Storie di drammatica quotidianità e di uno Stato sordo

Storie di drammatica quotidianità e di uno Stato sordo

Sono imprenditori, operai, commercianti, uomini comuni o più semplicemente eroi. Sono loro i protagonisti delle drammatiche vicende che da mesi, anni forse, riempiono le pagine di cronaca nera dei nostri quotidiani. Stentano ad arrivare a fine mese, cercano di ripartire, di ricominciare tutto daccapo ma purtroppo non ce la fanno, non riescono materialmente a far fronte alle spese e alle tasse che di giorno in giorno aumentano. Sono perseguitati dalle banche, da Equitalia, dagli istituti di finanziamento e da chi più ne ha più ne metta, fino a sognarseli la notte, fino a diventare un vero e proprio incubo. “Le toglieremo la casa e l’attività, e i vostri debiti andranno a carico dei vostri figli”, sentono dirsi spesso dagli incaricati del recupero crediti.
E la soluzione a questo punto qual è? E’ drammatica e non lascia spazio alla speranza, che dovrebbe essere sempre l’ultima a morire: il suicidio.

“Scusami ma non potevo più vivere. Spero di ritrovarti in un posto migliore”. Queste le parole di Giuseppe Pensierini, 61 anni, imprenditore edile, lasciate alla moglie prima del gesto estremo. Giuseppe era titolare di un’impresa che fino a dieci anni fa sfamava dignitosamente circa 50 famiglie, poi sono arrivati i problemi. L’economia si è bloccata, l’Equitalia ha iniziato a far sentire il proprio fiato sul collo e la casa di proprietà è finita all’asta, comprata da un amico che Giuseppe conosceva molto bene. Così, il 61enne non ce l’ha fatta, gli è crollato il mondo addosso e silenziosamente se n’è andato nella sua soffitta dove amava cantare. Silenziosamente se n’è andato per sempre.

La storia di Giuseppe, purtroppo, non è l’unica. Come lui, nel mese di aprile, una coppia di Prato ha deciso di farla finita perché non riusciva a pagare il mutuo dell’appartamento acquistato una decina di anni fa. Lucio Leonelli, 50 anni, e Grazia Spessato, 47, sono stati trovati distesi sul letto matrimoniale dove, secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo avrebbe prima ucciso la moglie e poi sparato contro sé stesso. Era una coppia normale: lei guardia giurata che a causa della crisi perse il lavoro qualche anno fa e iniziò a lavorare come donna delle pulizie, lui lavorava saltuariamente come operaio. I soldi però non erano mai abbastanza per pagare il mutuo, le bollette e per fare la spesa, e le banche hanno iniziato a perseguitarli. Così la silenziosa scelta del suicidio è venuta in mente anche a loro: hanno detto agli amici che sarebbero partiti per la Bulgaria alla ricerca di nuove opportunità, ma non l’hanno mai fatto. O forse sì, per sempre.

Laura Schiavo, invece, è una vedova di 41 anni, mamma di tre figli di cui uno, per fortuna, economicamente indipendente. Per fortuna perché la donna, da quando il marito Dario Casotto si è suicidato nel 2014 in seguito ad un pesante stalking bancario, vive con un lavoretto e con 630€ della pensione di reversibilità. Il paradosso è che la signora Schiavo non può trovare un lavoro migliore di quello part-time che già ha, perché le verrebbe ridotta la pensione di reversibilità.

La lista nera dei suicidi per colpa della crisi, e dello Stato, sembra interminabile e non lascia scampo nemmeno ai giovani. Le cause sono sempre le stesse: debiti, fallimenti, licenziamenti, stipendi non percepiti e uno Stato assente, sordo, sempre più distante da questo scenario drammatico, dalle reali necessità dei cittadini. Ma ormai è noto, l’agenda di governo è fitta di ben altri impegni più urgenti e, soprattutto, proficui.

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