FORMULA E, ARRIVA A ROMA: ANCHE IL MOTORE ELETTRICO CORRE

FORMULA E, ARRIVA A ROMA: ANCHE IL MOTORE ELETTRICO CORRE

Roma è pronta ad accogliere lo spettacolo della Formula E. Domenica un tratto di 2,8 km che comprende parte della Cristoforo Colombo e costeggia il Palazzo dei Congressi sarà il circuito di una gara d’attesa internazionale. La formula E è un’idea nata dalla FIA nel 2012, inaugurata nel 2014 in un campionato ufficiale. Inizialmente un unico costruttore forniva le vetture da corsa, ad oggi la situazione è cambiata. La fornitura dei telai è affidata esclusivamente alla Spark e alla Dallara (azienda italiana), ma nella costruzione della macchina rientrano diverse aziende vicine a gruppi automobilistici: Magneti-Marelli (Gruppo FIAT), Renault, Audi (Gruppo Volkswagen), Jaguar e altre case. Nel 2018 ABB un’azienda multinazionale d’ingegneria ha siglato un contratto di sponsorizzazione a favore della Formula E; il gruppo detenuto da un’importante famiglia svedese s’impegnerà di far crescere il seguito dietro questo neonato sport.

E’ chiaro che sarà molto difficile. Non sono un appassionato di motori, ma so che il “rumore” delle vetture a motore classico è qualcosa di imprescindibile, da cui uno spettatore di gare da corsa non riuscirebbe a separarsi così facilmente. Eppure la Formula E si sta ritagliando una discreta fetta di pubblico. In vista della gara di domenica a Roma si parla di una buona affluenza, nonostante il silenzio delle vetture elettriche e una velocità minore rispetto alle macchine di Formula 1. Dal 2014 ad oggi, la Formula E ha registrato una crescita importante. Aldilà dei numeri che sono sempre relativi all’investimento di base, è doveroso, a mio avviso, tenere in considerazione la popolarità che piano piano si sta costruendo. La Formula E è visibile in Tv, fa discutere, se ne parla, tutti ne risultano sempre più incuriositi: anche perché, ripeto, verrà a trovarci al centro della nostra capitale domenica. L’impressione è che il seguito aumenterà, perché crescerà l’importanza del motore elettrico.

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Il motivo è semplice. Non si inaugura un campionato di Formula E per il semplice gusto di veder correre delle vetture silenti a velocità inferiori di quelle della Formula 1. Per di più questo piacere comprenderebbe anche il rischio che il campionato, in cui gareggiano auto elettriche, potrebbe rivelarsi un fallimento concreto e mediatico. L’investimento alla base della Formula E ha, infatti, una natura diversa e guarda al futuro. Ormai non è difficile immaginare scenari surreali e dire le auto elettriche saranno il futuro, è evidente. Il problema è stabilire quanto sia vicino o lontano questo avvenire.

Si consideri che Tesla, pioniere del settore dell’industria automobilistica elettrica, nello scorso anno ha superato la capitalizzazione di mercato di Ford, i produttori d’auto per eccellenza e i fondatori della catena di montaggio. Il fatto che le autovetture elettriche siano il futuro lo legittima quindi anche il fiuto degli investitori. Se la Formula E sembrerà un surrogato della Formula 1 o un piacevole gioco di qualche casa automobilistica, in realtà è un modo per migliorare il motore elettrico, “pubblicizzarlo”, renderlo competitivo a livello di mercato. Oggi un’autovettura elettrica è comprata generalmente da chi crede nell’energia alternativa e, principalmente, nel risparmio che da essa ne deriva. Ma difficilmente esercita un’azione di fascino in un consumatore casuale. E’ troppo forte l’attrazione per le macchine classiche. Cosa meglio di una competizione “identica” alla Formula 1 per celebrare il motore elettrico? In sostanza l’automobile elettrica non deve rappresentare un regresso, anch’essa potrà essere in grado di farci spostare velocemente: la Formula E serve a questo, sia dal lato mediatico sia quello innovativo/ingegneristico.

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Negli anni della motorizzazione di massa, la Formula 1 era il palcoscenico dell’innovazione dell’industria automobilistica. I successi di un mondo che voleva correre più veloce si sono espressi nei circuiti di tutto il mondo. Ora forse ci sono anche troppe macchine, vetture che inquinano senz’altro e in più si alimentano di petrolio. Basta pronunciarlo per evocare i problemi generati dall’oro nero. In Occidente non siamo poi così ricchi del più famoso degli idrocarburi. Così la Formula E arriva per stravolgere l’immagine che il consumatore ha in riferimento alle automobili elettriche. Prima o poi avremo tutti macchine elettriche. Ad agevolare la vendita di tali vetture sono gli stessi Stati. L’Italia è sempre un passo indietro, con il “Sen”, un piano sulla circolazione delle vetture elettriche, che stenta a partire. C’è, in ogni caso, l’intenzione di un aumento numerico delle stazioni di carica e di agevolazioni nell’acquisto. Nel frattempo, però, altri paesi europei hanno già provveduto a favorire i loro cittadini dell’acquisto di automobili elettriche, di vetture ibride o a GPL. Uno su tutti la Germania, che ha stanziato 600 milioni per alleggerire la spesa di 4.000 euro per chi passa ad una vettura elettrica entro costi. Anche la Spagna sta elargendo una serie di eco-incentivi. Tutti questi sforzi mirano a raggiungere un paese come la Norvegia, ormai elettrizzato, che nel 2017 ha venduto più auto elettriche o a GPL che a diesel o benzina.

Che piaccia o meno è l’inizio reale di una transizione che sarà registrata dalla storia. La Formula E è un modo per facilitarla. Del resto si occupano i pionieri di questo settore, uno su tutti Elon Musk, che va addirittura su Marte.

Aggiungo che il mercato di auto elettriche qualche mese fa rispetto al 2016 i seguenti tassi di crescita: +49% in Cina, +103% in Giappone, +39% in Europa, +31% negli USA.

 

 

 

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