Aggrappati alla vita

Lacrime, abbracci, canzoni, silenzio e poi rabbia, domande, risposte vane, sogni, speranze, rassegnazione, candele, vetri rotti, ancora silenzi, fiori, fiori ovunque. Chiacchiere, giornali, foto, video, interviste, altre domande, troppe risposte. Terrore, falsi allarmi, allarmi veri, pregiudizi, sciacalli, insulti, confronti costruttivi.

Morte, vita.

Quella che è appena passata è stata una settimana forte, un pugno in faccia dal quale facciamo ancora fatica a riprenderci. Siamo ancora frastornati.

La nostra testata ha seguito con costanza tutta la maratona della triste cronaca parigina. Ha approfondito (com’era di dovere) i fatti ed ha raccontato ora dopo ora quello che veniva inevitabilmente inciso sulle pagine della storia contemporanea. Inutile quindi aggiungere altro. Si rischierebbe soltanto di essere pedanti, ripetitivi.

Di tutta questa storia mi piace però ricordare un fatto ben preciso: la donna appesa alla finestra del Bataclan, in bilico tra la vita e la morte. Chiedeva disperatamente aiuto. Chiedeva di essere salvata. “Sono incinta signore!”- ripeteva, “Sono incinta, aiutatemi!”. Stava scivolando, non ne poteva più. Era appesa con le ultime forze rimaste nelle dita, come nelle scene dei film, quelle che dici “va bèh, ma è solo finzione”.

Venerdì sera la realtà ha superato la fantasia, è diventata un incubo. Quella donna non stava perdendo solo la sua vita, ma anche quella del bambino che portava in grembo. E lottava, con le sue ultime speranze.

donna-incinta-balcone

Poi un uomo (forse un eroe) mettendo anche la sua vita a repentaglio, è riuscito a trarla in salvo. La donna è viva, è vivo il suo bambino. Scalcia adesso nelle viscere di paura e consolazione di sua madre. Nascerà e vivrà la sua vita.

E sta qui la bellezza, il miracolo. Nonostante tutto il male, la voglia di vivere e di andare avanti sarà sempre più forte del terrore, perché il male fa morire, ma il bene fa rinascere. Sempre.

Dal male ci si protegge curando se stessi. All’interno. Vanno potenziati i controlli qui in Europa, perché è da qui che si organizzavano i terroristi. La sensazione è sempre la stessa di 14 anni fa dopo l’11 settembre. Cioè che si cerchi un pretesto per fare la guerra. Ma la guerra si sa, non ha mai portato a nulla di buono. E la storia ce lo insegna. Ma noi purtroppo abbiamo la memoria troppo corta.

Alle armi, al terrorismo, alle minacce, la Francia e l’Europa tutta non dovrebbero rispondere con altro male, con altra sofferenza. In Siria ci sono altre donne con bambini che vogliono vedere la luce. Quante altre madri appese alle finestre in bilico ci devono essere affinché si comprenda che tutto questo andirivieni di fuoco non serve a niente?

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook