Mattarella, per il nuovo anno le istruzioni sono scritte nella Costituzione

Mattarella, per il nuovo anno le istruzioni sono scritte nella Costituzione

“Un saluto cordiale e un grande augurio” aprono il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica trasmesso in diretta da Rai1 come ogni anno. Attraverso un tono rassicurante intervallato da momenti più lucidamente riflessivi, Sergio Mattarella invita i suoi concittadini ad assolvere consapevolmente gli impegni a cui ci richiama la Repubblica in questo anno, in questa precisa congiuntura storica più che in altri periodi. Incomincia con il ricordo del centenario dalla conclusione della Prima Grande Guerra perché si tenga presente che viviamo nel più lungo periodo di pace della storia del nostro Paese, dove libertà, tolleranza e democrazia sono i valori su cui si fonda la nostra società e noi elettori abbiamo il dovere di preservarli. Mattarella incentra il suo discorso sull’importanza della democrazia e del fatto che l’unità politica democratica continui a garantire i presupposti alla base dello svolgimento della vita sociale come noi l’abbiamo conosciuta. Una scossa alle istituzioni, poi ai giovani che le sentono lontane e, immersi in un eterno e travolgente presente, dimenticano di poter plasmare il loro futuro per mezzo degli strumenti contenuti nella Costituzione.

Un preambolo retorico, noioso alle orecchie delle nuove generazioni ma sincero, utile. Lo Stato è custode della vita democratica, anche se è difficile crederlo quando spesso esso diventa ostacolo o nemico dei suoi cittadini ma è l’apparato che deve proteggerci da un avvenire incerto e il modo in cui eserciterà quest’azione lo sceglieremo alle prossime elezione. A riguardo Mattarella si appella ai giovani, a quelli nati nel ’99 che a Marzo voteranno per la prima volta, perché credano a proposte “adeguate, realistiche, concrete”. Mattarella parla di partiti, come se la prima forza politica del paese non fosse un movimento. Trapela il rimpianto per quelle che, ormai, sono associazioni politiche svuotate di un vero senso ideale e incapaci della produzioni di modelli culturali di riferimento. Nonostante ciò il monito è chiaro, bisogna, in ogni caso, affidarsi a soluzioni stabili perché si mantenga una vita democratica serena: è importante, come lo è stato “concludere fisiologicamente questa legislatura”. Condivido la domanda di Mentana, da giovane elettore confesso il mio smarrimento e credo sia troppo tardi, che l’incertezza e il disordine saranno i vincitori delle prossime elezioni.

Dopo questo sipario esortativo e paternalistico Mattarella focalizza la globalità e i problemi sollevati da uno sviluppo tecnologico “incalzante”, insensibile rispetto alle occupazioni e all’ambiente. Mattarella nota come la nuova ondata di globalizzazione, che sancisce il passaggio ad una nuova era dell’umanità “dove cambiano i modi, i linguaggi, i consumi”, non sia accompagnata generalmente da un sentimento positivista come era stato in altre simili occasioni storiche di svolta. Se Beppe Grillo guarda con entusiasmo all’automazione che “potrebbe regalarci più tempo per vivere”, Mattarella invoca alla politica come riparo alla condizione di un avvenire stravolgente nel dogma che il lavoro è pane per la democrazia. Per il rapporto con la natura la nostra possibilità d’intervento è limitata all’ossequio di normative più rispettose, un ringraziamento e un fervido augurio sono poi rivolti a Papa Francesco, che con il suo magistero ha avviato una sensibilizzazione generale circa il problema ambientale.

Dal rimpianto per le vittime delle catastrofi naturali al timore per un altro tipo di risentimento, quello politico. In Italia meno che in altri paesi sono emersi partiti o movimenti o figure che minacciano l’integrità della democrazia tollerante. Qualche giorno fa “Il Tempo” eleggeva Mussolini uomo dell’anno: aldilà di possibili e discutibili simpatie fasciste, quell’articolo deve indurci a riflettere sulla sterilità culturale in cui siamo invischiati da un trentennio e da cui dobbiamo liberarci per affrontare definitivamente la prima vera crisi del sistema del benessere e un più grande scontro culturale del quale – Mattarella ringrazia le Forze Armate di Stato – non portiamo nessun segno. Le parole del Presidente sono giuste, schiette e con un inevitabile carattere democristiano inquadrano bene la situazione dell’Italia inglobata nella complessità della politica mondiale, ma questo non può sopperire alla mancanza di carisma delle entità governative italiane. Un nuovo anno in cui la sovranità popolare affronterà i grandi cambiamenti e gli italiani avranno bisogno che i loro genitori, le istituzioni, siano più presenti.

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