Diritto all’oblio, cerchiamo di fare chiarezza

Diritto all’oblio, cerchiamo di fare chiarezza

Il concetto di “diritto all’oblio” in questi ultimi giorni, e in particolare dopo la morte di Tiziana Cantone -la ragazza 31enne che si è suicidata dopo che un suo video hard era diventato virale sui social-, è stato riproposto decine di volte da giornalisti, commentatori e critici.
Ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, senza servirci di paroloni o di termini giuridici per spiegare un concetto che riguarda tutti noi, dotati di un profilo Facebook, e che più o meno frequentemente condividiamo i nostri dati e le nostre foto sulla Rete, con la consapevolezza che ciò che pubblichiamo diventa a tutti gli effetti di dominio pubblico.

Che cos’è il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio è quel diritto ad essere dimenticati per notizie e informazioni non più attuali, rilevanti e non aggiornate. E’ un diritto nuovo, che si sta affermando in questi anni nella giurisprudenza e che non è stato ancora regolamentato da una legge ad hoc, se non da sentenze spesso contrastanti tra loro. Nel riconoscimento di questo diritto bisogna evitare due eccessi: da una parte la cosiddetta gogna mediatica, cioè il fatto che rimanga per sempre in rete ciò che viene scritto di qualcuno, anche se quanto scritto non corrisponde più alla realtà dei fatti; dall’altra parte, bisogna evitare il “colpo di spugna”, la censura, la rimozione, la perdita della memoria storica. Bisogna trovare, quindi, il giusto equilibrio: non tutte le informazioni devono rimanere per sempre in Internet, ma nemmeno tutte meritano di essere cancellate. Come ci fanno notare due sentenze che hanno inteso il diritto all’oblio in modo diverso, andrebbe valutato caso per caso ed evitata la generalizzazione: la prima sentenza -Corte di Giustizia Europea, maggio 2014- ha riconosciuto a un avvocato spagnolo il diritto all’oblio sui motori di ricerca, e ha ottenuto che da Google Spagna venissero cancellati alcuni link di notizie non più aggiornate, che riguardavano una messa all’asta dopo un suo fallimento; l’altra sentenza -Cassazione Italiana, 5 aprile 2012- riguardava un politico socialista coinvolto in Tangentopoli che era stato condannato in primo grado e poi assolto in via definitiva: digitando il suo nome su Corriere.it, comparivano solo gli articoli sulla sua condanna in primo grado. Il politico non ha però ottenuto la cancellazione degli articoli, ma il Corriere.it è stato obbligato ad aggiornare i suoi archivi con un articolo sull’assoluzione.

Questi esempi ci spiegano che bisognerebbe intendere il diritto all’oblio come la corretta narrazione dei fatti: è giusto che il cittadino sia correttamente informato e che tutte le vicende storiche -in particolar modo se ci riferiamo a un politico- siano reperibili e a sua completa disposizione.
Contestualizzare, ricostruire in modo corretto evitando gli eccessi.

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