Il marine debris rende il mare tesoro macchiato

Il marine debris rende il mare tesoro macchiato
Infografica sull'impatto ambientale e inquinante della pesca coatta

L’inquinamento delle acque marine è un fenomeno grave che va affrontato al più presto. Le conseguenze sono già in atto e il rischio è quello di trasformare una risorsa in piaga.

Bottiglie, sacchetti, cicche di sigaretta e lattine sono soltanto alcuni tra gli oggetti maggiormente gettati nei mari dall’uomo. Il fenomeno è noto come marine debris o marine litter, ed è studiato ormai da decenni da istituti ed enti di protezione marina. Il termine si riferisce a qualsiasi oggetto solido che viene gettato accidentalmente o volontariamente nelle acque dall’uomo.

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Le correnti sono il mezzo con il quale un rifiuto gettato, per esempio, in Australia puo’ arrivare in Sud Africa.(Fonte: Ocean Conservancy)

I rifiuti e l’impatto ambientale – Gran parte degli oggetti in questione sono composti da plastica e materiali durevoli, difficilmente biodegradabili. Pensare che il fenomeno sia legato soltanto agli oceani sarebbe un errore: a essere protagoniste del fenomeno del marine debris sono anche laghi, mari e fiumi.

L’inquinamento marino da oggetti solidi è così diffuso che attualmente non esiste una spiaggia nel mondo esente da rifiuti di plastica. I rifiuti hanno un importante impatto ambientale e sono dannosi per la flora e la fauna marina.Oltre ai danni fisici per gli animali, per esempio reti che impigliano tartarughe, gli effetti del marine debris sono anche indiretti dato che facilitano la diffusione di nuove specie aliene agli ambienti che invadono. Il risultato è una destabilizzazione della struttura e un’alterazione della comunità di piante e animali che vivono in un determinato ecosistema.

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Infografica sull’inquinamento marino di origine terrestre. (Fonte: NOAA)

In uno studio effettuato da Enea in collaborazione con l’Università Roma Tre, sono stati analizzati dei campioni raccolti sul litorale laziale. Dalle analisi sono emersi 14 tipologie di materiali plastici contenute nella sabbia. Dalle analisi sono emersi 14 tipologie di materiali plastici contenute nella sabbia. I rifiuti plastici sono considerati rifiuti urbani, ma la politica non sembra voler risolvere il problema. Anche in caso di volontà volte a contrastare il fenomeno, il marine debris non puo’ essere risolto con i comuni mezzi per la pulizia urbana. L’utilizzo di mezzi meccanici comporterebbe molti problemi alla flora e alla fauna locale ed è frutto di un mancata focalizzazione sul tema. A confermalo anche Marisco, progetto dell’Unione Europea sul monitoraggio del fenomeno, che in un rapporto del 2013 definisce il dialogo sul marine debris tra istituzioni e realtà locali «difficoltoso, soprattutto quando si affronta la questione delle responsabilità e competenze sul tema tra le diverse Istituzioni pubbliche». Per rendere un’idea delle conseguenze sulla flora e la fauna marina basti pensare che, in seguito al trattamento dei rifiuti marini con mezzi meccanici, le specie appartenenti alla famiglia di uccelli dei Chradriidae sono sull’orlo dell’estinzione in tutte le coste italiane. Un’altro studio dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha preso in esame 26 coste del mare Tirreno in relazione al fenomeno del marine debris. I risultati mettono in luce dati preoccupanti, specie nella acque siciliane e campane, contraddistinte da un’attività di pesca spropositata e intensa. Se non adeguatamente regolate, le attività ittiche massicce, oltre a destabilizzare l’ambiente, generano numerose quantità di rifiuti: come le reti. in cui molte specie marine rimangono intrappolate. In tale scenario va inserito anche la responsabilità di industrie su terra, che con i loro scarti, contribuiscono all’inquinamento delle acque marine.

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Infografica sull’impatto ambientale e inquinante della pesca coatta

I danni economici – I problemi legati al marine debris non riguardono soltanto la flora e la fauna marina ma anche l’uomo. Oltre a inquinare le coste e le spiagge, l’inquinamento marino dato dai rifiuti solidi impatta sulla biodiversità delle specie ittiche cacciate dall’uomo. Questo comporta un peggioramento dei beni ottenuti dalla pesca e colpisce i servizi e l’economia ittica. Ad andare incontro a difficoltà anche il turismo: una spiaggia sporca è una spiaggia senza turisti. Recentemente Goletta Verde, l’imbarcazione di Lega Ambiente che certifica la qualità e lo stato di salute delle coste italiane, ha rivelato dati sull’ultimo rapporto. Dalle indagini le coste maggiormente colpite dal fenomeno del marine debris sono quelle di Campania, Veneto ed Emilia Romagna. In queste regioni, molto amate da turisti italiani e stranieri, l’inquinamento marino è significativo: ogni 62 km di costa c’è acqua o spiaggia inquinata da contaminazioni batteriche. La responsabilità anche in questo caso è politica, ma la fetta di responsabilità da parte di società civile e industrie è enorme. Cambiare le abitudini potrebbe giovare al nostro mare e non solo.

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