VERSO IL 4 MARZO

VERSO IL 4 MARZO

Era il 1948 e alle prime votazioni per la Camera partecipò il 92,2% degli elettori. Dopo il crollo della prima Repubblica causato da Tangentopoli votò l’87,3% degli aventi diritto, alle lezioni del 1996 l’82,2% sprofondato nel 2013 al 75,2%. Una sfiducia generale verso la politica ha sbarrato i seggi facendo ridurre considerevolmente in un ventennio la percentuale dei votanti. La crisi dei grandi partiti e delle loro idee si è tradotta in una rigenerazione della politica italiana da cui, però, gli italiani sono sempre meno attratti. Le ormai vicinissime elezioni non vivranno una partecipazione maggiore probabilmente, in pochi riescono realmente a rispecchiarsi in un partito e la scelta di non votare o annullare la scheda prende quota. In una serie di articoli di 2duerighe sulla storia dei partiti politici italiani sono stati analizzati anche gli sviluppi storici che hanno dato vita alla Seconda Repubblica e all’attuale situazione. Il centro destra dominato da Silvio Berlusconi e le forze di sinistra, orfane del Pci, attestate su un progressismo moderato, hanno rappresentato per vent’anni due poli, sempre meno opposti, su cui si costruiva la politica italiana. Gli scandali in cui è stato coinvolto Berlusconi, i ciclici fallimenti di tutto quello che è confluito nel Pd, il deterioramento del sistema democratico internazionale e del welfare hanno man mano generato delle fratture da cui sono emerse nuove forze politiche di vario genere e in diversi momenti.

Qualche mese fa Matteo Renzi ha parlato di alleanze da fare dopo il voto in parlamento, vista la frammentazione dello scenario politico italiano. Le due forze egemoni, centro-destra e centro-sinistra hanno perso consenso, retto negli ultimi anche grazie ad una loro insolita vicinanza, e ora convivono insieme ad altre realtà politiche rilevanti come il Movimento 5 Stelle o la Lega; in tutta la vita della Seconda Repubblica le coalizioni sono state determinanti per la formazioni dei governi e anche alle prossime elezione lo saranno. Il centro- sinistra è attorno al 29 % di voti secondo i sondaggi e vede un Pd un po’ più debole con Renzi ancora alla guida, poi spazio a Civica Popolare di Lorenzin e alla lista +Europa di Emma Bonino. A sinistra è nato Liberi e Uguali, partito di Pietro Grasso rinforzato da Laura Boldrini: per ora non sono alleati con nessuno, le stime prospettano un 7% .

Una coalizione importante è rappresentata dal blocco di centro-destra formato da Forza Italia, leader non candidabile Silvio Berlusconi, da Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni e dalla Lega di Matteo Salvini ormai priva del marchio geografico. Gli ultimi sondaggi dicono che potrebbe raggiungere un 35%-40% dei voti. Questo blocco nonostante raccoglierà una buona percentuale dei votanti non si regge su basi solide. Forza Italia con la voce di Berlusconi ha dato garanzia alla Merkel di sconfiggere il populismo pur guidando la coalizione di cui fa parte anche una gruppo politico euroscettico e di forte carattere populista. La Lega è stato il primo partito ad emergere dalle fratture della politica italiana, ha rappresentato il rifiuto verso la classe politica tradizionale nei suoi primi anni di vita, ha partecipato ad un governo con Berlusconi nel 2001 ed, ora, ingrandita dalle fortune dei populismi europei, sembra aver iniziato a ripulirsi dei suoi tratti limitanti per estendersi al “grande pubblico”: ma il suo destino lo decreterà anche l’esito delle elezioni e degli orientamenti che in seguito verranno assunti in parlamento, dagli altri partiti e dalla Lega stessa.

