Quando domani ci diranno: “Ve l’avevamo detto”


Dopo una giornata come questa è difficile fare delle riflessioni. Molte sono state già abbondantemente formulate e riformulate, altre –almeno per chi ha ascoltato le dichiarazioni della maggior parte dei leader mondiali- risultano persino pedanti.  Da domani la Francia, e forse anche tutti noi, ci sveglieremo con delle nuove questioni, la più importante delle quali ci porterà a chiederci se in fondo gli estremisti nostrani (Marine Le Pen in Francia, La Lega o Casa Pound in Italia), non abbiano ragione quando insistono a sostenere le loro posizioni razziste contro l’Islam e contro i musulmani che vivono in Europa. Cosa risponderemo domani a chi ci dirà: “Ve l’avevamo detto”? Come riusciremo a mantenerci cauti e diplomatici quando il pensiero di 12 persone morte per difendere la libertà di espressione, ci porterà a dire che i musulmani sono un pericolo?

Non sarà facile.

Mezzo mondo stasera si è vestito di un motto che recita: “Je suis Charlie”, per dimostrare vicinanza al giornale e per rimarcare che la brutalità della violenza non fermeranno la libertà di espressione. Ma se davvero ci teniamo a questa libertà, non dobbiamo temere nessuna provocazione.

A chi ci dirà: “Ve l’avevamo detto”, risponderemo che nell’attentato di Parigi, oltre ai vignettisti, è morto un poliziotto di nome  Ahmed, nome di chiare radici musulmane.

È stata l’unica vittima che le telecamere dei reporter, appollaiati sui balconi, sono riuscite ad immortalare. Ahmed era stato ferito e si è accasciato a terra. Dopo qualche secondo uno dei terroristi si è avvicinato a lui che con le braccia aperte ha provato a chiedere pietà. Ma non c’è stato nulla da fare. Un colpo alla testa. Boom! È morto così Ahmed.

Si trovava lì perché era stato assegnato come scorta al direttore del settimanale. Probabilmente ne avrebbe fatto a meno se avesse saputo come sarebbe andata a finire, ma è difficile credere che le sue origini musulmane fossero basate sugli stessi principi praticati dai terroristi.
Ed è questa l’unica riflessione che bisognerà fare da domani. Esiste il bene ed esiste il male. Nessuno dei due porta bandiere. Non bisognerà cedere ai semplicismi e alle banalizzazioni di chi vuole raccontarci che una società multietnica non è possibile, di chi dice di difendere la libertà di espressione e poi spera che la propria libertà sia l’unica ad essere rispettata.

Luigi Carnevale

07 dicembre 2015

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