Finalmente DJFabo è libero

Finalmente DJFabo è libero

Fabiano Antoniani, più noto come DJFabo, ha scelto. Ha scelto di morire e di porre fine a una vita-non vita.

Divenuto cieco e tetraplegico in seguito a un incidente stradale, Fabiano, 39 anni e da sempre innamorato della musica, è arrivato in Svizzera per il suo ultimo viaggio e, dopo essersi sottoposto alle visite mediche che precedono il suicidio assistito, ha deciso di spegnersi lasciando un vuoto alle 11.40 di stamane. Purtroppo, come dice lui stesso, ci è arrivato con le sue forze e non con l’aiuto di uno Stato sempre più sordo e indifferente persino davanti a temi così delicati.

L’unica persona che Fabiano vuole ringraziare per averlo accompagnato nel suo ultimo viaggio, è Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni che si occupa di libertà nella ricerca scientifica e di assistenza delle persone malate nelle scelte di fine vita. Cappato, a causa di una legge italiana sull’istigazione o aiuto al suicidio, ora rischia fino a dodici anni di reclusione e ha già preannunciato che appena rientrerà in Italia andrà ad autodenunciarsi. Colui che ha liberato dalle pene e dalle sofferenze che ormai tormentavano DJFabo da anni, dovrà fare i conti con la giustizia: un altro paradosso tutto italiano.

Il vuoto legislativo

Fabiano è stato costretto a emigrare dall’Italia per morire, si è spento in un letto che non è il suo e il nostro Paese non è stato in grado dargli la dignità nemmeno nella sua ultima scelta, quella di interrompere la propria esistenza.

DJFabo aveva rivolto pochi giorni fa un ennesimo appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affinché sbloccasse “l’impasse voluto dai parlamentari”. Senza ricevere risposta dalle istituzioni. Il dibattito sulle norme in materia di eutanasia, infatti, è stato avviato in Parlamento per la prima volta nel marzo 2013 e attualmente vi sono sei proposte di legge, tra cui una di iniziativa popolare presentata proprio dalla Coscioni, che dovrebbero confluire in un unico testo di legge, ma è tutto fermo da un anno. Va invece un po’ più spedito il ddl sul Biotestamento, ma è stato proprio il terzo rinvio all’approdo in Aula alla Camera a determinare il disperato appello di due giorni fa di DJFabo.

L’Associazione Coscioni ha commentato la vicenda parlando dell’assistenza medica alla morte volontaria come “un tipo di aiuto che dovrebbe essere riconosciuto a tutti i cittadini ovunque invece di condannare e costringere persone a questa sorta di esilio della morte che riteniamo debba essere al più presto superato”.

“In Italia la libertà di scelta è violata. I continui rinvii del parlamento sul testamento biologico evidenziano una mancanza di volontà politica a riconoscere e affermare i diritti delle persone. Rendere impossibile l’eutanasia significa violare il diritto più importante: quello di decidere della propria vita e porre fine al proprio dolore”, ha scritto su Facebook Roberto Saviano. “Ancora una volta il Parlamento italiano dimostra di non essere all’altezza dei suoi compiti – prosegue – siamo con Fabo, che ha scelto di scegliere ed è giunto in Svizzera con il sostegno di Marco Cappato”.

“Sono molto dispiaciuta per DJFabo”. Così Mina Welby, moglie di Piergiorgio Welby, malato di Sla, che dieci anni fa fece staccare le macchine che lo tenevano in vita, ha commentato la notizia della morte di DJFabo. “Spero che i cuori induriti della politica – ha aggiunto la signora Welby – ma anche dei laici, credenti o non credenti, si ammorbidiscano e capiscano che non possono continuare a infliggere ad altri quello che loro non vorrebbero, quello che dal loro punto di vista è più giusto”. “Mi rattrista moltissimo sapere che un cittadino italiano sia dovuto andare all’estero per avere un accompagnamento finale. Bisogna dare la libertà di scelta a chiunque, DJFabo è dovuto andare in Svizzera senza poter essere assistito da un medico italiano. Aiutare un malato a terminare la sua sofferenza – ha concluso – ed accompagnarlo in questo ultima scelta di vita è una cosa nobile”.

La scelta di morire

Dopo un’agonia durata mezz’ora, il ragazzo vivace e un po’ ribelle, come si era descritto nel servizio delle Iene, grazie a un cocktail di farmaci è stato addormentato. Poi il suo cuore si è fermato. La legge elvetica, infatti, autorizza da anni il cosiddetto “suicidio assistito”, vale a dire una prassi con la quale un malato terminale decide autonomamente di morire senza l’intervento diretto di un medico. Pratica diversa dall’eutanasia, che invece prevede una manovra da parte del personale sanitario.

Così finalmente Fabo si è ripreso quella libertà che l’Italia gli negava da anni e ha deciso di andarsene spremendo le coscienze di tutti noi e obbligandoci a riflettere sul dolore, sui dubbi, sulle nostre paure e su cosa sia la vita.

E da parte del Quirinale solo un silenzio assordante.

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