Luca Traini a Macerata: riflettiamo con calma

Luca Traini a Macerata: riflettiamo con calma
(ANSA/GUIDO PICCHIO)

Sabato 3 febbraio Luca Traini, ventottenne di Tolentino ed ex candidato della Lega, in provincia di Macerata, ha aperto il fuoco dalla sua macchina contro un gruppo di immigrati a Macerata. I feriti sono 6, tutti giovani migranti ora ricoverati in ospedale. Traini avrebbe giustificato le sue azioni dicendo di voler vendicare il delitto della giovane Pamela, uccisa, si pensa, da un africano. A casa dell’ex candidato della Lega sono poi stati rinvenuti vari oggetti riguardanti il nazismo ed il fascismo, tra cui una copia del Mein Kampf.

Le prime notizie diffuse riguardavano lo stato psicologico attuale del pistolero. Si è infatti detto che gli fosse stata diagnosticata una personalità bipolare e che la morte della ragazza lo abbia a tal punto sconvolto da «non essere in grado di intendere e di volere durante l’atto» -il suo avvocato-.

Dopo due giorni però, quando si può iniziare a guardare a quanto accaduto con maggior criticità concessa dal superamento delle reazioni iniziali, ovviamente sconvolgenti poiché non abituati, fortunatamente, a questo tipo di fatti, sorgono dei dubbi a mio avviso, non tanto però sulle azioni di Traini, dato che non sono in alcun modo giustificabili, quanto sulle dichiarazioni e le riflessioni che sono emerse dal mondo politico e dalla società civile.

Ho immaginato un dialogo ipotetico tra due persone subito dopo l’accaduto non ancora ben informate dei fatti, che si svolge più o meno così: “C’è stato un attentato, hai visto? Di nuovo i terroristi!” “No, no! Guarda che quello che ha sparato è bianco.” “Ah ok.”

Nonostante i vari servizi, gli articoli scritti, le ore di approfondimento subito dedicate dai telegiornali, nessuno ha mai parlato di terrorismo. L’accusa ufficiale è di tentata strage aggravata da razzismo. Eppure la mia impressione, bombardato da notizie e titoli ad effetto su qualsiasi piattaforma, è che nessuno abbia mai sfiorato l’idea del terrorismo politico, mentre tutti i mezzi di informazione si sono soffermati sul singolo. Quando ci sono invece stragi portate avanti da persone islamiche, o presunte tali, in meno di cinque minuti sono etichettate come terroristi, islamici estremisti, fondamentalisti che non meritano alcuna comprensione. Allora i processi di comprensione si fermano alla prima etichetta, alla prima categorizzazione facile e semplice che è già lì, pronta e ben confezionata per essere utilizzata al fine di sparare sentenze e cavalcare qualche stereotipo.

Un simile processo è stato quello che è capitato alle vittime. Solitamente dopo i già citati attentati dell’Isis delle vittime, specialmente se italiane, si sa tutto: età, nome e cognome, motivo per cui erano in quel determinato luogo al momento dell’attentato, ecc. Questa volta no, se non dopo due giorni, grazie al Corriere della Sera, al quale va dato atto di aver ridato dignità a sei persone, sei vite umane, ma soprattutto, sei vittime. Perché questo sono, vittime, anche se troppo spesso si arriva a sostituire i ruoli.

Dopo due giorni gran parte dell’opinione pubblica sta ancora cercando di capire cosa sia successo e come mai. Ma soprattutto, si sta ancora cercando di comprendere cosa abbia spinto Luca Traini a compiere una tale follia. Non a caso di questo si è parlato per lo più, di “follia”. Eppure il processo è lo stesso, una singola persona che fa delle proprie idee la giustificazione unica di quanto accade nel mondo e si scaglia contro un gruppo di persone che sono identificate solo come “rappresentanti” di quel gruppo per il quale si prova odio, al fine di diffondere, tramite la violenza, dolore e terrore. Luca Traini purtroppo è riuscito anche in questo, infatti è stato proprio un immigrato intervistato a dichiarare che ha paura a girare nelle strade.

