Impariamo a convivere

Impariamo a convivere

In Italia abbiamo una bellissima e buonissima tradizione culinaria, per cui è praticamente normale che il cibo sia la causa di numerosi litigi. I primi casi che verranno in mente a chi pensa alle discussioni in merito all’alimentazione, sicuramente, saranno quelli dei richiedenti asilo che in più casi e in più modi hanno rifiutato o contestato il cibo offertogli dalle mense per varie motivazioni. In ogni caso la Lega Nord, partito guidato da Matteo Salvini, ha sempre scelto la linea dura, parlando di rimpatrio, di rifiuto ingiustificato di cibo sano e di ingratitudine. Anche questa volta il carroccio si è reso protagonista di una vicenda il cui protagonista è il cibo.

Nella scuola prima di Azzate, comune in provincia di Varese, è stato approvato da tutto il consiglio comunale un progetto inerente la mensa scolastica che prevede l’eliminazione degli sprechi di cibo ed un incentivo alla buona alimentazione, attraverso la frutta e la verdura. Inoltre, ai bambini della mensa verranno preparati anche piatti appartenenti alle altre culture, in particolar modo quelle più lontane con cui gli alunni più difficilmente potranno entrare a contatto. Proprio domani infatti saranno cucinati, dai cuochi della mensa, piatti tipici della Nigeria (riso Tahi, pollo alla curcuma, fagioli e frutta fresca) e con l’occasione saranno invitati nella scuola quattro ragazzi nigeriani richiedenti protezione internazionale.

Alcuni esponenti della Lega Nord non hanno di certo gradito questa iniziativa, considerandola come un attacco alla cultura italiana ed a quella lombarda. A tal proposito si sono espressi ll segretario regionale Paolo Grimoldi «Al posto che incentivare i piatti a chilometro zero, come stanno invece facendo i sindaci della Lega Nord nei loro Comuni, si propinano cibi di altri continenti, spacciandoli tra l’altro per piatti cucinati dai profughi» ed il consigliere regionale di Varese, Emanuele Monti «Invece che dar da mangiare ai bambini la curcuma, o altra roba improbabile, si dovrebbe pensare prima agli italiani e si dovrebbe applicare la legge regionale che tutela la lingua lombarda». Rapida la risposta del sindaco Gianmario Bernasconi «Proporre cibi di altre regioni del mondo fa parte del piano formativo delle scuole e i quattro nigeriani sono già conosciuti in paese, puliscono le strade e ci aiutano nella manutenzione del verde. Capiamoci: i bambini hanno mangiato giusto qualche giorno fa pasta e fagioli. Più lombardo di così. Mangiano la pizza che viene da Napoli. Avremmo potuto proporre piatti svizzeri (che sono extracomunitari) o tedeschi? Sì. Ma abbiamo pensato che Svizzera o Germania saranno più facilmente visitabili della Nigeria per i nostri ragazzi. L’idea è coniugare i sapori “con la storia di questi quattro giovani richiedenti asilo».

Le popolazioni sono in continuo contatto, sia per motivi ricreativi sia per cause meno piacevoli, come purtroppo siamo ormai abituati a conoscere. L’iniziativa del consiglio comunale di Azzate è senza alcun dubbio encomiabile: abituare i bambini all’incontro con persone che hanno abitudini differenti dalle nostre e con queste instaurare un dialogo che porti allo scambio culturale ed alla convivenza pacifica. Ancora più lodevole l’idea che sceglie di partire dal cibo legato alle proprie radici, che dopo la lingua materna è il primo elemento a definire il contatto di un essere umano con la terra natìa. In tutto questo non c’è alcun attacco alla cucina o alla cultura italiana e lombarda, perché se così fosse, allora, si dovrebbe studiare solo l’italiano, leggere solo libri scritti da autori italiani e così via, in quanto la cultura, seppur nata in una determinata zona del globo, è, o almeno dovrebbe essere, di tutti. Per cui favorire l’incontro valorizzando le differenze in modo costruttivo, non discriminatorio. Questo processo proprio dalle scuole deve partire e diffondersi, abituando gli individui al rispetto ed alla “cultura dell’incontro”, specialmente nelle situazioni in cui questo contatto sia obbligato da cause esterne e tenendo sempre a mente l’importanza della dignità umana. Citando lo scrittore Claudio Magris «Essere stranieri fra stranieri è forse l’unico modo di essere veramente fratelli».

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