Whatsapp indagata per scambio di dati con Facebook

Whatsapp indagata per scambio di dati con Facebook

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha aperto due istruttorie nei confronti di Whatsapp Inc. per la cessione dei dati degli utenti a Facebook.

In un saggio intitolato “Silicon Valley: i signori del silicio”, il sociologo Evgeny Morozov parlava di “ascesa dei dati” come “nuova ricchezza”. Ecco, Morozov aveva ragione. Il caso Whatsapp insegna.

Quello che sta succedendo in queste ore, con l’Agcm che indagherà sullo scambio di dati tra Whatsapp Inc. e Facebook, nient’altro è che una delle conseguenze esposte nel brillante saggio del bielorusso, che mette in discussione la “bontà” e la narrazione delle nuove aziende tecnologiche. E l’inettitudine della politica verso questi fenomeni.

Le indagini contro Whatsapp

I due procedimenti istruttori verranno avviati per presunte violazioni del Codice del Consumo. «Un primo procedimento – spiega l’ente nel comunicato ufficiale – è diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi Termini contrattuali».

La prima indagine approfondisce la condivisione dei dati personali con Facebook e quanto lo scambio sia stato ingannevole verso gli utenti con «un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione medesima».

«L’effetto – continua la nota – di condizionamento sarebbe stato, peraltro, rafforzato dalla prespuntatura apposta sull’opzione “Facebook” in una schermata di secondo livello alla quale l’utente accedeva, dal messaggio principale, tramite apposito link».

La seconda istruttoria invece è diretta ad accertare quanto le clausole nei termini di utilizzo fossero vessatorie. L’approfondimento è basato anche sui termini contrattuali che l’azienda e alle modalità con cui venivano modificate le clausole.

Gli accertamenti verranno effettuati su «facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani».

Uno scambio intra-aziendale già noto

La notizia dello scambio di dati nient’altro è che uno caso di spostamento intra-aziendale. Pensare che Facebook, con l’acquisizione dell’app di messaggistica dal telefono verde, non avrebbe utilizzato tutti i dati raccolti da Whatsapp è ingenuo.

Nel febbraio 2014 il servizio di messaggistica istantanea è stata acquistato da Facebook per 16 miliardi di dollari. E già allora in molti si preoccuparono delle conseguenze. Tutti, ma non i governi, che come al solito si svegliano tardi. Italia inclusa.

Tornando al saggio sulla Silicon Valley, Morozov sosteneva che il potere non ragiona sulle cause, ma sugli effetti e reagisce, passivamente, a dinamiche già in atto. In questo senso, la notizia dei due procedimenti istruttori rientra in questo scenario.

Nel settembre scorso il Garante della Privacy aveva avviato un’altra istruttoria sempre in relazione alle modifiche dei termini di uso effettuate da Whatsapp.

Proprio a quel periodo risale la decisione dell’azienda americana di proporre agli utenti un opzione per la gestione dei dati personali. Le modifiche prevedevano di cambiare le impostazioni sulla privacy e il blocco della condivisione di dati con Facebook attraverso una spunta nel menù delle impostazioni.

In realtà, come annunciato dalla stessa società nel suo blog ufficiale, «il gruppo di aziende di Facebook (tra cui Whatsapp n.d.r.) continuerà a ricevere e utilizzare queste informazioni per altri scopi, come il miglioramento dei sistemi infrastrutturali e di consegna, comprendere come i nostri o i loro servizi vengono utilizzati, assicurare i sistemi, la lotta contro le attività di spam, abusi, o violazioni».

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