Garante Privacy: nostri dati sempre più a rischio

Garante Privacy: nostri dati sempre più a rischio

Il Garante per la protezione dei dati personali ha annunciato l’apertura di un’istruttoria sulla condivisione dei dati tra Facebook e WhatsApp. Entrambi i servizi fanno capo alla stessa proprietà, ma ciò non significa che i dati possano essere traslati da un database all’altro senza che gli utenti ne siano a conoscenza, e soprattutto senza siano garantite le necessarie tutele. L’authority vuole vederci chiaro e verificherà la trasparenza e la correttezza delle procedure.
In una nota del Garante si legge che “l’istruttoria è stata avviata in seguito alla modifica della privacy policy da parte di WhatsApp che prevede la messa a disposizione di Facebook di alcune informazioni riguardanti gli account dei singoli utenti di WhatsApp, anche per finalità di marketing”. “Il Garante – continua la nota – ha invitato WhatsApp e Facebook a fornire tutti gli elementi utili alla valutazione del caso. In particolare ha chiesto di conoscere nel dettaglio: la tipologia di dati che WhatsApp intende mettere a disposizione di Facebook; le modalità per la acquisizione del consenso da parte degli utenti alla comunicazione dei dati; le misure per garantire l’esercizio dei diritti riconosciuti dalla normativa italiana sulla privacy, considerato che, dall’avviso inviato sui singoli device, la revoca del consenso e il diritto di opposizione sembrano poter essere esercitati in un arco di tempo limitato”. Inoltre ”Il Garante ha chiesto di chiarire se i dati riferiti agli utenti di WhatsApp, ma non di Facebook, siano anch’essi comunicati alla società di Menlo Park, e di fornire elementi riguardo al rispetto del principio di finalità, considerato che nell’informativa originariamente resa agli utenti WhatsApp non faceva alcun riferimento alla finalità di marketing”.

Anche Amburgo vieta la condivisione dei dati
Ad inoltrare le richieste al social network questa volta non c’è solo l’Italia, ma anche il Garante per la Privacy di Amburgo, Johannes Caspar, che ha vietato a Facebook di raccogliere nuovi dati dei circa 35 milioni di tedeschi iscritti alla chat e di cancellare tutti i dati già raccolti. In attesa che il Social Network presenti ricorso a un tribunale di Amburgo, il Garante ha voluto sottolineare che gli utenti devono essere liberi di poter decidere da soli se collegare il proprio account a Facebook. Infine, Caspar ha detto di voler cercare un coordinamento con le authority degli altri Paesi europei, così dai impedire il passaggio dei dati.

I precedenti di Google
Nella storia della Rete, non è la prima volta che accade una cosa del genere: in passato, infatti, il Gruppo che riunisce le Autorità della privacy dei Paesi dell’Ue ha analizzato la privacy policy di Google per stabilire se fosse in linea con i requisiti fissati nella Direttiva europea sulla protezione dei dati (Direttiva 95/46/CE). Le regole privacy adottate da Google consentono, tra l’altro, alla società di incrociare in via generalizzata i dati degli utenti che utilizzano i servizi offerti (per esempio, da Gmail a YouTube a Google Maps). Alla luce di questa analisi, i Garanti europei hanno chiesto a Google di adottare, entro 4 mesi, una serie di modifiche ritenute necessarie per assicurare la conformità dei trattamenti alle disposizioni vigenti. Le modifiche richieste non sono arrivate e le sei Autorità coinvolte hanno avviato dei procedimenti simultanei in collegamento tra loro.

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