Vivendi arriva al 20% su Mediaset, le dinamiche di una scalata finanziaria

Vivendi arriva al 20% su Mediaset, le dinamiche di una scalata finanziaria
(fonte immagine: www.hollywoodreporter.com)

Viene definita scalata ostile e inappropriata, la scalata finaziaria di Vivendi su Mediaset, arrivata ieri al 20%. Quota che le permette di sedere al tavolo delle trattative della immensa azienda, con una posizione di forza.

Il gruppo francese, però, dovrà fare i conti sia con il Governo, schierato contro la sua scalata finanziaria ostile, sia contro la famiglia Berlusconi, la quale dichiara di non voler farsi da parte in questo modo. Nella realtà le cose non stanno proprio così: Vivendi, in assemblea, può bloccare ogni operazione straordinaria di Mediaset. La previsione della società francese era proprio questa: arrivare al 20%, ma i mercati non avevano depositato completa fiducia in tale operazione, tanto che le borse hanno raggiunto una crescita esponenziale nelle settimane scorse, alla vigilia della trattativa, ma ieri, in Borsa, gli acquisti sul titolo Mediaset erano in calo. Dall’inizio di dicembre, quando è iniziato l’acquisto massiccio dei titoli Mediaset, da parte di Vivendi, il valore del titolo è salito del 57%. Mentre ieri la crescita si è conclusa all’1%.

L’enorme e repentina scalata francese all’interno di uno dei più grandi colossi dei media italiani ha scatenato non poche titubanze e tensioni all’interno del Governo, appena ricostituito: il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, in una nota scritta, dichiara che il governo italiano rispetta le regole di mercato, tuttavia “non sembra davvero che quello che potrebbe apparire come un tentativo, del tutto inaspettato, di scalata ostile a uno dei più grandi gruppi media italiani, sia il modo più appropriato di procedere per rafforzare la propria presenza in Italia”. Calenda precisa che il Governo non smetterà di controllare i movimenti e i comportamenti del gruppo francese.

Dello stesso avviso è il presidente della Mediaset, Fedele Confalonieri, che assicura l’impegno nella difesa delle aziende Mediaset, ma al contempo non sminuisce il pericolo: << Le aziende francesi tendono alla cannibalizzazione>>. Delinea, inoltre, l’eventualità sempre più prossima e concreta di uno stato di guerra interno, poiché oltre a vincere la concorrenza esterna, si dovrà lottare con quella interna.

Intanto la Procura di Milano ha aperto un fascicolo in seguito alla denuncia di Mediaset, firmata da Niccolò Ghedini, su ipotesi di manipolazione di mercato riguardo alle modaltà di scalata di Vivendi.

Dinamiche finanziarie del take over

Nel secolo dell’Occidente globalizzato e della teconologia più avanzata, la colonizzazione non è scomparsa, ha semplicemente assunto forme nuove: non più le colonizzazioni belliche, che arrivano fino alla seconda metà del ‘900, ma una colonizzazione economica e finanziaria. Diversa, sicuramente, rispetto alla prima, ma non per questo priva di conseguenze invalidanti e destabilizzanti per l’economia colonizzata.

Mediaset è l’ultimo esempio, ma prima di lei Alitalia che vede come nuovo socio il vettore aereo degli Emirati Arabi, Etihad, nel 2014; ma prima ancora anche Parmalat, nel 2011.

Mediaset, nonostante i 2 milioni di abbonati, dal 2007 non riesce a rialzarsi dagli scossoni da parte di Sky e non produce più utili, al contrario il gigante dei media Vivendi ha una liquidità stimata in 10 miliardi di euro ed è anche l’azionista di maggioranza in Telecom.

A conferma della moderna tendenza colonizzatrice: una scalata finanziaria o take-over sta ad indicare un soggetto economico, di solito un’impresa industriale o una società finanziaria, denominato “predatore”, in grado di ottenere il controllo di una società quotata, la “preda”, acquistandone sul mercato un pacchetto di azioni sufficiente ad entrare in società, con una posizione di forza, a volte addirittura di maggioranza.

Ovviamente la scalata finanziaria è collocata in uno spazio-tempo fittizio: la Borsa. Per definizione è un mercato finanziario regolamentato, in cui vengono contratti strumenti tra cui azioni e valute. Le azioni sono appunto titoli azionari, cioè quote, che le società emettono al fine di ottenere finanziamenti. In soldoni la Borsa è la moderna e telematica piazza di incontro tra la domanda e l’offerta.

Ogni azione viene scambiata, ovvero acquistata o venduta, in base a un prezzo: il valore di mercato, sul quale influiscono molteplici condizioni: l’andamento societario (lo stato di salute della società, la dimensione patrimoniale, le prospettive future di crescita, le acquisizioni, le fusioni e scissioni), l’andamento del comparto (il comportamento di altre aziende, appartenenti al medesimo settore, nelle altre borse mondiali), notizie e novità sull’azienda, come aumento di prestazioni e brevetti o eventuali perdite e fusioni.

È chiaro, quindi, come la scalata finanziaria riguardi la macro-area dell’economia, mostrando una sostanziale indifferenza nei confronti delle piccole sfere di competenza che consentono la realizzazione e il dinamismo delle grandi Borse di mercato. Si parla di scambi e compra-vendita di titoli azionari, di capitalizzazione, quindi di spostamento di enormi cifre di denaro da una società più grande e ricca, che ingloba una società in difficoltà, costringendola a snaturare la propria fisionomia.

Per quanto riguarda il caso specifico Mediaset-Vivendi si tratta di intervenire su uno dei settori più importanti dell’industria contemporanea mondiale: la telecomunicazione. Via di informazioni e aggiornamenti, come anche di intrattenimento e pubblicità. Insomma una grande macchina di soldi, che preme sull’opinione pubblica, perno centrale di una società di massa globalizzata, come la nostra.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook