Smog, l’Italia rischia una multa da un miliardo di euro. È allarme nei pronto soccorso

Smog, l’Italia rischia una multa da un miliardo di euro. È allarme nei pronto soccorso
Smog, è allarme in Italia

Nonostante le varie giornate di stop della circolazione delle auto in diverse città italiane, nel nostro Paese c’è ancora troppo smog e l’Italia rischia quella che è definita la «madre di tutte le sanzioni», stimata in diverse centinaia di milioni, «potenzialmente sino a un miliardo». Quando (e se) arriverà – alla fine del lungo iter che hanno le procedure di infrazione europee – dover pagare la multa risulterà però la migliore tra le peggiori notizie, in quanto potrà sembrare quasi una cosa da nulla in confronto al pedaggio di vite umane imposto dalle polveri sottili, alle 66 mila morti premature attribuite allo smog ogni anno, ai 695 mila anni di vita bruciati dall’ossigeno avariato e logorato dalla vita moderna.

Smog, qual è la situazione nel territorio italiano?

Il Nord è soffocato, sulla Pianura Padana non piove e l’aria si fa via via sempre meno respirabile e scatta così l’emergenza in molte città. Inoltre, l’Italia viola sistematicamente i limiti imposti e nella giornata di ieri a Roma si è registrato il sesto giorno di sfioramento dei valori Pm10. Situazione analoga a quella di Roma si è verificata anche in altre città come Milano, Brescia, Padova e Torino dove i valori di Pm10 hanno di gran lunga superato il limite stabilito per la salvaguardia della salute umana fissato per legge in 50 microgrammi per metro cubo e talvolta sono stati di tre volte superiori al concesso. Fonti concordanti rivelano che, per metà febbraio, è atteso il parere motivato che inviterà Roma a correggere lo sforamento dei limiti minimi di biossido di azoto contenuti nell’atmosfera inquinante che scaturisce per il 40% dal traffico stradale. Per marzo, invece, secondo la tabella di marcia dell’esecutivo, è previsto un ulteriore parere per una seconda variazione sul tema dell’irregolarità, stavolta per le Pm10, le polveri sottili, killer invisibile che uccide anzitempo da noi come in nessun altro Paese dell’Unione. Siamo già stati condannati dalla Corte di Giustizia europea per la violazione dei limiti Pm10 in 55 aree geografiche della penisola nel 2006 e 2007. Dall’anno successivo ci siamo mantenuti regolarmente sopra i tetti di sicurezza. Il risultato di questa performance è che l’Italia è il terzo Paese per violazioni quanto a giorni vissuti oltre la soglia massima, ci superano solo Polonia e Bulgaria. Nel nostro Paese le regioni che nella disgrazia hanno la meglio sono Piemonte e Lombardia. Dopo un lieve miglioramento nel 2013 e 2014, dovuto per lo più all’assenza di precipitazioni, a Milano e Torino un giorno su tre è stato nel 2015 a rischio intossicazione. Il legame di causa-effetto fra l’alta concentrazione di polveri sottili e le morti premature è da molti messo in discussione, mentre viene preso come verità da Bruxelles perché riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). «La verità è che ci sono oltre 400 mila morti premature in Europa per colpa della pessima qualità dell’aria; sono milioni quelli che soffrono di malattie cardiovascolari e in Italia i morti anzitempo per il diossido di carbonio sono stimati a quota ventimila» – ha asserito Karmenu Vella, commissario Ue all’Ambiente. «Bisognerebbe innalzare un monumento alle vittime ignote dell’inquinamento» – ha suggerito Monica Frassoni, copresidente dei Verdi europei – «servirebbe a far capire che è una guerra». «Abbiamo la normativa che occorre ed esistono le leggi per migliorare la qualità dell’aria» – ha invece affermato l’assessore Ue all’ambiente – però «ventitré Paesi su ventotto non le rispettano». L’Italia ad esempio. E che il nostro Bel Paese stia messo peggio di altri Paesi europei in fatto di danni alla salute da inquinamento ce lo dice chiaramente uno studio dello scorso anno dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea).

