Cucchi bis: la perizia non parla solo di epilessia

Cucchi bis: la perizia non parla solo di epilessia

La perizia dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi ha generato rabbia e indignazione. Ma al suo interno parla per la prima volta di fratture. Un punto cruciale in una possibile accusa per omicidio.

«Circa il male cosiddetto sacro questa è la realtà. Per nulla – mi sembra – è più divino delle altre malattie o più sacro, ma ha struttura naturale e cause razionali». Con queste parole Ippocrate di Kos descrisse l’epilessia nel “De Morbo Sacro”, opera classica che approfondisce l’origine della malattia con uno sguardo lontano dalla visione soprannaturale dell’epoca classica. E non solo: vedere al processo Cucchi per credere.

Struttura naturale e cause razionali, appunto. Le stesse che sembrerebbero essere ininfluenti nel dibattito e nelle considerazioni che emergono dall’ultima perizia presentata al processo sul caso Cucchi. Sui risultati, che vanno ad arricchire con un nuovo atto istruttorio un processo fatto di colpi bassi, depistaggi e pure mancanze di rispetto, non è stata detta una cosa fondamentale: la perizia non da la certezza sul fatto che Stefano Cucchi sia effettivamente morto per epilessia, perché esiste anche una seconda ipotesi sulle fratture riportate dal geometra che possono aprire un processo per omicidio.

Fare chiarezza per comprendere scenari nuovi

Stando al testo presentato dal collegio di periti nominato dal gip nell’ambito dell’inchiesta-bis, il 31enne romano è andato incontro a «una morte improvvisa e inaspettata per epilessia con patologia epilettica di durata pluriennale trattata con farmaci anti-epilettici».

Comprensibilmente, le conclusioni hanno generato sentimenti di sdegno in quanti seguono il processo. Una versione del genere sulla morte Cucchi si scontra inevitabilmente con le foto del suo corpo martoriato e pieno di lividi. Tuttavia questa possibilità non è una sentenza, ma un’ipotesi, quella «dotata di maggior forza ed attendibilità». Questa è stata messa in primo piano rispetto a un’altra analisi – molto importante – che parla per la prima volta di fratture. Rimanendo alla prima possibilità, la morte per epilessia di Cucchi non ha un nesso tra la morte e il «violentissimo pestaggio» subìto dal 31enne romano tra le mura della caserma Appia dei carabinieri.

A ribadire però un concetto importante è la stessa sorella del geometra romano, Ilaria Cucchi, attraverso il suo profilo Facebook. La sorella di Stefano ha scritto che l’ipotesi dell’attacco epilettico è stata presa solo inizialmente per plausibile, salvo poi essere definita «priva di riscontri oggettivi». Fattore, queeso, che in indagini scientifiche è fondamentale.

Per la prima volta si confermano le fratture

La chiave di lettura della perizia ha quindi un duplice significato. Da un lato parla di decesso per epilessia, dall’altra di «duplice frattura della colonna e del globo vescicale che ha fermato il cuore», tesi sostenuta da sempre dai familiari di Cucchi secondo cui il pestaggio, riscontrato dalle due lesioni ossee, ha portato al decesso di Cucchi in seguito alla negligenza medica.

Questo aspetto poco considerato cambia le carte in tavola. «Sono sbalordita per le notizie sul decesso per epilessia – ha dichiarato stamane Ilaria Cucchi su Radio Rock – Oggi però viene riconosciuto quello che noi sosteniamo da sempre – ha dichiarato parlando delle fratture – che hanno portato al danno alla vescica che poi l’ha portato alla morte. Stefano è morto per le conseguenze di quel pestaggio, quindi secondo me si va a processo e si va a processo per omicidio».

Riguardo alle due considerazioni della perizia, Ilaria Cucchi ha dichiarato che «i periti danno due ipotesi, la prima, appunto, la morte per epilessia che loro stessi definiscono non documentabile e priva di riscontri oggettivi. La seconda, invece, che è documentabile, è stata messa in secondo piano».

C’è poco da esultare, per la difesa 

A gettare nello sconforto iniziale sono stati anche i commenti di alcuni sindacati di polizia. Il Coisp, per esempio, che è stato già in passato implicato in accuse sulle responsabilità della famiglia nella morte di Cucchi, ha commentato la vicenda tramite una nota. «Aspettiamo le scuse da parte di tutti coloro – familiari, giornalisti, politici e quant’altro – che hanno sposato ad occhi chiusi la tesi dell’uccisione dell’uomo» dichiara nel comunicato Franco Maccari, Segretario del Coisp.

A fare eco alle dichiarazioni del sindacato di categoria anche il Sappe, con un comunicato stampa, e il senatore Giovanardi, che da Twitter parla retoricamente di «tempo galantuomo». Ma né il Coisp, nè il Sappe, né Giovanardi hanno approfondito le carte della perizia e si sono – evidentemente – fermati ai titoli dei giornali applaudendo alla morte per epilessia.

Come scrive Leonardo Bianchi su Vice:

«Nella perizia, infatti, non c’è scritto che Cucchi è morto sicuramente per epilessia. I titoli che abbiamo letto così insistentemente nelle ultime ore sono causa di una lettura incompleta, di chi ha preso e isolato quella parte mettendo in secondo piano il resto del documento.

Questo non vuol dire che la perizia sia perfetta, tutt’altro: è estremamente confusionaria e contraddittoria, non fornisce alcuna certezza e in certi punti si spinge in valutazioni più giuridiche che mediche. Ma nonostante tutto, potrebbe essere un passo in avanti.

Ora toccherà alla procura decidere se contestare questo capo d’imputazione ai carabinieri indagati dell’inchiesta-bis. Non è una questione di poco conto: se dovesse rimanere in piedi l’attuale accusa di lesioni, arriverebbe la prescrizione a falcidiare il processo, mettere al riparo i responsabili e bloccare una volta per tutte la ricerca di giustizia e verità».

Nuovi scenari

Per il legale della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, la cosa importante è che il collegio di periti abbia stabilito che «il globo vescicale non si sarebbe formato se non l’avessero curato; ma il globo vescicale è la causa di morte. E è quello che conta per il diritto e per la Cassazione».  Anselmi ha poi scritto su Facebook che la perizia «riconosce finalmente dati scientifici sui quali gli indagati non potranno evitare il processo per omicidio».

I nuovi elementi probatori saranno in mano della Procura che potrà utilizzare nel processo tutti i dati raccolti. Tornando a Ippocrate «gli uomini tuttavia lo ritennero (il male epilettico n.d.r.) in qualche modo opera divina per inesperienza e stupore, giacché per nessun verso somiglia alle altre. […] In verità io ritengo che i primi a conferire carattere sacro a questa malattia siano stati uomini quali ancor oggi ve ne sono, maghi e purificatori e ciarlatani e impostori, tutti che pretendono d’essere estremamente devoti e di veder più lontano».

Oggi la strada per fare giustizia sul caso Cucchi puo’ avere un corso diverso se analizzata a fondo. Ippocrate insegna.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook