Make America cohesive again

Make America cohesive again
Donald Trump (Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/)

Venerdì 20 gennaio Donald Trump si è ufficialmente insediato alla casa bianca, anche se sono emersi fin da subito, e non è la prima volta, vari attriti.

Le proteste

Fin dal mattino Washington è stata invasa da circa 500mila persone, mentre molte altre migliaia si sono radunate in altre città, con l’intento di manifestare il proprio disaccordo nei confronti della politica di Trump. L’iniziativa, ideata da un’avvocatessa delle Hawaii in pensione, prevedeva inizialmente una marcia a favore dei diritti delle donne, “Womens March”, alla quale hanno invece partecipato diversi esponenti della società americana: gruppi ambientalisti, antirazzisti, neri, ispanici, ecc. Purtroppo non sono mancati neanche gli scontri violenti tra i poliziotti ed un gruppo di individui vestiti totalmente di nero intenti a distruggere le vetrine muniti di mazze. Non è mancato neanche l’ennesimo scontro verbale tra il presidente ed i media riguardo alla partecipazione all’evento del suo insediamento, in cui Trump li ha accusati di aver falsificato i numeri sulle persone presenti riducendoli intenzionalmente.

Il discorso

Nel suo discorso Trump ha ribadito concetti già espressi durante la campagna elettorale: «Per molti anni abbiamo arricchito l’industria straniera a scapito di quella statunitense, abbiamo difeso i confini di altre nazioni e non i nostri. Da oggi ci sarà una nuova visione: l’America viene prima. Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, in materia di immigrazione, sugli esteri sarà presa a beneficio dei lavoratori americani e delle famiglie americane. Dobbiamo proteggere i nostri confini dalle devastazioni di altri paesi che distruggono i nostri prodotti, rubano le nostre aziende e distruggono il nostro lavoro. L’America tornerà a vincere, come mai prima. Ci riprenderemo i nostri posti di lavoro. Ci riprenderemo i nostri confini. Ci riprenderemo la nostra ricchezza. E ci riprenderemo i nostri sogni. Ricostruiremo il nostro paese con mani americane e lavoro americano». Nazionalismo dunque, che nel programma del tycoon si va ad aggiungere ad altri temi come l’opposizione all’aborto ed all’immigrazione.

Si prospettano quattro anni difficili per l’America, sulla quale inoltre aleggia l’ombra della violenza tra diversi gruppi sociali come è già accaduto fin troppe volte in campagna elettorale. È sì vero che in democrazia vince chi riceve il maggior numero di voti, ma se già da prima che Trump diventasse presidente ed anche in questi primi giorni emergono numerose distanze tra una parte considerevole della nazione ed il governo, è chiaro che il tycoon dovrà necessariamente prendere questa in considerazione nel corso della sua legislatura e, probabilmente, perdere parte del suo estremismo per accogliere invece, proprio perché a capo di una nazione democratica, la via del dialogo, preoccupandosi di riunire e riavvicinare le varie componenti sociali.

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