Smog, Legambiente pubblica il rapporto Mal’Aria 2017

Se si vuole davvero migliorare la qualità dell’aria per periodi più lunghi di qualche giorno, garantendo una maggiore tutela della salute in ambito urbano, è necessario attuare una politica lungimirante, che mira a ottenere risultati duraturi nel medio-lungo termine. Ne parla Legambiente con la pubblicazione del dossier Mal’Aria di Città 2017, che fotografa una situazione tutt’altro che incoraggiante per quanto riguarda il territorio italiano. Nel mese di gennaio ben nove città hanno registrato un superamento della soglia d’allarme per quanto riguarda il Pm10 per un periodo superiore ai 15 giorni: a Cremona, Torino e Frosinone le situazioni peggiori. Occorre dunque agire in maniera tempestiva per ridurre la presenza delle polveri sottili.

«La qualità dell’aria nelle città italiane deve diventare una priorità di governo, a scala locale, regionale e nazionale, altrimenti continueremo a condannare i cittadini italiani a respirare aria inquinata» – ha dichiarato Rossella Muroni, presidente nazionale dell’associazione.

Smog, quali sono ora le conseguenze per l’Italia?

Le due procedure di infrazione – biossido di azoto e Pm10 – passano dallo stadio di messa in mora a quello di parere motivato. Come si legge da La Stampa, l’Italia avrà due mesi per rispondere. In genere sono estesi, quindi si scivolerà all’autunno e se non convinceremo la Commissione della capacità di ridurre le emissioni nocive finiremo alla Corte Ue entro l’anno. Una volta al tribunale di Lussemburgo, la condanna (la seconda nel caso delle polveri) porterebbe alla multa, da calcolare in “tot” migliaia di euro per ogni giorno di sforamento dal 2008 a oggi e ci vorrebbe poco ad arrivare a cifre con molti zero. Nel solo 2016 abbiamo pagato 300 milioni di sanzioni per il mancato rispetto del diritto comunitario. Con il pacchetto Ambiente potrebbe essere semplice volare a un miliardo di euro, argomentano gli esperti.

Smog, emergenza nei pronto soccorso

Che l’inquinamento atmosferico non giovi alla salute è argomento ben noto, ma a fare ancora più paura è il dato fornito dai medici: in 7 anni le morti a causa delle polveri sottili sono più che raddoppiate. Pronto soccorso ospedalieri e studi medici vengono presi d’assalto quando appunto le polveri sottili nelle nostre città superano il livello di guardia. «Da tempo nei nostri studi delle aree metropolitane visitiamo sempre più persone con malattie respiratorie, attacchi d’asma e forme reattivo-allergiche anche gravi. I pazienti aumentano quando i tassi d’inquinamento s’impennano» – ha dichiarato Silvestro Scotti, segretario nazionale della Fimmg, la federazione dei medici di famiglia. «Del resto non è un caso che le Asl cittadine ricevano più finanziamenti pro-capite delle altre proprio in funzione della maggiore incidenza di patologie correlate all’ambiente». Vittime dell’aria irrespirabile sono un po’ tutti, ma i più colpiti rimangono i bambini e gli anziani. «Possiamo documentare che ogni qual volta scattano gli allarmi smog, aumentano gli accessi di bimbi al pronto soccorso per attacchi d’asma, laringiti e tracheiti. E i problemi maggiori li riscontriamo nei piccoli che vivono nelle aree della città dove il traffico è più intenso» – ha affermato il professor Alberto Villani, primario di pediatria all’ospedale romano Bambino Gesù.

Anche l’impatto sull’aspettativa di vita è devastante. Sempre secondo lo studio ministeriale i veleni nell’aria accorciano la vita di 10 mesi, che diventano 14 al Nord, 6,6 al Centro e 5,7 al Sud.

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