Dall’insoddisfazione degli italiani nella politica “bipolare”, centro-destra e centro-sinistra, nel 2013 è emerso il Movimento 5 Stelle, la forza politica singola più votata. Un episodio della storia dei partiti politici italiani è stato dedicato al Movimento 5 Stelle in un altro articolo di 2duerighe. Inutile continuare a definire il movimento con termini astratti, il mondo dei grillini fatto di blog e democrazia diretta rappresenta, ad oggi, una realtà politica concreta quanto le altre, tanto che circa il 30% degli italiani sembrerebbero darle affidamento. Il candidato scelto per le elezioni è Luigi DI Maio, un giovane napoletano che guiderà le speranze dei grillini. Che i 5stelle possano riuscire a formare da soli un governo è molto dubbio e per la prima volta sono circolate voci di possibili alleanze.

Con il Rosatellum pare che la governabilità si raggiunga col 41% e ottenere questa percentuale sembra comporre un puzzle dove però i pezzi sono usurati e non si tengono bene tra loro. Diciamo, per continuare su questa metafora, che gli italiani, attraverso il loro voto, plasmeranno la forma dei pezzi del puzzle e che i leader dei maggiori partiti cercheranno ognuno di formare un blocco più grande, a vigilare lo svolgimento del gioco c’è sempre l’Unione Europea. Con una sinistra dallo scarso consenso, Berlusconi si fa carico delle istanze dei nostri alleati e, quindi, anche di marginalizzare il suo alleato populista. Gentiloni ha smentito una possibile alleanza con il centro-destra, ma non è da escludere, a mio avviso, che questo possa accadere, se necessario, a limitare le forze del Movimento 5 Stelle. L’Europa e le forze politiche europeiste hanno un avversario comune nel movimento. La sinistra guidata da Liberi e Uguali potrebbe giocare un ruolo importante in termini di alleanze, se dovesse raggiungere il parlamento con una buona percentuale. Bersani si è detto aperto al dialogo con tutti, ma ha negato ogni alleanza con Berlusconi; non con il M5S, del quale, l’esponente di Liberi e Uguali a Radio Capital, ha dichiarato che non sarà facile smontare il solipsismo anche se vede delle tattiche di alleanza “perché non possono arrivare al 28% e non portarlo ogni volta da nessuna parte per altri 5 anni”. Renzi non ha torto sul fatto che le alleanze si faranno dopo il voto e, a mio avviso, anche lo stesso reale esito delle elezioni verrà deciso, di fatto, dagli schieramenti assunti in parlamento dopo la formazione delle camere, eccetto nel caso di una vittoria netta del centro-destra.

Per quello a cui è ridotta la politica italiana e per l’immobilità culturale del nostro paese, non ci sorprende se in questo scenario si faccia propaganda un po’ come fosse spettacolo. Le Tv sono piene di benefattori e Berlusconi ha dominato su ogni rete. E’ generale la tendenza a spostare i voti al centro, cercando, però, di evitare “ammucchiamenti che soffocano la politica” come ha detto Maurizio Lupi a Porta a Porta. Ha aggiunto prima che servirebbe una persona composta come Gentiloni, poi che il suo partito, Noi con l’Italia + UDC, ha scelto di utilizzare il simbolo della Democrazia Cristiana per il modo di interpretare la politica di cui si è servito. Non bastava la nostalgia fascista.

Il disordine governa realmente. Aldilà delle promesse miracolose per la risoluzione dei problemi interni, le elezioni italiane rappresentano un nodo importante per la politica europea. In questa particolare congiuntura storica, in cui si riaffacciano delle forze antisistema e l’intero sistema democratico non è in gran salute, la politica italiana si fa trovare senza un leader o uno schieramento tanto forte da governare i numerosi problemi sociali: dall’immigrazione incontrollata all’emigrazione di giovani italiani vittime di una disoccupazione indecente, dai tagli alla scuola alla precarietà della sanità. La mancanza di scelta si rivelerà mancanza di soluzioni. L’astensionismo non è più soltanto uno spettro, ma un indice di crisi dello stato come lo conosciamo.

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