Cara nonna Peppina ti scrivo

Cara nonna Peppina ti scrivo

 

Cara Nonna Peppina,

Mi presento, sono Matteo, un ragazzo di 20 anni. Quella che scrivo per te è una lettera aperta, una lettera pubblica che tutti possono leggere e di cui tu probabilmente non ne verrai a conoscenza. Sono sincero non conoscevo fino ad oggi la tua storia. E’ un peccato. Nel continuo fluire incessante di notizie che impazzano il web e finiscono anche nei telegiornali mi era sfuggita questa faccenda seria su cui è doveroso riflettere. Mi sono permesso di darti del tu, perché mi piace immaginarti un’affettuosa nonna che non bada se un ragazzo le si rivolge dandole del Lei ma è attenta alle sue parole come se fosse suo nipote. Ora posso dirti che mi dispiace per quello che ti è successo. Sono capitate cose peggiori, è veramente doloroso, infatti, pensare alle vittime degli ultimi terremoti che hanno messo in ginocchio il centro del nostro Paese. Nell’immagine che la mia mente ha dipinto di te per scrivere questa lettera comprendo la malinconia vissuta nel lasciare la tua casa prima, il posto in cui hai abitato per anni poi. Immagino, quindi, un’anziana cresciuta in un’Italia contadina che ha plasmato la tua cultura ricca di valori legati al lavoro, alla terra, alla parsimonia, all’affetto. Un’Italia passata di cui ogni contadino che muore è una Biblioteca di Alessandria andata in fiamme, come diceva Pasolini. E i libri di quella biblioteche sono scritti nella natura dei posti che abitano. Non stiamo rimpiangendo un tempo che tu hai vissuto e su cui magari avrai un tuo personale giudizio, ma cerco di capire l’ammirevole e romantica ragione che ti lega alla tua terra. Questo motivo risiede, quindi, nella tua cultura che respira nell’odore dei fiori e sente nel rumore della natura la propria libertà, esprimendo l’amore della patria in maniera diversa da chi se ne infarcisce la bocca oggi. Recentemente ho visto parlare Guccini di quest’Italia che scompare e sentendola svanire ha scelto di tornare alla vita vera del suo paese di origine. Un po’come te che non vuoi separarti dalla tua Fiastre. Fa invidia, nonna Peppina, l’audacia con cui movimenti i tuoi familiari a trovare una soluzione perché possa tornare a vivere a San Martino di Fiastre. Fa invidia perché tutti cresciamo in un luogo ma non sempre sentiamo quest’appartenenza o siamo in grado di legarci ad un paesino di solo 658 abitanti, specie nel nostro mondo, cara nonna. Li c’è la tua vita, è giusto che tu ci torni a viverci. Per questo ti scrivo una lettera. Ho saputo che la tua casa non ha resistito alle scosse ed è crollata. Non so dove abitino i tuoi figli, ma come premesso è una questione di sintonia strettissima con il luogo, per cui anche 10 km sarebbero troppi, lo so perché ti ho detto di immaginarti come tutte le nonne, comprese le mie. Sei completamente giustificata a voler terminare la tua vita a casa tua. Coscienti, probabilmente, dei desideri che ti attribuisco basandomi sulle notizie i tuoi figli hanno deciso di costruire abusivamente una casetta di legno retrostante alla tua vecchia casa e immersa in un verde soleggiato. Purtroppo questa tua volontà, supportata dai tuoi cari, è stata bloccata da un ossequioso rispetto della legge e dalla burocrazia. Ti è stato imposto di abbandonare la casetta di legno in quanto non è provvista dell’approvazione paesaggistica e di vivere in un container. E’ vero il container è di fronte la tua vecchia casa, ma certamente a 96 anni non avresti potuto trascorrere l’inverno qui ed ora, so, che vivi con i tuoi figli. Hai scritto al Presidente Mattarella, ad Ottobre ai microfoni di Tgcom dicevi di aspettarti un po’più d’amore dalle istituzioni e una risposta. Non so se stai attendendo ancora una risposta, ma una legge “Salva Peppina”, indetta intorno alla fine dell’anno, avrebbe dovuto farti tornare a casa, invece oggi un altro servizio di Tgcom raccontava come la burocrazia italiana ti costringe a vivere dai tuoi figli. Papa Francesco, del resto, ti consigliava già da novembre di startene a casa dei tuoi familiari, io, con meno autorevolezza, ti dico di ignorarlo e di continuare a batterti. Meriti di tornare a casa. Poi la questione, secondo me Nonna Peppina, si estende aldilà della tua richiesta e presenta lo Stato in cui viviamo come una macchina anonima incapace non solo di assolvere la felicità dell’individuo, ma anche soddisfare una sua banale richiesta. Questo collasso è visibile sotto molti aspetti e la tua situazione è emblematica dell’impopolarità di cui godono le istituzione che offendono chi, come te, le ha venerate. E’ quel rispetto, quella devozione allo stato e alla fede cristiana quasi ottocentesca, prebellica delle persone della tua generazione che alimentava le tue speranze deluse. Hai conosciuto anche quello Stato spendaccione in cui l’abusivismo si personificava e costruiva arbitrariamente; ti sembrerà, perciò, assurdo il rigore di oggi. Evidentemente è assurdo. Come Antigone sembra essere dilaniato tra il rispetto della legge scritta e quello della legge morale. Ma non c’è motivo per cui non protendere verso la morale e permettere a nonna Peppina di vivere nella casetta di legno. Per nonna Peppina sono trascorsi già parecchi mesi lontani da San Martino di Fiastre, probabilmente non gliene restano molti e tutti ci auguriamo che possa viverli in quella casetta di legno ancora sigillata. Se i tempi della burocrazia sono troppo lenti che Mattarella le dia un permesso straordinario!

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