Embraco e Honeywell: lavoratori indifesi e abbandonati

Embraco e Honeywell: lavoratori indifesi e abbandonati

Embraco e Honeywell hanno deciso per la delocalizzazione. A nulla sono valsi i mesi di trattative in entrambi i casi, le due multinazionali hanno optato per abbandonare l’Italia, ma soprattutto, di abbandonare centinaia di lavoratori che rimarranno senza uno stipendio.

Embraco ha deciso dunque di licenziare 500 dipendenti nello stabilimento di Riva di Chieri (TO) per spostare la sua produzione in Slovacchia. I problemi con questa società iniziano ben prima: già nel 2004, dopo che lo stabilimento era stato ceduto da Whirpool a Embraco, quest’ultima aveva annunciato 812 esuberi e la delocalizzazione in Slovacchia; nel 2014 fu annunciato un ulteriore calo del personale, allora la regione si inserì direttamente stanziando 2 milioni di euro che rallentarono la fuga dell’azienda, anche se il personale continuava a calare. Da gennaio l’azienda ha inviato le lettere di licenziamento dando dunque fondamento ai timori che già circolavano tra i lavoratori di un definitivo spostamento nell’est Europa. A questo punto è entrato in gioco il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che ha provato ad intavolare delle trattative: trasformare i licenziamenti in cassa integrazione (in cui parte dello stipendio è pagata dallo stato) per cercare nel frattempo una soluzione alternativa. La risposta della Embraco è stata negativa. Calenda ha dunque deciso di rivolgersi al Commissario Europeo per la Concorrenza Interna, Margrethe Vestager, da cui però non si sa bene cosa si potrà ottenere, poiché l’Unione Europea, in realtà, non ha molto “da dire” sulla concorrenza interna. Nel frattempo i lavoratori cercano il più possibile interesse mediatico, da Papa Francesco ad un presidio a Sanremo durante il festival.

Honeywell pure ha deciso di seguire la tendenza che va tanto di moda negli ultimi anni: delocalizzare. L’azienda americana negli anni ha creato in Slovacchia una fabbrica clone di quella che attualmente è ad Atessa (CH) per poi spostare lì la produzione. Dalle trattative con il Ministero dello Sviluppo Economico si è arrivati ad un accordo – che però non include alcun ripensamento delle multinazionale – con cui l’azienda si impegna a mettere a disposizione gratuitamente lo stabilimento per incentivare iniziative imprenditoriali che impieghino almeno il 30% dei lavoratori, a posticipare i licenziamenti ed a utilizzare la cassa integrazione straordinaria fino a febbraio 2019.

In una campagna elettorale priva di attenzione ai lavoratori finalmente si arriva, a ridosso delle elezioni, a parlare delle questioni del lavoro. Avremmo certo preferito fossero altre le condizioni. Strettamente legata a queste due vicende è inoltre l’Unione Europea.

La Slovacchia, infatti, ha ricevuto finanziamenti dall’Unione Europea per 20 miliardi di euro, da spendere tra il 2014 ed il 2020 al fine di foraggiare la propria economia. È lo stesso Calenda ad esprimere i timori di tutti, ovvero che il paese li stia investendo per mantenere bassissime le tasse sul lavoro per incentivare gli investimenti privati stranieri. Inoltre per quanto riguarda il caso Embraco la Guardia di Finanza sta ora indagando per cercare di capire se la multinazionale stia in qualche modo violando le leggi italiane sugli aiuti di stato, poiché proprio l’azienda brasiliana ne ha ricevuti diversi nel corso degli anni con cui, ovviamente, ha anche acquistato macchinari che ora saranno trasferiti.

Stesse dinamiche per la Honeywell: lo stabilimento slovacco di Presov ha aumentato l’anno scorso gli introiti del 53%, anche grazie agli investimenti del governo slovacco, quegli stessi investimenti vietati dall’Unione Europea per evitare la concorrenza interna e, come se non bastasse, parte di quei soldi proviene dalle casse italiane.

Torna dunque al centro del dibattito il rapporto tra pubblico e privato, dove, in questi casi, il secondo ruba al primo.

Palese è ormai la mancanza di potere politico dei singoli stati, in particolare nei rapporti economici con le multinazionali, proprio per questo ad intervenire dovrebbe essere un organo transnazionale quale è l’Unione Europea, che, come specificato poc’anzi, riceve anche dei soldi da parte dei singoli stati che la compongono. I pronostici su un ipotetico intervento decisivo da parte di questa sono però assai deboli, così come le speranze degli operai.

I lavoratori vengono abbandonati. In entrambe le fabbriche centinaia di famiglie saranno ridotte in povertà a causa dei licenziamenti. Di questo va dato atto alle politiche conseguite negli ultimi anni che hanno portato ad un predominio praticamente totale delle aziende private, alle quali è stato lasciato il permesso di giocare con le vite dei propri dipendenti, mentre gli altri partecipanti, stati ed Unione Europea, non possono far altro che rimanere inerti a guardare.

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