Bacha Bazi, minorenni schiavi sessuali in Afghanistan

Bacha Bazi, minorenni schiavi sessuali in Afghanistan

Bambini giocattolo

Tradotto letteralmente significa bambino giocattolo, ed infatti i bacha bazi sono a tutti gli effetti dei bambini resi come meri giocattoli nelle mani dei loro ricchi possessori.

I giovani maschi, ancora bambini o in età preadolescenziale, vengono rapiti o comprati in strada e negli orfanotrofi da signori ricchi: possedere un bacha bazi è infatti un’antica usanza afghana che viene tuttora considerata come uno status symbol. Una volta nelle mani dei loro padroni i ragazzi sono costretti ad intrattenerli tramite il ballo (qui ad una festa) e prestazioni sessuali che, se rifiutate, cambiano facilmente in violenze; spesso vengono anche travestiti da donne. I pedofili che li tengono in pugno, poiché di pedofilia si tratta, li liberano solo all’età di 18 anni, ma ormai la loro intera esistenza è segnata da tale esperienza agghiacciante. Inoltre, una volta liberati, sono ormai noti tra gli uomini potenti per cui le possibilità che rimangono per la loro vita sono strettamente legate a quanto sono stati costretti a fare. Privati, in tal senso, fin da subito a perdere una loro identità e la possibilità di decidere per loro stessi.

La causa maggiore di questo male che grava sull’Afghanistan da moltissimo tempo è la povertà: molte famiglie sono addirittura costrette a mettere in vendita i propri figli. I genitori sono pienamente consapevoli di quanto accade nel loro paese, eppure non hanno i mezzi, né il coraggio, per denunciare ufficialmente questa pratica. I “compratori” dei bambini sono gli uomini più potenti e per questo inattaccabili, anche se questa pratica è vietata sia dai codici penali che dalla sharìa. Anche nel caso in cui si trovi il coraggio di denunciare quanto subito c’è il rischio, probabile, di essere accusati di omosessualità, reato punibile con la pena di morte. La tradizione secolare rimasta intatta negli anni costringe le vittime ed i loro parenti a vivere questi soprusi sotto una pesante coltre di omertà. La stessa reticenza è però imposta anche a chi potrebbe in realtà denunciare quanto accade, come i soldati americani: un’inchiesta del 2015 del New York Times ha infatti raccontato come anche i superiori americani imponessero ai propri soldati di non raccontare nulla riguardo allo sfruttamento dei propri alleati afghani. «Durante la notte li sentivamo gridare, ma non potevano far nulla. Non ci era permesso» Questo è quanto dichiarato dal padre del caporale Gregory Buckley, morto in Afghanistan nel 2012.

Storia

La pratica dei rapporti tra uomini adulti e giovani ragazzi è attesta nelle zone dell’Afghanistan, in particolare in quelle settentrionali, già da molto tempo. Fin dall’VIII si hanno infatti testimonianze di tali pratiche ritenute perfettamente normali ed inserite nella norma sociale. Nel tempo questa è rimasta anche con l’impero ottomano, persino fino al XIX secolo, in cui compaiono i Köçek, ragazzi vestiti e truccati come donne addetti al ballo e all’intrattenimento degli eventi a cui partecipavano gli uomini più ricchi. Questa ci è testimoniata dai viaggiatori che in passato hanno attraversato queste terre, come Eugene Shuyler che tra il 1872 ed il 1873 annotava, passando per il Turkestan «non giungevano mai all’indecenza, anche se a volte potevano assumere un tono molto provocante […] Questi batchas o ragazzi-ballerini sono un istituto riconosciuto in tutto il territorio dell’Asia centrale, anche se rimane più in voga a Bukhara e nella vicina Samarcanda; mentre nel Khanato di Kokand questi balli pubblici già da alcuni anni sono stati proibiti. A Taskent la tradizione ha fiorito fino a quando una grave epidemia di colera ha convinto i mullah che il Bacha Bazi violava i precetti coranici». Molto simile è la testimonianza del conte Pahlen di qualche anno più tardi, 1909-1910 «Come l’orchestra inizia a suonare entrano i batches, giovani maschi appositamente addestrati per eseguire un particolare insieme di danze. A piedi nudi e abbigliati come donne, con lunghe e vivaci camicie di seta che arrivano alle ginocchia e pantaloni stretti fissati attorno alle caviglie, le braccia e le mani brillano piene di anelli e braccialetti. Portano i capelli lunghi fino a raggiungere le spalle, anche se la parte anteriore del capo è rasata. Le unghie delle mani e dei piedi sono dipinte di rosso mentre le sopracciglia sono di un nero corvino. Le danze sono costituire da contorsioni sensuali di tutto il corpo il quale ritmicamente si muove avanti e indietro e con le braccia alzate in un movimento tremante. Gli occhi degli astanti brillano d’ammirazione ed il tutto si conclude coi ballerini che cadono esausti a terra».

Usati anche come bombe

Come se tutto ciò non bastasse, i Bacha Bazi spesso subiscono anche una doppia violenza. È stato documentato che i bambini sono stati anche utilizzati come portatori di bombe da parte dei talebani: nell’aprile del 2015 un ragazzo è stato fermato dalle forze di polizia prima di farsi esplodere nel distretto centrale di polizia a Kabul, obiettivo verso il quale era stato indirizzato dopo esser stato anche violentato più volte. È infatti noto che i terroristi utilizzano questi ragazzi per attirare l’attenzione dei vertici governativi contro i quali poi sferrare gli attentati.

 

 

 

 

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