Roma Capitale-Baku, si alla cultura ma senza falsi storici


In conflitto, seppur congelato, con la vicina Armenia per via del Nagorno Karabakh, l’Azerbaijan ha da tempo lanciato verso Ovest una politica di conquista inesorabile, ma dalle modalità “accattivanti”. L’obbiettivo è quello di dar di sé una buona immagine, elargendo doni, pubblici e dai molteplici aspetti, e far si che le diplomazie la sostengano e le permettano di raggiungere importanti risultati politici. Poco o nulla da obbiettare, la diplomazia è fatta anche di questo: ma per essere credibili bisogna evitare le “sviste”.

Lo Stato post sovietico dell’Azerbaijan porta avanti una importante politica di equilibrio per massimizzare i suoi interessi strategici in Turchia, Iran, Russia e Stati Uniti. Dopo l’indipendenza le sfide sono state molteplici e grandi, come per esempio il proiettarsi verso l’economia di mercato,  sviluppare importanti progetti energetici e soprattutto gestire il conflitto del Nogorno Karabakh. Il Paese ha vissuto male la sconfitta subita con l’Armenia  e cerca da allora di farsi sentire come può sulla questione, portando avanti una sottile politica di influenza, a volte andando “oltre” per ottenere il massimo. Il petrolio fa la sua parte, e per questo si vede come una speranza di riequilibrio e di equità la discesa del prezzo del greggio. Questo giovane Stato, poco conosciuto in Occidente, cerca di affermare la sua esistenza, con un modo di fare che però a tratti stona. Tenta, attraverso eventi culturali, caritatevoli e investendo nello sport, di creare simpatia intorno a sé e farsi degli “amici” che lo sostengano nella sua battaglia per la creazione di una narrativa favorevole (spesso diversa dalla realtà) e per la sua esistenza regionale nel Caucaso.

È orami da qualche anno, dopo alcune polemiche scatenate in seno al Consiglio d’Europa, che la politica estera degli azeri viene definita “diplomazia del caviale”. Per questo motivo è necessario accendere i riflettori anche sul mecenatismo del Presidente Alyiev, che ha trovato ampio spazio a Roma. Lo scorso Luglio il Sindaco di Roma ha incontrato il Presidente della Repubblica dell’Azerbaijan e il Ministro della Cultura Abulfas Qarayev in occasione della firma che impegna il Ministero della Cultura azero a donare a Roma Capitale 1.000.000 di euro per l’intervento di scavo archeologico e valorizzazione di Via Alessandrina , nell’area dei Fori Imperiali. Il progetto dovrebbe partire in questi giorni e verrà affidato con gara pubblica, e vedrà il coinvolgimento di università di archeologia e delle accademie straniere di Roma. Un primo passo verso la creazione del Parco dell’Area Archeologica Centrale : la via Alessandrina costituisce infatti la sola testimonianza superstite dell’esteso quartiere che, a partire dal XVI secolo, venne creandosi nell’area dei Fori per poi essere distrutto per l’apertura di via dell’Impero nel 1932. Sappiamo quanto il Sindaco Marino tenga a questo progetto, che sicuramente darà alla città un ampio respiro aggiungendo un diamante alla sua già invidiabile collezione, ma risistemare con la diplomazia del caviale un’area archeologica distrutta dal regime fascista potrebbe creare qualche polemica intorno alla sua già piuttosto contestata figura.

Il protocollo per i Fori Imperiali è un ulteriore passo della collaborazione che il Comune di Roma e l’Azerbaijan hanno attivato negli ultimi anni in ambito culturale e che ha già dato luogo alla realizzazione di mostre, al restauro degli elementi architettonici e delle opere della Sala dei Filosofi di Palazzo Nuovo e alla donazione di una statua dedicata al Poeta Nizami Ganjavi… Il Poeta Ganjavi già. Qui il Sindaco, tanto sensibile alla cultura e il Presidente Alyiev, attento mecenate, dovrebbero fare un piccolo passo indietro e riparare all’errore storico che fa bella mostra di sé nel cuore di uno dei più invidiati musei a cielo aperto del Mondo che è Villa Borghese. Nizami  Ganjavi, come abbiamo potuto illustrare in un lungo articolo apparso sulle pagine di questo giornale qualche tempo fa, era un poeta persiano. Il fatto che sia vissuto e morto in un territorio che oggi è parte del giovanissimo stato caucasico, non ne fa un poeta azero (tanto meno azerbaijano). Riconoscere che è azero “d’adozione” potrebbe essere una nota a favore del Presidente Alyiev: sono tantissimi gli intellettuali che si stanno battendo per far rimuovere la didascalia “azerbaigiano” posta sotto la statua di Nizami. Il Sindaco Marino, che è arrivato dopo l’inaugurazione della statua,  poteva non sapere: ora ha ulteriori informazioni per richiamare l’attenzione sulla superficialità delle amministrazioni precedenti.

La Città di Roma è la città eterna e deve avere le carte in regola per poter essere considerata la capitale mondiale della cultura, ma senza sviste, senza grossolani errori.

di Jacqueline Rastrelli

3 febbraio 2015

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