La Nasa è pronta a studiare le nubi di fuoco, nell’ambito della missione Inspyre
Un fenomeno complesso, ancora da definire, per comprendere il ruolo del cambiamento climatico. 150 ricercatori pronti a mobilitarsi.

Sta per essere avviata la missione Nasa, denominata Inspyre (Injected Smoke and Pyrocumulonimbus Experiment), che attraverserà le nubi di fuoco o pirocumuli. Si tratta delle nubi che si formano nell’atmosfera, sopra vasti incendi, come quelli che si stanno verificando in Europa e Stati Uniti in questo periodo.
Tra gli obiettivi principali della missione, c’è quello di raccogliere dati, analizzando un fenomeno che non appare ancora del tutto chiaro.
Diversi sono infatti gli aspetti da analizzare, tra cui la quantità di fumo presente nell’atmosfera e l’energia necessaria a innescare incendi del genere. L’atmosfera del resto è un sistema complesso, ha spiegato Cristiano Foderi, ricercatore dell’Università di Firenze ed esperto di incendi.
Ha infatti spiegato che: “A un certo punto, i gas caldissimi che salgono verso l’alto, insieme a grandi quantità di vapore acqueo, incontrano strati dell’atmosfera più freddi e allora inizia la formazione di grosse nubi, che continuano a essere sostenute dalla grande quantità di energia rilasciata.
L’incendio inizia, così, a decidere il proprio meteo, grazie alle grandi correnti ascensionali che rimescolano non solo gli strati più bassi dell’atmosfera, ma anche quelli più alti. I pirocumuli, infatti, spesso sfondano il tetto della tropopausa, arrivando anche intorno ai 7 mila metri di altitudine”.
La missione Nasa andrà avanti fino a settembre, coinvolgendo oltre 150 ricercatori. Verranno impiegati alcuni jet, per raccogliere campioni di fumo, mentre le nubi verranno analizzate con sistemi a infrarossi.
A terra verranno invece impiegate tecnologie come radar mobili e palloni sonda, per misurare le condizioni che alimentano le nubi. Il più grande nodo da sciogliere sarà capire se le nubi causate da incendi stanno diventando più frequenti a causa del cambiamento climatico.
Una “domanda estremamente complessa”, ha commentato Foderi. La ragione è che tali fenomeni sono provocati da una combinazione di fattori molto diversi. È innegabile che il cambiamento climatico influenzi il modo in cui si sviluppa l’incendio, causando condizioni meteorologiche che portano alla formazione dei pirocumuli.


