Neonati e già abbandonati: Napoli, la madre gettava il figlio nell’immondizia

Neonati e già abbandonati: Napoli, la madre gettava il figlio nell’immondizia

La notte del 5 dicembre, a Napoli, una donna ucraina di 37 anni ha tentato di gettare suo figlio, appena nato, chiuso in una busta di plastica, nel cassonetto dell’immondizia. E già: proprio come se si trattasse degli avanzi della cena o di un vecchio paio di scarpe logoro. È chiuso dentro una busta per l’immondizia che Nicola (probabilmente questo sarà il nome del bambino) ha ricevuto il suo benvenuto dal mondo. Sarebbe morto subito dopo essere nato, se non fosse stato per una segnalazione alle forze dell’ordine: come è possibile tanto disprezzo e indifferenza per la vita umana?

Ad accorgersi sono stati due cittadini stranieri insospettiti dalla macchie di sangue sia sugli indumenti della donna, sia sulla busta di plastica, nel quale era nascosto il neonato. Hanno, quindi avvertito i militari presenti nella zona della stazione Centrale. La donna, appena fermata, ha detto che il bambino era morto: mentre il neonato si agitava nella busta, stretto in mezzo a indumenti, che non gli permettevano di respirare.

La madre e il figlio sono stati portari all’ospedale Loreto Mare, dove i sanitari hanno accertato che il piccolo era stato appena partorito dalla donna. Lei è ricoverata, ma è stata arrestata per tentato omicidio, mentre il bambino, quando è arrivato in ospedale era cianotico, ora sta bene.

Subito i poliziotti e successivamente, in ospedale, le altre mamme ricoverate hanno organizzato una colletta per procurare i beni di prima necessità al bambino e poter ovviare a tutte le sue esigenze.

Legge che garantise il parto anonimo

Se per la quasi totalità delle donne generare una nuova vita, la prosecuzione di se stesse, è  una delle più grandi gioie e conquiste della vita, in molti altri casi, invece, è una vera e propria condanna. Il numero delle donne che decide di abbandonare la propria prole è in continua crescita, purtroppo: nonostante la legge che consente l’aborto e la legge che permette di partorire in anonimato. Per quanto riguarda questa seconda legge, sono ancora troppo poche le donne che scelgono di avvalersene, dando alla luce dei neonati destinati ad essere gettati tra i rifiuti o lasciati per strada. Vengono scaricati come pesi ingombranti, dei quali è meglio disfarsi il prima possibile, e senza essere visti da nessuno.

Eppure, come scrivevo sopra, in Italia, esiste una legge del 2000, rafforzamento di quella del 1975, che garantisce alle donne di affrontare un parto in totale anominato: qualora la madre non volesse riconoscere il proprio figlio, questo può essere lasciato in culle termiche salvavita, presenti in diversi ospedali, sparsi per l’intero territorio. Questa legge stabilisce che la dichiarazione di nascita è resa da uno dei due genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dall’ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l’eventuale volontà della madre di non essere nominata.

Una simile legge si è resa necessaria dal momento che ogni anno si registra una percentuale sconcertante di bambini abbandonati, nei luoghi più impensabili, a partire dai cassonetti dell’immondizia, fino ai marciapiedi lungo la strada, addirittura nella fognature, come è accaduto il 10 novembre scorso a Ferentino, dove un feto di quattro mesi è stato ripescato nella fogna. La tragica scoperta è toccata agli operai di una ditta di autospurgo, incaricati da alcuni vicini di sistemare la conduttura che risultava intasata. Purtroppo ad intasare la condutture non era oggetto qualsiasi, ma una piccola vita di quattro mesi. I poliziotti, in questo caso, hanno arrestato i genitori, una giovane coppia, sulla trentina, che aveva provocato l’aborto con un farmaco e aveva lasciato andare un bambino di quattro mesi nelle fognature.

I dati sull’abbandono dei neonati, in Italia, è allarmante: una ricerca condotta dalla Società italiana di Neonatologia (Sin) dimostra che su una media di 55.000 bambini nati ogni anno, almeno 400 non vegono riconosciuti. Rappresentano lo 0.7%, ma i dati riguardano solo i bambini che sopravvivono all’abbandono.

Le donne che abbandono in condizioni deplorevoli i loro figli non sono solo donne con problemi psichici, ma anche costrette a vivere in situazioni sociali ed economiche piuttosto gravi. Contrariamente a quanto si possa pensare questo fenomeno non tende a diminuire, ma anzi aumenta esponenzialmente, con un ritmo che si avvicina al 20% circa, ogni anno. Sono soprattutto donne straniere immigrate ad abbandonare i loro figli, ma anche donne del Sud: oltre un terzo delle donne che compiono questo gesto sono italiane, e sono soggette deboli, al di sotto dei trenta anni, che vanno a partorire una città diversa dalla loro. Quasi sempre sono donne con un’istruzione scolastica al di sotto delle media, che non hanno mai ricevuto aiuto psichicologico e morale da esperti o famigliari.

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