Scandalo Facebook: tutto per colpa di un clic

Scandalo Facebook: tutto per colpa di un clic

Tutto parte da due inchieste giornalistiche pubblicate lo scorso 17 marzo: il New York Times e l’Observer rivelano le attività di Cambridge Analytica, società britannica specializzata nella raccolta dati degli utenti dei social network e guidata da Steve Bannon, ex consigliere del Presidente USA Trump.

Secondo l’inchiesta, un ricercatore dell’Università di Cambridge, il professor Aleksandr Kogan, ha messo a punto un’applicazione chiamata “thisisyourdigitallife” che analizza i comportamenti online, i like e le condivisioni degli utenti Facebook al fine di predire i loro profili psicologici. L’app -che avrebbe dovuto avere finalità accademiche- è stata utilizzata da circa 270 mila persone e inoltre la policy prevedeva l’autorizzazione a raccogliere anche i dati degli amici senza avvisare, raggiungendo così circa 50 milioni di utenti.

A passare i dati alla Cambridge Analytica è stato proprio il professor Kogan.

A questo punto, la società di analisi dei dati, che ha collaborato nelle campagne elettorali di Trump e pro-Brexit, ha utilizzato i dati dei profili Facebook per creare un software in grado di prevedere e influenzare le scelte elettorali degli utenti attraverso annunci politici personalizzati.

Il 21 marzo Mark Zuckerberg rompe il silenzio e si assume le responsabilità dell’accaduto:
“Sono io che ho lanciato Facebook e sono io il responsabile di tutto ciò che accade sulla nostra piattaforma (…) Abbiamo fatto degli errori. C’è stata una violazione del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che noi li proteggiamo. Dobbiamo recuperare questa fiducia.”

Scuse del fondatore a parte, gli interrogativi sorgono spontanei: ora che il vaso di pandora si è rotto, la fiducia nei confronti dei social network sarà la stessa? Al di là delle responsabilità di Facebook e di Cambridge Analytica, se quei circa 270 mila utenti non avessero dato così a cuor leggero l’autorizzazione al trattamento dei propri dati, questa bufera si sarebbe mai scatenata?

Tutto per colpa di un clic. Banale e distratto come tanti altri.

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