Mafia: carabiniere trasferito perché indagava contro potenti?

Mafia: carabiniere trasferito perché indagava contro potenti?

Si chiama Domenico Strada e con lui il Ros di Firenze ha portato in tribunale politici, mafiosi e imprenditori. Il trasferimento dopo inchiesta su Bulgarella, imprenditore indagato per rapporti di mafia con Messina Denaro

Con Domenico Strada i carabinieri del Ros di Firenze si sono occupati di indagini scottanti legate a mafia, corruzione e traffici illeciti. L’ex colonnello è solo l’ultimo in ordine cronologico ad aver proseguito questo lavoro. E bene a quanto pare, perché è stato “promosso”, ergo trasferito, dagli ambienti investigativi alla scuola marescialli di Firenze.

L’indagine che parlava anche di mafia

Un anno e mezzo fa, le indagini dei carabinieri del Ros e della Dda di Firenze portarono all’accusa nei confronti di una presunta organizzazione di colletti bianchi. Tra le persone implicate nella vicenda spiccava Andrea Bulgarella, imprenditore trapanese trapianto proprio nel capoluogo toscano. Negli anni Bulgarella ha costruito un impero nel settore alberghiero ed è diventato noto per il restauro di un famoso hotel livornese nel 2008. Insieme ad altre dieci persone tra imprenditori e impiegati amministrativi, tra cui l’ex numero due di Unicredit Fabrizio Palenzona, Bulgarella era accusato di favorire Cosa Nostra attraverso i rapporti con il latitante Matteo Messina Denaro. Il processo è stato caratterizzato da acquisizione di atti, dissequestri, ricorsi e colpi di scena che hanno portato nel maggio scorso all’accoglienza del ricorso della Ddd dopo il parere del Riesame dell’ottobre 2015 che scagionava Bulgarella dalle accuse. Tra gli uomini che contribuirono alle indagini c’era proprio l’ex colonnello dei carabinieri Domenico Strada.

Se la “promozione” è “punizione”

Domenico Strada cominciò la sua carriera a Palermo. In poco più di un decennio al comando del Ros fiorentino ha raccolto risultati importanti e riconoscimenti. Per citarne alcune, Strada e il gruppo da lui guidato ha lavorato a diverse inchieste che toccavano collusioni tra malaffare e politica: quella su Verdini; quella sugli appalti pubblici nota come “Sistema”; e quella sulla Tav cosiddetta “Grandi Opere”. Eppure la sua carriera investigativa termina proprio in parallelo al processo Bulgarella. Il suo caso non è il primo. Sono molti gli inquirenti coinvolti in coincidenze simili che sembrano assumere i caratteri della penitenza per aver svolto il loro lavoro.

Spesso il fastidio recato dalle loro ricerche va a toccare interessi notevoli ed eccellenti. Come accaduto al dirigente della Mobile di Trapani Giuseppe Linares che, dopo anni di contrasto alla mafia trapanese, è stato “promosso”. Peccato che il passaggio di grado non rende possibile a Linares di poter continuare a guidare il reparto investigativo della Questura siciliana. Questione di gradi. Così Linares viene mandato a Napoli, a ricoprire il ruolo di direttore alla Dia di Napoli.

Anni dopo, stessa sorta per Giovanni Leuci, anche lui in aria di “promozione” dopo i rapporti ottenuti da anni di indagini che svelavano i rapporti tra ‘ndrangheta e Cosa Nostra sui traffici di stupefacenti. Anche lui è stato “promosso”, a Varese.

 

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