Vittime prima della cattiveria poi dell’acido

Vittime prima della cattiveria poi dell’acido

È la violenza dell’insicurezza e della paura quella più radicale e cruenta, quella che provoca maggiori danni e sofferenze, perché è fine a se stessa, è cieca, si ripercuote nel momento e sulle persone che ne rimangono vittime. È il caso della vitriolage, comunemente chiamata aggressione con l’acido: deturpazione e violazione non solo del corpo, ma anche della dignità altrui, poiché il semplice gesto del gettare è offensivo, ancora di più se ad essere gettato è dell’acido addosso ad un essere umano. Con questo banale movimento viene espressa l’insicurezza patologica e l’inferiorità intellettiva e morale dell’aggressore: vi è racchiuso il sentimento del possesso dell’altra persona, la volontà di rovinarle la vita, ma soprattutto vi esplode il ghigno cattivo di chi non sa amare e allora punisce, non sé, ma l’altra persona. Quella che, nella maggior parte dei casi, è stata una fidanzata, una moglie, un compagno, un amante. Chi sfigura infligge la mancanza di un sé su un altro. Cerca di togliergli l’identità. È questo il punto centrale, il messaggio che un simile atto vuole urlare: l’umiliazione dell’identità. La volontaria decisione di rovinare un’altra vita, che non conosce nessun padrone, se non chi la anima.
Le statistiche attestano che i paesi più avvezzi a questo tipo di attacchi sono il Bangladesh, l’India, il Pakistan e la Cambogia, ma parliamo della nostra Italia e della nostra Europa.

Vittime all’improvviso: Gessica

Il caso più recente, quello di Rimini, riguarda due giovani ragazzi: il 28enne originario di Capo Verde, Jorge Edson Tavares e la sua ex fidanzata, anche lei 28 anni, Gessica Notaro. L’aggressore era già stato denunciato dalla giovane donna, ma aveva più volte trasgredito all’obbligo di mantenersi a distanza sia dalla ragazza, che dalla sua famiglia. Mosso da un fortissimo astio nei confronti dell’ex fidanzata, soprattutto per aver conosciuto un nuovo compagno, ha spiato i suoi spostamenti e martedì scorso, 10 gennaio, intorno a mezzanotte, l’ha aggredita, sfregiandola con l’acido. Gessica riporta lesioni gravissime e non è ancora sicuro che riuscirà a recuperare la vista ad un occhio, ma gli amici la raccontano come una ragazza molto forte e determinata, decisa ad uscire da questo incubo nel miglior modo possibile. Lei stessa ha riconosciuto e denunciato l’ex fidanzato per l’aggressione: l’ha aspettata sotto casa con una bottiglietta di plastica in mano. La ragazza ha raccontato di esserselo trovato di fronte all’improvviso, vestito di nero, non le ha detto niente, limitandosi a tirarle il liquido della bottiglia sul viso.

Lucia

Nell’aprile 2014, viene aggredita Lucia Annibali, diventata il volto del coraggio e del riscatto delle donne malmenate e offese. L’avvocatessa trentaseienne viene sfigurata da due sicari, commissionati dall’ex fidanzato, anche lui avvocato, Luca Varani. I due la aspettavano nascosti fuori casa, per sfigurarla con l’acido. Il pm Monica Garulli del Tribunale di Pesaro condanna a 20 anni il mandante e a 18 gli esecutori.

Katie

Un’altra storia ancora è quella di Katie Piper, giovane modella britannica e promettente conduttrice televisiva, sfregiata con l’acido nel 2008, dal suo ex fidanzato David Lynch. L’aveva picchiata e violentata e non contento le fece gettare, da un complice, l’acido sulle mani, sulle braccia, sul petto, sul collo, sul viso, fino a squagliarle la gola. Il movente è ancora una volta la gelosia. Le provocano ustioni di terzo grado e la cecità all’occhio sinistro. Oggi Katie ha 31 anni e con un coraggio leggendario ha ripreso il suo lavoro. In una foto, che la ritrae dopo i primi interventi, (Katie è stata sottoposta a 110 interventi chirurgici) postata sui social scrive: “Quando mi guardo allo specchio le mie cicatrici non mi spaventano più, mi ricordano solamente che sono più forte della persona che hanno cercato di far soffrire”.

William

E poi c’è la storia di William Pezzullo, assalito la notte tra il 19 e il 20 settembre del 2012, dalla sua ex, Elena Perotti, che, con l’aiuto di un complice, gli versò addosso una bottiglia di acido. Il ragazzo è stato aggredito una volta uscito da casa della ragazza che stava frequentando. Dopo 30 interventi di chirurgia, William non è più in pericolo di vita, ma l’acido gli ha tolto quasi completamente la vista, i padiglioni auricolari e gli ha sfigurato il viso, il petto e l’addome. Per la vergogna, il forte senso di disagio e i dolori fisici, William si è chiuso in casa per 4 anni. Il tribunale gli ha riconosciuto un milione di euro di risarcimento, ma gli aggressori, risultando nullatenenti, non lo hanno minimamente risarcito. La donna sta scontando la sua pena agli arresti domiciliari, essendo diventata madre due volte dal giorno dell’arresto. “Se fossi stato una donna – aggiunge William- avrei ricevuto un trattamento diverso”.

Filomena

Concludo con la storia di Filomena Lamberti, raccontata nel suo libro autobiografico “Una vita”. È una determinata 56enne salernitana, madre di tre figli, vittima di un marito geloso e violento, che lei purtroppo non aveva mai denunciato, fino alla sera in cui l’ha aggredita versandole una bottiglia di acido sul viso, mentre stava dormendo, nella notte del 28 maggio 2012. Maltrattata e sfigurata dall’uomo che amava da quando aveva 16 anni, il quale è stato condannato a18 mesi di reclusione, ma è uscito dal carcere dopo 13 mesi per buona condotta. Filomena adesso incontra i ragazzi nelle scuole per raccontare la sua storia e le storie di troppe donne maltrattate e umiliate dalla malsana superbia di personaggi abietti, indegni di essere chiamati uomini. “Al primo segno di violenza devono scappare, denunciare. Se uno cede al primo schiaffo poi ne verranno altri e altri ancora”.

Nella maggior parte dei casi gli aggressori sono ex fidanzati e mariti violenti, che non accettano la perdita della persona che posseggono, ma non amano. La base fondamentale per scongiurare simili eventi è educare i propri figli al vero amore, quello sano che si nutre del sorriso e delle gioie dell’altro. L’amore è sacrificio condiviso, mai possesso, perché si ama un altro essere umano e non un cavatappi.

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