I maiali in campagna elettorale: cose da non credere signora mia

I maiali in campagna elettorale: cose da non credere signora mia
Fonte immagine: www.iltempo.it

Cose da pazzi cara signora!

Ci crederebbe mai alla storia di un maialino lindo e pinto in giro per strade asfaltate, palazzi e centri commerciali in zona Romanina – in piena campagna insomma! – alla ricerca di pranzo e cena? Dicono sia vero. Cercava da vivere in mezzo ai cassonetti dell’immondizia e alla sporcizia della città. Gli abitanti del quartiere continuavano a immortalare il povero maiale mentre, disorientato, sfidava i ritmi metropolitani. La colpa di cotanta indecenza veniva attribuita alla sindaca Raggi, prima cittadina della città. Le forze politiche avversarie fingevano disprezzo, ma provavano sollievo di fronte a tanta confusione e degrado, perché le iatture toccavano a lei e non a loro. Si tentava di far credere che quel maiale, pulito e pacato, avesse aspettato, nascosto ai bordi della città, di uscire nel periodo di massima sporcizia per farsi una bella scorpacciata. O forse era stata la stessa sindaca Raggi ad aver portato il maiale a pascolare tra i rifiuti di Roma?

Si scoprì, il giorno seguente, che il maialino era scappato di casa, poco lontana da lì, per colpa di qualche teppistello che si divertiva ad aprire il suo recinto e fargli perdere l’orientamento. Fu la polizia a riportarlo a casa. Ma le stranezze, signora mia, non finirono mica qui! Si dà il caso che questi proprietari avessero un cognome ostico da digerire, si chiamavano, infatti, Casamonica, un cognome che a Roma ebbe a che fare con una certa Mafia Capitale. Presto detto, quando la sindaca Raggi informò della provenienza dell’animale venne anche accusata di intrattenere rapporti poco raccomandabili. Come se non bastasse ci si mise anche la satira a scherzare sul povero maiale e il comico finì con l’essere minacciato e insultato.

La verità, cara signora, è che neanche al maiale piacevano i nostri scarti selvaggi, per questo sono ancora tutti là!

E querelle sia

Tra foto e video Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, non si è data pace. Le vicissitudini suine l’hanno scossa e non poco, tanto da portare Virginia Raggi, nella conferenza stampa sui rifiuti, a redarguirla: «mi dispiace che la campagna elettorale abbia spinto Giorgia Meloni a rilanciare le immagini di un maiale in strada. La politica dovrebbe essere altro, ma tanto è. Ci tengo a chiarire che questo animale è di proprietà di un membro della famiglia Casamonica, il quale ha ammesso alla polizia locale di averne perduto il controllo nel giorno antecedente». Non poteva mancare la replica della Meloni, tanto inutile quanto noiosa: «sono contenta di sapere che i Casamonica abbiano avvertito la Raggi che il maiale fosse loro, non avendo contatti con i Casamonica non conosco la fauna di cui sono proprietari. Ho solo reso pubblica l’immagine di un animale che in centro città rovista nella spazzatura sparsa a terra. Se pensate che sia tutto normale, allora la situazione è più preoccupante del previsto».

L’animale è stato rintracciato dai vigili urbani, mercoledì mattina, ed è stato riportato nell’appezzamento di terra da cui proveniva, in via Giuseppe Devers, a circa 300 metri dal luogo del filmato.

Satira e minacce

In tanti hanno notato l’enfasi con la quale la leader di Fratelli d’Italia ha sbandierato lo squallore di un maiale in giro per Roma. Uno su tutti il comico Gene Gnocchi: «la Meloni continua a pubblicare foto e video di questo maiale in giro per Roma. Deve essere il suo maiale che le è scappato, diamole una mano a ritrovarlo. È un maiale femmina: si chiama Claretta Petacci». Il riferimento a Claretta Petacci, amante di Benito Mussolini, che insieme a lui è stata uccisa ed esposta a Piazzale Loreto, non è passato inosservato, specialmente ai gruppi politici di destra.

A Radio Capital, infatti, Gnocchi è costretto a giustificarsi e a spiegare il senso della sua battuta, rivendicando però il diritto di fare satira. «È assolutamente un malinteso pazzesco. Io mai e poi mai infierirei su dei morti. Mi dispiace se qualcuno si è sentito toccato, però non mi sento in colpa. Il sito di Forza Nuova dice che io non ho la scorta e quindi posso essere manganellato. Al di là di questo, questa mattina sotto casa mia c’erano dei manifesti, chiaramente intimidatori», con la scritta “Vigliacco!”.

La reazione di Alessandra Mussolini non ha tardato a farsi sentire. È su Twitter che apostrofa Gene Gnocchi come un “verme. Paragonare il maiale che gira per Roma alla Petacci è una merdata che solo uno stronzo come te poteva partorire”.

La stessa Meloni accusa Gnocchi di aver fatto una battuta misogina, scrivendo su Facebook che “Claretta Petacci è stata violentata e trucidata a soli 33 anni, senza avere nessuna colpa se non quella di amare un uomo. È una pagina triste della storia italiana. È vergognoso che qualcuno, pur di insultare me, arrivi ad accostare il suo nome a un maiale e ci rida su, magari sono gli stessi che si riempiono la bocca di contrasto dei femminicidi e della violenza politica”.

I dissensi, però, arrivano anche da sinistra: Maria Cecilia Guerra, capogruppo al Senato di Liberi e Uguali, ha preso le distanze dalla satira di Gnocchi, definendola una “battuta misogina, violenta e macabra”.

Tra i difensori del comico, invece, Selvaggia Lucarelli, che in un articolo di ieri per RollingStone, difende la satira e il suo valore. “Assistere al linciaggio selvaggio da parte di un’orda di barbari che non conosce, non ha letto, non pratica la satira e pretende di dare lezioni a uno che ha fatto cose meravigliose per decenni, riuscendo sempre a percorrere sentieri poco battuti, a inventare, creare, divertire, stupire, stravolgere con originalità e cultura, è una di quelle faccende per cui mi prende il male di vivere”. Alcune righe della difesa della Lucarelli.

Non è la prima volta, ma non è la stessa cosa

Nel dicembre 2013, quando il sindaco della città era Ignazio Marino e l’assessore all’ambiente Estella Marino, intorno ai cassonetti di Selva Candida si diede appuntamento una combriccola di maiali, non uno soltanto. Ma le foto di 4 anni fa vengono utilizzate oggi, per accusare la sindaca Raggi. Si guardi ad esempio L’intraprendente. In quell’occasione si scoprì che i maiali non erano lì a caso, ma erano il risultato di uno sguinzagliamento mirato.

Nel febbraio 2015, invece, fu la volta dei cinghiali in via Cassia. Si trattava di animali selvatici, più difficili da gestire e contenere, perché capaci di distruggere reti e protezioni. Fatto sta che anche loro cercavano cibo in mezzo ai rifiuti della Capitale.

Infine il maiale solitario che attraversava le strade, nel novembre scorso, in via di Torricola, che collega Roma all’Ardeatina e alle Campanelle.

Mai però un maiale è stato tanto paparazzato come in questa occasione. Saranno le vicine elezioni?

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