“Quando è giovanile la delinquenza ci incolpa”

“Quando è giovanile la delinquenza ci incolpa”

Non è un gruppetto di Drughi che in un futuro distopico semina violenza trai i sobborghi londinesi senza alcuna inibizione, quella è fantascienza, sia chiaro, ma un susseguirsi di episodi sconnessi che si presentano come un unico scandaloso problema: la violenza cinica delle baby gang. Basta una bravata perché i notiziari impazzino, le programmazioni televisive pomeridiane vengano sommerse da psicologi, sociologi, genitori increduli e lacrime, scienze sociali, dive decadute tentano di fare il punto su una situazione che è sfuggita di mano. Allora è la volta dei moralisti, “perché una volta questo non accadeva, i giovani di oggi vogliono sempre di più, non ci sono regole” e così con il parere di qualche esperto, le massime di qualche saggio, vengono distribuite le responsabilità in maniera equa tra ragazzi, famiglie,istituzioni, senza che nessuno sia mai realmente colpevole; trascorsa una settimana non se ne parla più, non vengono presi provvedimenti o misure universali e al prossimo atto vandalico si farà uso dello stesso copione di retoriche risolutive. Questo articolo ha la stessa natura, nasce per analizzare una serie di accadimenti negativi verificatisi tra Novembre, Dicembre e il nuovo anno, ma con l’intenzione di realismo.

 

Novembre inizia con una senzatetto napoletana “picchiata e seviziata” nei pressi della Galleria Umberto I, la ragione di questi maltrattamenti è il divertimento: Tiziana è una tossicodipendente, non ha nulla da dare in cambio ai ragazzi, che, infatti, cercano soltanto di importunarla urinandole addosso. E’ un mese folle: a Roma, zona Pincio, un gruppo di tredicenni è stato preso di mira da una baby gang di marocchini. Insulti, lancio di sassi e poi il tentativo di violenza sessuale su una componente del gruppo, che invano aveva cercato di difendere i suoi amici. Ora l’autore delle molestie è condannato a 3 anni di carcere, Oussame Sahnoune, lui che ne ha solo 18. Crimini che nascono dal desiderio di prevaricazione e da un certa volontà animalesca attraverso cui “marcare un territorio”. Alla base di un collettivo criminogeno non esistono soltanto ragioni legate alla prepotenza. Hanno fatto la loro comparsa baby gang definibili come collettivi organizzati, ovvero la cui azione non è determinata dal piacere di un atto vandalico ma da uno scopo, spesso, di lucro. E’ il caso di un’organizzazione minorenne milanese alla quale sono contestati 19 reati tra furti e rapine. “La gang era diventata l’incubo dei ragazzini del quartiere – ha detto il dirigente del commissariato Giuseppe Suma – non dovevano più neppure minacciare le vittime,loro sapevano che avrebbero dovuto consegnare tutto”. Il natale torinese è stato lo scenario di un’altra ambiziosa baby gang, che ha attaccato un trentenne egiziano davanti ad un bancomat di Corso Raffaello e poi una ragazza. Nel tentativo di sottrarle contanti hanno raccolto una ventina d’euro e accuse di vario titolo per rapina aggravate e lesioni. Episodi di vario genere si sono succeduti poi a Napoli, Lodi, Roma (Primavalle), che sia per giocare o per guadagnarci.

 

Il tasso di criminalità giovanile nell’ultimo decennio è aumentato e gli avvenimenti sopra riportati non promettono bene. Se la domanda è chi sono i membri delle gangs,la risposta è che esse tutt’ora sono prevalentemente composte da immigrati di terza generazione e ragazzi di periferie italiane. Il motivo dell’incremento, secondo Galimberti, è “che nella loro biografia sono fallite tutte le occasioni per reperire un’identità che non emergesse dal gesto di violenza e un’appartenenza che fosse più gratificante di quella rimediata nella banda”. Il senso di rivalsa è alle radici di questi avvenimenti. Le ultime generazioni hanno vissuto un periodo di crisi economica che si è riflessa sulle istituzioni e sulle strutture sociali che non sono riuscite nel loro obiettivo educativo. Per dirlo ancora più concretamente, gran parte dei giovani di oggi vive in un eterno presente che non vede prospettiva di futuro, fatica a trovare un lavoro, nel caso fortunato, invece, lavora ma non è appagata: i modelli culturali esibiti dal sistema, gli idoli generazionali sono fenomeni che esibiscono lusso, sfrenatezza e, quando si realizza la loro irraggiungibilità, il fallimento muta spesse volte in violenza in una società che non ha proposto valori alternativi. Le baby gang sono solo un aspetto del deterioramento di un sistema culturale e le loro azioni sono atti comunicativi, consapevoli o inconsapevoli, di un disagio sociale generazionale che non ha altri mezzi per essere espresso.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook