Il fascismo degli antifascisti a Piacenza

Il fascismo degli antifascisti a Piacenza

Sabato 10 Febbraio in varie città italiane, dopo i fatti di Macerata, tra cui Brescia, Milano, Piacenza, Torino, si sono svolte manifestazioni antifasciste e antirazziste.

Nel corso della giornata, nella quale si celebrava anche la commemorazione delle vittime delle Foibe, si sono create situazioni che avremmo preferito non vedere.

A Piacenza un corteo di manifestanti ha protestato contro l’apertura della sede di Casapound: circa 400 manifestanti sono partiti dalla stazione nel primo pomeriggio e si sono diretti verso il centro scortati da circa 80 uomini delle forze dell’ordine. Quando il corteo, capeggiato da esponenti dei centri sociali e della sinistra antagonista, ha provato a cambiare il percorso si è arrivati agli scontri con i carabinieri. Il video del carabiniere rimasto isolato e picchiato con mazze e bastoni da diversi manifestanti è diventato virale, a testimonianza della violenza gratuita di chi invece avrebbe dovuto manifestare per la pace e per il dialogo. Il bollettino finale parla di 5 carabinieri feriti. Tuttora sono in corso le indagini per identificare i colpevoli.

A Modena, nel corso della stessa giornata, è stato esposto uno striscione raccapricciante che incitava al maresciallo Tito. Ovviamente il riferimento era ai partigiani jugoslavi che perpetrano le stragi delle foibe, nelle quali vennero buttati i cadaveri delle vittime di quella che fu, a tutti gli effetti, una pulizia etnica ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia al termine della seconda guerra mondiale, accusate di collaborazionismo.

(FONTE:ANSA)

 

In entrambi i casi a macchiarsi di violenza è la sinistra, quella violenta, “antagonista”, che osa pure definirsi antifascista quando invece è proprio con il fascismo che condivide il modo attraverso il quale esprimere le proprie idee, lontano da una cultura politica basata sulla libertà e sul dialogo.

Se c’è un carattere che connota il fascismo è proprio quello dell’uso della forza per sopraffare chi non si identifica con il proprio pensiero, con il proprio modo di vedere le cose. Più che chiari i racconti sul ventennio in cui sono diventate tristemente celebri le bottiglie di ricino, lo squadrismo, le botte. Quale differenza c’è allora con chi si arma di bastoni e pietre e picchia, senza alcun motivo, carabinieri e polizia? Quale differenza c’è, se invece di manifestare pacificamente ed utilizzare a proprio vantaggio la cultura per incitare al confronto libero, si opta per lo scontro?

Allo stesso modo non vi è alcuna diversità tra chi nel giornata della memoria o nella festa per la liberazione fa il saluto e chi espone striscioni da stadio per chi si è macchiato della strage delle foibe.

Al di là della fede politica, anche se di “politico” vi è ben poco in determinate azioni, oltre ogni colore, va denunciata ed arginata qualsiasi deriva violenta. La storia ci ha già insegnato quali orrori hanno portato determinati comportamenti. Bisognerebbe a volte semplicemente essere intelligenti per comprendere da soli che di fronte a tali atrocità nulla è possibile al di fuori del rifiuto, eppure, a quanto pare, si è ancora, purtroppo, fin troppo lontani da ciò.

 

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