Emmanuel Macron è vitale per l’Europa, ma tramonta in Francia
In Francia è in corso l’ennesima crisi di governo. Anzi, si potrebbe dire che la crisi non è mai finita, da un anno a questa parte. E il protagonista è di nuovo Macron, che ora deve compiere una scelta.
Può nominare un altro premier, che però sarebbe il sesto in un anno o poco più. Può sciogliere l’Assemblea Nazionale e indire nuove elezioni legislative, anche se l’ultima volta, sempre un anno fa, ha peggiorato la situazione. Oppure può dimettersi, cosa che tutti i suoi avversari vorrebbero, mentre lui non prende neanche in considerazione l’idea.
La ciliegina sulla torta è che non solo il suo centro non riesce a trovare accordi con le altre frange politiche, ma Macron sta perdendo influenza anche tra i suoi stessi alleati. Non c’è una maggioranza, sebbene in parallelo stia emergendo un primo partito: Rassemblement National, l’estrema destra attualmente guidata da Jordan Bardella, pronto a candidarsi con il suo 35% di consensi nei sondaggi.
L’unica ancora di salvezza, sostenuta dall’ex primo ministro Edouard Philippe, potrebbe essere far dimettere Macron poco dopo l’approvazione di una nuova legge di bilancio, che tenti di colmare il grave deficit che grava sulla Francia.
Il problema è che, se Macron se ne va, l’UE perderà un elemento fondamentale, che negli ultimi tempi era stato quantomeno capace di tenere alta la voce europea. Macron si era infatti espresso a favore di una Difesa europea e della sovranità dell’Unione. Aveva sottolineato la necessità di rispondere alle provocazioni della Russia, sostenendo l’idea della deterrenza nucleare francese.
L’UE perderebbe quindi un suo importante frontman.
Non solo, dove andrà a finire tutto il lavoro fatto finora, nel caso in cui in Francia salisse al potere la destra anti-europeista?




