Omofobia: ecco perché non se ne parla mai abbastanza

Omofobia: ecco perché non se ne parla mai abbastanza

Il rapporto per il 2016 dell’ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual and Trans and Intersex association), fotografa una situazione che sta migliorando, ma che ha ancora molto su cui lavorare per quanto i riguarda i diritti delle persone LGBT (sigla che indica le categorie di persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). Anche se si stanno moltiplicando nel mondo i paesi in cui vengono approvate norme a favore delle persone lgbt, in 75 stati la pratica omosessuale è ancora vista come reato punito con la galera ed in 13 stati è addirittura prevista la pena di morte, tra questi Malesia, Arabia Saudita e Mauritania. Sullo schieramento opposto in altrettanti stati sono state fatte leggi a favore di tali diritti, tra questi la cattolicissima Irlanda. L’Ilga ha anche effettuato interviste e sondaggi in giro per il mondo e il 67% degli intervistati si è dichiarato favorevole all’uguaglianza dei diritti. In Europa però, il dato più allarmante è dato da coloro i quali -una percentuale non irrilevante- ritengono sia giusto che l’omosessualità venga considerata un reato. In una scala che misura in percentuale il riconoscimento di tali diritti nei 49 paesi in Europa, andando da 0% (totale violazione di diritti e discriminazione) a 100% (rispetto totale dei diritti), ciò che più preoccupa è l’Italia, la quale si posiziona solo al trentatreesimo posto, appena sopra molti paesi dell’est Europa in cui la discriminazione e l’arretratezza per questo argomento dilaga, mentre ai vertici della classifica troviamo rispettivamente Gran Bretagna, Belgio e Malta in prima posizione.

Proprio in Italia sono presenti ancora molte lacune, come dimostrano i dati Ilga, sia ad un livello legislativo, dove nonostante l’approvazione della legge Cirinnà, i diritti riguardanti la sfera familiare sono attestati al 37%, mentre l’uguaglianza e la non discriminazione sono ancora confermate a livelli inumani. Dal 2000 ad oggi nel nostro paese si contano ben 84 casi accertati di omofobia, espressa attraverso insulti, aggressioni ed omicidi. La violenza contro le persone lgbt rientra tra la violenza d’odio, ma in Italia non c’è alcuna legge che prenda questa categoria in considerazione, come ci viene spiegato dall’agenzia dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Purtroppo uno dei casi più recenti riguarda un ragazzo che indossava una maglietta con una scritta pro-gay a Salerno, in ottobre, il quale è stato preso a calci e pugni rincarati da insulti come “frocio”.

Ci sono ancora molte realtà in cui anche solo insulti non vengono puniti, come nei casi di bullismo, specialmente tra i più giovani, quando le parole possono ferire ancora più dei pugni. È lampante la necessità di tutela che il nostro paese deve garantire nei confronti di queste persone, il cui accesso ai diritti non deve essere assolutamente ostacolato, ed il bisogno, ancora più importante, di una migliore educazione civica che parta fin dai più bassi livelli scolastici, con cui poter far capire la perniciosità di determinati linguaggi e ragionamenti. La legge 25 giugno 1993, n. 205, denominata legge Mancino dal nome del ministro che la propose, prevede sanzioni per le violenze, o l’incitamento ad esse, per motivi razziali, religiosi e nazionali: evidente che da questa norma manchino le voci delle persone lgbt. Seppure si parli da anni di modifiche e revisioni di questa legge, sostenute da alcuni partiti ed in particolar modo dalle associazioni lgbt, non è ancora stato fatto niente in materia, mostrando chiaramente una certa arretratezza non ancora superata.

Non sono comunque tutti dati negativi, anzi, alcune esperienze ci mostrano come si stanno facendo passi avanti e ci siano buone prospettive per il futuro. A Roma, nel luglio 2016, nasce “Refuge LGBT”, la prima casa di accoglienza temporanea per persone lgbt che hanno subito violenza o maltrattamenti in ambito familiare. Il progetto è nato da un’idea formatasi dall’incontro di Gay center e Refuge, associazione che si occupa della gestione, da molti anni in Francia, di case famiglia per vittime lgbt di discriminazioni e violenze. Tutto ciò è stato possibile anche grazie alla collaborazione della regione Lazio, della città di Roma e della chiesa valdese. La casa offre molti servizi tramite personale qualificato, tra i quali: mediazione familiare, supporto psicologico e legale, mediazione sociale ed altri ancora. I numeri presentati dal quadro offerto dalle indagini dell’ILGA mostrano che si è sulla strada giusta, ma bisogna fare ancora molto, partendo dall’opinione pubblica e dall’educazione, specialmente in Italia dove, come mostrato dai dati raccolti, si è purtroppo ancora molto indietro per quello che riguarda i diritti LGBT. Quello che è possibile è sicuramente una migliore e maggiore sensibilizzazione di tutti riguardo questo problema che riguarda la nostra società, che vada soprattutto a dimostrare che le persone non sono certamente distinte in “buone e cattive” dal loro orientamento sessuale, il quale, qualunque esso sia, non deve in alcun modo limitare la libertà ed i diritti dell’individuo. Essere più moderni, in questo senso, è un obbligo oltre che un’opportunità, per una società più giusta e più uguale.

di Adriano Soldi

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook