A qualcuno interessa la sanità pubblica?

A qualcuno interessa la sanità pubblica?

Ennesimo caso di malasanità a Napoli, dove all’ospedale Loreto Mare un ragazzo di 23 anni è morto dopo aver atteso quattro ore in codice rosso.

«Mio figlio è stato ammazzato. Mentre lui moriva, al pronto soccorso litigavano per decidere chi dovesse salire sull’ambulanza che doveva portare Antonio a fare una angiotac. Vogliamo la verità: chi ha ucciso un ragazzo di 23 anni deve pagare» ha dichiarato il padre all’agenzia Ansa, per poi aggiungere «Siamo arrivati al Loreto Mare attorno alle 21.30 e siamo stati subito assistiti. Poi mio figlio è stato posto su un lettino in attesa di effettuare l’esame utile a comprendere se vi fossero problemi ai vasi sanguigni. Su questo lettino è rimasto per ore, saranno state le 4 quando ho alzato la voce e solo allora medici e infermieri si sono messi d’accordo, dopo che li avevamo visti anche litigare. Intanto Antonio moriva»

La ministra della salute Lorenzin ha inviato all’ospedale napoletano una task force composta da esperti dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, carabinieri del Nas ed ispettori del ministero.

Non sono mancate le reazioni di figure politiche regionali: Valeria Ciarambino, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale e membro della commissione Sanità, dopo aver espresso vicinanza alla famiglia ha affermato che da tempo denunciano i problemi della sanità campana senza ricevere adeguate risposte.

Altro caso recente che aveva riscosso risonanza mediatica era stato quello del pronto soccorso di Nola, provincia di Napoli, in cui i medici erano costretti a curare i pazienti a terra a causa della mancanza di strumenti adeguati. Anche in questo caso Lorenzin aveva deciso di inviare degli esperti per controllare la situazione e, come al solito, è seguito il solito palleggio di responsabilità

In realtà sono moltissimi i casi di malasanità in Italia, in maggior parte al sud, in cui ci sono errori umani, mancanze di strumenti necessari, strutture che cadono a pezzi o versano nelle peggiori condizioni igieniche. La prima reazione, in particolar modo dei diretti interessati, è ovviamente richiedere giustizia, che non significa vendetta, ma far sì che paghi chi sbaglia, ovvero coloro i quali vengono pagati per assicurare le giuste cure ai pazienti. Eppure, per quei pochi casi che riescono ad attirare l’attenzione nazionale, poche settimane dopo vengono dimenticati con estrema facilità, specialmente da chi, invece, dovrebbe occuparsene: la politica.

I soliti noti, i volti e le voci che continuamente rimbalzano da un programma televisivo all’altro, continuano a litigare sui soliti problemi, che non sono assolutamente di minor importanza, ma nessuno, a quanto pare, si preoccupa della sanità pubblica, mentre i dati parlano chiaro: gli italiani nel 2016 hanno tirato fuori 35,2 miliardi di euro per spese nella sanità privata, con un aumento rispetto al 2013 del 4,2%, mentre è aumentato dell’11% il numero dei cittadini che per motivi economici e stanchi di attendere hanno dovuto rinunciare a curarsi, poiché le liste di attesa arrivano ad un anno per una visita specialistica, ad esempio le attese per la mammografia sono raddoppiate da 62 giorni nel 2014 a ben 122 nel 2016 con punte di 142 giorni nel Sud e nelle isole. Questi sono solo alcuni dei dati all’interno dell’VII Rapporto Censis – RBM Assicurazione Salute sulla Sanità Pubblica, Privata e Integrativa presentati a Roma nel corso del Welfare Day 2017.

Una situazione dunque, quella della sanità pubblica, in continuo declino, che mostra inoltre un forte divario tra il nord ed il sud del paese, ma alla quale nessuno presta attenzione, probabilmente perché urlare slogan relativi ai temi che più facilmente attirano l’attenzione degli elettori risulta più importante, ma nel frattempo chi ne fa le spese, purtroppo come tipicamente avviene, sono i cittadini che hanno più bisogno.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook