Povertà, la vera crisi e l’indifferenza

Povertà, la vera crisi e l’indifferenza

Il problema della povertà ha da sempre afflitto Paesi ritenuti lontani dal nostro orto, sia culturalmente che fisicamente, come se determinate realtà esistessero solo negli schermi delle televisioni. Negli ultimi anni, però, non solo le catastrofiche zone dell’Africa patiscono la fame e la mancanza dei beni primari, anche le condizioni degli italiani non sono delle migliori.

Secondo l’Istat, nel 2015 in Italia la povertà assoluta coinvolge il 6,1% delle famiglie residenti, un minore su tre è a rischio esclusione sociale, mentre i bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo a causa della mancanza di riscaldamenti. “Un dato importante e allarmante”, secondo Francesco Belletti, sociologo e direttore del Centro Internazionale Studi Famiglia, “un problema di cui non possiamo non occuparci e che corrisponde alla povertà delle famiglie. Quel che posso aggiungere è che quando si passa a famiglie con tre o più figli la percentuale di famiglie povere aumenta e passa al 30 per cento. Il che vuol dire che i bambini poveri in famiglie numerose sono davvero molti.”

Aumentano anche le persone senza dimora fissa: la maggior parte dei senzatetto vive nelle regioni del Nord (56%), mentre il 24% vive nel Centro e il 20% tra il Sud e le isole. Questa distribuzione, secondo gli studi Istat, è legata all’offerta dei servizi e alla concentrazione delle popolazioni nei grandi centri: infatti, quasi il 60% dei servizi ha sede al Nord, il 19% al Centro e il 21% nelle regioni del Sud. Per la maggior parte si tratta di uomini (85%) con un basso titolo di studi, e per oltre la metà di stranieri (58%). Di questi il 28% dichiara di lavorare, anche se si tratta di lavori poco remunerati e saltuari: principalmente giardinieri, lavapiatti, addetti alle pulizie o alla raccolta rifiuti, ecc.. Un vero e proprio esercito di disperati, circa 50mila in tutto e in costante aumento (nel 2011 erano in 47mila). Sono uomini separati dal coniuge che hanno perso il lavoro o che hanno dovuto chiudere le proprie attività a causa delle tasse sempre più alte. Dimenticati dalle istituzioni e dal mondo intero, dormono dove capita, nell’incavo di una vetrina o di un bancomat, sotto il portico di una chiesa. Solo una parte di loro affolla i dormitori delle città: la maggior parte non trova posto o ne rifiuta l’atmosfera e le regole, vengono definiti P.D.I. cioè persone con difficoltà a interagire.

E a fronteggiare l’emergenza chi ci pensa? Soprattutto organizzazioni private e associazioni di volontariato: sono oltre 700 gli enti che erogano servizi ai senza dimora. Il 33% è focalizzato sui bisogni primari, il 17% si preoccupa di fornire un alloggio notturno e il 4% di accoglienza diurna. L’intervento dello Stato è piuttosto limitato: solo la metà dei fondi pubblici coprono i servizi, il resto è lasciato all’azione spontanea di coloro che portano avanti una missione, senza nessun legame con le istituzioni.
Questi dati fanno riflettere su un fenomeno che, nonostante il susseguirsi di diverse aree politiche alla guida del governo, permane e non sembra toccare chi di volta in volta siede sulle comode poltrone di palazzo: la vera crisi e l’indifferenza.

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