Si potrebbe ora rispondere, portati dalla già citata pigrizia mentale, a dichiarare che “siamo noi italiani ad avere paura delle strade per colpa di questi stranieri!”, ma non è così.

La criminalità è in calo negli ultimi anni, in particolare sono diminuiti omicidi e furti, come dichiarato dal ministro dell’Interno Minniti. Ciò che però determina tali sensazioni di insicurezza ed instabilità è, tra i vari fattori, ma questo è senza dubbio il più importante, l’uso che viene fatto dell’informazione. Poco tempo fa Fiorello aveva pubblicamente dichiarato che le reti televisive si concentrano fin troppo sulla cronaca nera.

Il 36,4% delle notizie riguarda la criminalità in Italia (fonte: Osservatorio Europeo Sulla Sicurezza, basato su una base di più di 2000 notizie del tg1, telegiornale della rete pubblica). Tutto ciò ovviamente non fa che aumentare la sensazione di “crisi sociale”, se poi questa è collegata ad altre nazionalità, non è una coincidenza che la nazionalità del criminale, specialmente se non italiano, viene subito specificata e spesso anche in modo superficiale (quante volte si sente solamente africano?).

In piena campagna elettorale, ad un mese preciso dalle elezioni, la politica non ha potuto non esprimersi su quanto accaduto, anche se in modo diverso.

Matteo Salvini ha dato la colpa a chi “ha trasformato l’Italia in un campo profughi”, dichiarando che «La responsabilità morale di qualunque episodio di violenza che accade in Italia” è di chi “ha trasformato l’Italia in un enorme campo profughi… Al di là degli omicidi, quanti stupri, scippi, furti, rapine, violenze, aggressioni quotidiane sono fatti ad opera di immigrati clandestini che non dovrebbero essere in Italia? Quelli che hanno riempito l’Italia trasformandola in un enorme capo profughi hanno la responsabilità morale, quello sì, di qualunque episodio di violenza che accade in Italia». Francamente non sorprendono neanche tanto le parole del leader del Carroccio, lo stesso che qualche anno fa incitava alla “pulizia di massa, strada per strada, quartiere per quartiere, con qualsiasi mezzo”.

Renzi ha invitato alla “calma”, dichiarando che «L’uomo che ha sparato, colpendo sei coetanei di colore, è una persona squallida e folle. Ma lo Stato è più forte di lui e lo ha catturato grazie al coraggio delle forze dell’ordine cui va – una volta di più – la nostra gratitudine.»

Di Maio anche ha scelto di non strumentalizzare la vicenda commentando «Lancio un appello a tutti i leader dei partiti su quello che è successo a Macerata: stiamo in silenzio e non facciamo campagna elettorale sulla pelle della ragazza uccisa e dei feriti di oggi. Ho visto già che è partita la querelle tra i partiti politici, con accuse reciproche. Io faccio un appello alla sobrietà e al rispetto sia dei feriti di oggi sia della vittima di qualche giorno fa. Non è possibile che anche su una tragedia del genere si debba iniziare a fare la campagna elettorale».

C’è anche chi ha preso le difese di Traini purtroppo. Forza Nuova ha dichiarato di voler esprimere solidarietà all’attentatore «Sarà politicamente scorretto, sarà sconveniente, in campagna elettorale nessuno farà un passo avanti, ma oggi noi ci schieriamo con Luca Traini. Il ragazzo marchigiano arrestato poche ore fa con l’accusa di aver ferito degli immigrati. Questo succede quando i cittadini si sentono soli e traditi, quando il popolo vive nel terrore e lo Stato pensa solo a reprimere i patrioti e a difendere gli interessi dell’immigrazione. Mettiamo a disposizione i nostri riferimenti per pagare le spese legali di Luca, a non farlo sentire solo e a non abbandonarlo. Già ci immaginiamo le condanne dell’Anpi, degli antifascisti vari e di chi serve la causa della sostituzione etnica.»

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