Il silenzio assordante che incombe sulla Terra dei fuochi

Il silenzio assordante che incombe sulla Terra dei fuochi

Tutto è iniziato qualche decennio fa, nel 1997 quando un camorrista pentito, Schiavone, ha evidenziato la situazione del sottosuolo campano: da lì sono scattate le indagini che hanno portato alla luce l’impensabile. Nel più breve tempo possibile, tutto è stato insabbiato e sottovalutato dallo Stato che di volta in volta ha cercato di far fronte alle emergenze, senza mai mettere le mani sul filo conduttore che c’era, e che c’è, tra queste. Sperando che la Terra dei fuochi restasse in silenzio.

La cronaca sembra la stessa degli anni ’90: ancora oggi vengono sequestrate intere aree da bonificare, vengono studiate e monitorate le morti causate dai disastri ambientali, e soprattutto ognuno è rimasto al suo posto e continua a fare ciò che gli pare e piace sulla pelle degli altri.

Rifiuti pericolosi, amianto in cattivo stato manutentivo, scheggiato e quindi pericoloso, scarti di lavorazione, circa 20mila metri cubi di scorie derivanti dai processi di fusione dell’alluminio, sono stati sequestrati pochi giorni fa, nel comune di Caviano, dagli agenti di Polizia di Napoli, coordinati dal Procuratore di Napoli Nord Francesco Greco e dal sostituto Giovanni Corona.

Il 17 ottobre nel corso di un blitz nella Terra dei fuochi, sono stati scoperti dai carabinieri altri depositi di rifiuti tossici: 34 attività sospese e 69 persone denunciate. Tra le altre cose, grazie a quest’operazione, gli inquirenti hanno scoperto che gli olii esausti delle officine meccaniche finivano direttamente nelle fognature.

Di questa mattina, invece la notizia del sequestro di altre tre aree utilizzate per la gestione abusiva di rifiuti speciali: l’operazione, condotta dal Reparto Aeronavale della Guardia di Finanza di Sant’Antonio Abate (Napoli), ha portato alla denuncia per illeciti ambientali di quattro persone.

Come scriveva l’Espresso qualche mese fa, la Terra dei fuochi non riesce a trovare la pace: nuove  e pesanti inchieste aperte sul traffico dei rifiuti tossici, commissioni antimafia che continuano a scavare e sviscerare i faldoni che da mesi giacciono sulle scrivanie dei magistrati incaricati, e l’ombra della camorra che non manca mai. Un meccanismo ormai consolidato che si ripete da anni, scandali spesso destinati all’oblio, un business da milioni di euro che sembra non essere neanche sfiorato dalla crisi.

Tra le aree più compromesse d’Italia sotto il profilo ambientale, la Terra dei fuochi è ormai arrivata ad un punto di non ritorno: gli illeciti connessi al (ri)ciclo dei rifiuti tossici, gli esposti delle associazioni di cittadini e i morti di tutte le età che ogni giorno vengono pianti dai propri cari sono innumerevoli.

Uno Stato assente che non riesce (o non vuole?) fronteggiare l’emergenza per trovare una soluzione definitiva che sradichi le mafie da questa maledetta Terra, e la camorra che ha occhi solo per la propria economia. E i cittadini nel mezzo.

I giovani che s’immolano all’indifferenza che caratterizza il “triangolo della morte” -sì, è stato definito anche così- non mancano, ma sono abbandonati dalle Istituzioni. Persino la natura si sta ribellando: sono stati analizzati casi di feti animali nati malformati e cadaveri di bestie morte per intossicazione, tutti riconducibili ai disastri ambientali della zona. Pensare che un tempo la Terra dei Fuochi era stata definita dai romani “Pianura Felix”, proprio perché considerata fertile, fa accapponare la pelle.

Uno scenario da incubo in cui la popolazione locale è soffocata dall’inerzia delle istituzioni, dal potere della criminalità organizzata, dall’aggressione di patologie devastanti e dalle bocche serrata di chi sa ma non vuol parlare. Eppure i campani continuano a lottare a denti stretti per far sentire il proprio grido. Sperando, un giorno, di riuscire a rompere questo silenzio assordante.

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