Maltempo e devastazioni, la prevenzione rimane un miraggio

Maltempo e devastazioni, la prevenzione rimane un miraggio
Un grosso tronco sul fiume Tanaro in piena (Foto: www.targatocn.it)

Il sole è tornato a fare capolino tra le nubi che negli scorsi giorni hanno riversato ingenti quantità di pioggia lungo lo stivale, un’ondata di maltempo che ha contribuito ad aggravare le condizioni già precarie di un Paese ancora in piena stagnazione economica e costretto a fare i conti con gli eventi naturali, in questo periodo particolarmente intensi e forieri di morte e devastazione.

Il primo pensiero và certamente alle persone che a causa dei fenomeni naturali hanno perso i loro beni e devono fare i conti con danni ingenti alle loro proprietà e luoghi di lavoro; da Torino a Messina, infatti, il maltempo ha lasciato dietro di sé danni consistenti, frane, esondazioni e dispersi ma soprattutto la triste consapevolezza del fatto che poco o nulla si è fatto per prevenire in modo efficace questo tipo di catastrofi. A ribadire il concetto è stato l’ing. Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale alla Sapienza di Roma e presidente di Sogeea Spa: «I 68 morti e gli oltre 2mila sfollati dell’alluvione del 1994 non hanno insegnato nulla: la provincia di Cuneo, ancora una volta, è sconvolta da un’ondata di maltempo che ne mette impietosamente in evidenza l’estrema fragilità del tessuto urbanistico e ambientale. Siamo in presenza di territori in cui la dispersione urbana e l’incessante impermeabilizzazione del suolo hanno compromesso considerevolmente la capacità del territorio di assorbire fenomeni meteorologici anche leggermente al di sopra della media. Con grande amarezza, bisogna constatare che 22 anni sono passati invano; come in tante altre parti del nostro Paese, l’emotività legata al singolo evento non viene mai accompagnata da inequivocabili segnali di discontinuità, da un deciso cambio di direzione a livello di scelte politiche e di pratiche amministrative.

Di certo – ha proseguito Simoncini – nessuno potrà dire che si è trattato di un fenomeno inatteso. Quella compresa fra le province di Cuneo e Savona è una delle zone dell’Italia settentrionale storicamente più sensibili dal punto di vista idrogeologico: negli ultimi cinquant’anni si possono contare almeno una sessantina di alluvioni di forte intensità e non più tardi del 2009 proprio il fiume Tanaro fu interessato da una piena di portata assai notevole. Sporadici interventi di manutenzione degli argini o di ripulitura dei letti dei corsi d’acqua non possono evidentemente bastare a mettere in sicurezza il mezzo milione di persone che solo in Piemonte vive in zone ad alto rischio di frane e alluvioni. Allargando lo sguardo all’Italia, va sottolineato come un territorio di 23mila chilometri quadrati, vale a dire l’equivalente dell’intera regione Toscana, sia ormai irrimediabilmente cementificato e impermeabilizzato. Tra l’altro, quasi il 30% del suolo consumato si trova in aree a pericolosità idraulica, il 23% in zone in cui è probabile che possano verificarsi delle frane. Le grandi città, ma anche realtà abitative di dimensioni assai più contenute, non perseguono serie politiche di riqualificazione dell’esistente, ma tendono senza sosta a svilupparsi verso l’esterno, erodendo porzioni sempre più vaste di territorio e creando periferie e frazioni prive dei necessari requisiti di sicurezza come argini per fiumi e torrenti, canali di scolo per la pioggia, impianti idrovori, consolidamento della piantumazione. Così facendo, vittime e danni si continueranno a contare senza sosta».

Avevamo già parlato dell’importanza della prevenzione per quanto riguarda il maltempo, soffermandoci anche sul fatto che in realtà molti denari (almeno sulla carta) vengono investiti proprio per evitare situazioni critiche. Tuttavia – Simoncini lo ha ricordato – nonostante diversi esiti catastrofici possano essere preventivati e dunque evitati, ad oggi l’ingente quantitativo di soldi spesi non dà gli esiti sperati e le uniche soluzioni – se così possiamo definirle – si riassumono nell’allertare la popolazione (invitandola poco prima della piena a raggiungere i piani alti) o, come ha raccontato una signora a Studio Aperto, ad appellarsi alla Madonna.

Questo pomeriggio il capo del Governo incontrerà i sindaci delle località colpite dal maltempo: «La piena di Alessandria – ha commentato Matteo Renzi – è passata senza ulteriori danni alle persone ma adesso è il momento di lavorare sulla ricostruzione. Oggi alle 15.30 sarò in provincia di Savona coi sindaci. Nel frattempo abbiamo firmato con il sindaco Brugnaro il Patto per Venezia. L’Italia è stata bloccata per anni dai veti e dalle polemiche. Facciamola ripartire, insieme».

Oltre che alla ricostruzione, prendendo spunto anche dalle osservazioni di Simoncini, sarebbe meglio lavorare sulla prevenzione; far sì che i soldi destinati ad evitare i disastri vengano effettivamente spesi per quel preciso scopo, senza pericolose dispersioni. E’ paradossale infatti, constatare che a Messina (caso emblematico) manchi l’acqua dai rubinetti quando una pioggia al di sopra della media è capace di provocare inondazioni devastanti. Chiaramente si tratta di cose ben distinte ma a ben vedere, a un livello superiore, si ritrovano sotto il più vasto insieme della cattiva gestione, un raggruppamento che chiama in causa anche l’operato del governo, incapace – questo è il punto – di far ripartire il Paese intervenendo sulle fondamenta, attuando politiche di prospettiva volte a limitare il più possibile le devastazioni – ben più onerose, anche in termini di vite umane – a cui oggi è necessario far fronte.

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