F, Lipu, Verdi, Ecologisti Riformisti, Watch Dog e professori della Facoltà di Veterinaria della città partenopea che, insieme all’amministratore della struttura, Cesaro Falchero, hanno discusso del nuovo ed interessante piano di rilancio della struttura, in seguito alla proposta di alcuni investitori britannici, pronti a spendere  6,5 milioni di euro per il progetto di riqualificazione di tutta l’area che ospita gli animali. Costruito nel 1940 e sviluppatosi soltanto nel 1949, a causa dello scoppio della guerra, nel corso degli anni, lo zoo di Napoli ha conosciuto un lento degrado, soprattutto a partire dagli anni ’90 e poi con il totale fallimento nel Settembre del 2003.

Ora, a distanza di 8 anni, esiste la possibilità che questa “Mission, ” con l’interessamento da oltre Manica, giunga a termine e possa garantire agli animali un habitat migliore e una maggiore sensibilizzazione da parte del visitatore nei confronti delle tematiche ambientali. ” Dopo circa 10 anni – ci spiega Francesco Emilio Borrelli della Commissione dei Verdi di Napoli –  in cui nessuna Istituzione pubblica e privata ha aiutato l’ente zoo, esiste la possibilità  di raccogliere la palla a balzo e riportare il parco, grazie ad una cordata di investitori inglesi disposti a cacciare 6,5 milioni di euro, nella sua perfetta funzione. Oggi, c’è la necessità  che gli animali, come per esempio le tigri, possano vivere in spazi più larghi, consoni alle caratteristiche dei felini e non in piccole gabbie che non si sono potute abbattere a causa del vincolo della Sopraintendenza. Siamo intervenuti in  questo progetto – ci dice  ancora Borrelli – perchè riteniamo che sia il modo giusto per concepire il rapporto tra l’uomo e gli animali che deve vedere l’uomo nelle gabbie e gli animali fuori, in spazi migliori.” Ma quali pericoli vanno incontro gli animali vivendo in spazi ristretti? Le malattie che colpiscono gli animali – ci dice Luigi Esposito, docente di Veterinaria del Gruppo Riformista – sono identiche a quelle che va incontro l’uomo nella vita di tuti i giorni e che rispettano il cosidetto ciclo vitale. Gli animali, ospitati nella struttura dell zoo, una volta morti, vengono sottoposti ad esami autoptici. Alcuni muoiono di vecchiaia. Certo – precisa Esposito – c’è  bisogno di una continua assistenza, anche  perchè i soggetti  vivono in una struttura, in piena zona cittadina. Lo zoo di Napoli comunque non risponde ancora alle direttive europee, come avviene in molte città straniere, come ad esempio Parigi. Non mi trovo d’accordo con alcuni animalisti  di riportare questi animali in libertà, perchè essendo loro ormai abituati a vivere in spazi angusti, troverebbero poi molte difficoltà all’aperto .” Il W.W.F-  aggiunge Gianbenedetto Ghiurmino, componente del gruppo campano – a livello internazionale non è assolutamente d’accordo che esistano strutture dove gli animali vengano esposti solo per soddisfare la curiosità della gente. Occorre, invece, creare nuovi spazi naturali in modo da tutelare la conservazione delle razze, portando avanti un progetto che miri alla realizzazione dei bio-parchi che devono essere distribuiti su tutto il territorio italiano e  opporsi poi alla cattura degli animali in natura. Lo zoo di Napoli – precisa Ghiurmino – deve  quindi trasformarsi in un grande bio – parco, come quello esistente di Roma, dove è possibile  proteggere gli animali e scongiurare il pericolo di estinzione” Sul servizio all’interno dello zoo interviene Gloria Svampa, consulente scientifico della struttura. ” All’ interno dello zoo, c’è una buona assistenza veterinaria, un’attenzione nella nutrizione e della gestione quotidiana. C’è invece un assoluto bisogno di una maggiore educazione ambientale che parti dalle scuole. Questo compito -ci spiega la consulente –  è comunque stato svolto molto bene dal Dipartimento educativo per le scuole con un laboratorio ecologico, perchè riteniamo che non solo a Napoli, ma anche in altre parti d’Italia e in tutto il mondo, i giovani vadano educati nel rispetto dell’ambiente, all’uso sostenuto delle risorse, al riciclaggio dei materiali, alla consapevolezza che le risorse della Natura non sono infinite e vadano utilizzate in modo appropriato per il benessere di tutti gli esseri viventi che vivono sul nostro pianeta”

Attualmente lo zoo ospita circa 250 animali, sufficienti per lo spazio esistente. Dietro i cancelli incontriamo varie specie: un elefante asiatico, accolto dieci anni fa in condizioni di salute precarie e che oggi si presenta in perfetta forma, felini affidati alla struttura provenienti da sequestri illegali  di animali selvatici, antilopi, leoni, struzzi, cervi, zebre,orsi e tanti altri animali… ” Questa è l’occasione – riprende Svampa – per avviare i giovani alla Natura in una città in cui il verde non è tanto presente. Mi auguro che le autorità cittadine sostengano questo progetto, nella speranza che non passi troppo tempo per aiutare il nostro pianeta e lo zoo di Napoli che deve tornare ad essere uno dei luoghi naturalistici principali in Europa ” Fiducioso dell’offerta degli investitori inglesi l’amministarote  della struttura, Cesare Falchero: ”  Lo zoo di Napoli può diventare un centro importantissimo per dare ospitalità agli animali. La città – precisa Falchero – non  può perdere questa occasione di sviluppo. Il mio impegno lo decideranno i miei amici inglesi, anche se sono disposto a fare un passo indietro, qualora mi venga chiesto, tenendo soprattutto in considerazione il mio amore verso gli animali”

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