Emergenza migranti, una situazione sempre più instabile

Emergenza migranti, una situazione sempre più instabile

Sono sempre più numerosi i migranti che sbarcano sulle nostre coste, precisamente il 10% in più dello scorso anno. Arrivano a bordo di barconi insicuri, mettendo a repentaglio le proprie vite e quelle dei propri figli. Non sono semplicemente poco campanilisti, ma sperano in un futuro diverso da quello che le terre del continente nero avevano riservato loro. E troppo spesso i viaggi della speranza verso l’Europa finiscono male, si trasformano in tragedia. Intanto l’Europa non riesce a dare risposte concrete e ad elaborare strategie per gestire un’emergenza senza fine, se non quelle dell’innalzamento di nuovi muri fisici, come quello dell’Ungheria che serve a chiudere il confine con la Slovenia.

E’ proprio di oggi la notizia degli arrivi di altre 4200 persone nei porti italiani, in particolare in Puglia e Sicilia: sale il livello d’allarme. Secondo quanto rendono noto le strutture di intelligence del Viminale, il numero degli arrivi potrebbe aumentare vertiginosamente nelle prossime settimane, soprattutto se la Turchia deciderà di chiudere definitivamente le frontiere ai migranti in fuga dalla Siria. Nonostante la situazione abbia mandato nel panico le organizzazioni che gestiscono l’emergenza, le operazioni di soccorso sono già partite: come riporta il Corriere.it, il mercantile Tanker Okyroe giungerà ad Augusta, in Sicilia, con 758 persone; la nave Siem Pilot, con 1.117 migranti e 17 salme ha già attraccato a Palermo; la nave Dignity I, con 552 persone e una salma arriverà a Trapani; la nave Werra giungerà con 857 migranti a Messina; la nave Corsi con 358 migranti arriverà a Crotone; la nave Beckett con 650 migranti giungerà a Pozzallo; e un veliero con circa 120 migranti è atteso a Santa Maria di Leuca.

La situazione in Italia è instabile e molto frammentata: il sistema di accoglienza progettato dal Governo italiano per ridurre i flussi migratori provenienti principalmente dalle coste africane non funziona. Le nuove soluzioni proposte dal Ministero della Giustizia sono sempre più aleatorie e incomplete: una vera e propria limitazione al diritto d’asilo è la news uscita dagli uffici di via Arenula, senza però prevedere l’attuazione di un piano completo. Infatti non si potrebbe più ricorrere contro le decisioni negative delle Commissioni che valutano le domande di asilo, ed è vero che così sarebbero ridotti i tempi di permanenza dei richiedenti -oggi circa due anni-, ma non si sa cosa succederà a chi riceverà esito negativo, uscendo definitivamente dal sistema di accoglienza.

Delle singole comunità, come quella di Sant’Egidio, hanno comunque provveduto ad adottare politiche umane, portando avanti diverse campagne di solidarietà: un esempio è il corridoio umanitario che ha portato in Italia 280 siriani senza che questi rischiassero la vita. Infatti, lo scopo della Comunità di Sant’Egidio, come quello di tante altre che lavorano in silenzio e che non mangiano sulle cooperative che si occupano dei soccorsi e dell’accoglienza dei profughi, è quello di sottrarre il maggior numero di vite possibile al traffico di essere umani: un vero business nel Mediterraneo di cui non si conoscono gli attori. Né queste comunità si preoccupano dell’istituzione della giornata nazionale in memoria delle vittime in mare, utile solo a pulire la coscienza di chi non fa trasparenza sull’emergenza migranti.

Il problema non riguarda solo l’Italia: è cominciato alle sei di stamani lo sgombero della giungla di Calais, il grande campo che ospita più di seimila profughi diretti oltremanica. Sono già partiti i primi bus con a bordo circa 50 sudanesi diretti nel Burgundy. Il Ministro dell’Interno francese Cazeneuve  ha riferito ai media locali che tutto si sta svolgendo in modo tranquillo e che la situazione è sotto controllo. I problemi però sono previsti per il fine settimana, quando nel campo resteranno i circa duemila resistenti che sperano ancora di raggiungere l’Inghilterra. I migranti verranno distribuiti nei centri di accoglienza di 11 regioni, escluse Ile-de-France e Corsica.

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