Strage di Bologna, commemorazione della città. Col reato di depistaggio

Strage di Bologna, commemorazione della città. Col reato di depistaggio

Commemorazioni davanti alla stazione, teatro del sanguinoso attacco terroristico del 2 agosto 1980 costato la vita a 85 persone.

Bologna si raccoglie, cuoce insieme al silenzio sotto il calore di agosto raccolto nei muri rossi delle vie. La città non dimentica il dolore e il panico vissuto quel 2 agosto 1980, quando alle 10:25 l’orologio di piazza delle Medaglie d’Oro si fermò a causa della deflagrazione. Oggi come in quel tragico istante, l’orologio della stazione si è fermato nuovamente nel minuto di silenzio che ha raccolto cittadini e istituzioni nel ricordo. Dopo trentasei anni ancora non è stata fatta luce sull’attentato tra bocche chiuse, depistaggi e incertezze. L’unica cosa certa nella strage di Bologna sono le 85 persone rimaste uccise e gli oltre 200 feriti, tutti senza giustizia. Eppure quest’anno la città ha avuto la consapevolezza di poter contare su qualcosa di nuovo: quel reato di depistaggio fortemente voluto dall’associazione dei familiari delle vittime e ottenuto grazie al lavoro di del presidente Paolo Bolognesi, deputato Pd eletto nel 2013.

La commemorazione – Come ogni anno, questa mattina il corteo ha sfilata da via Indipendenza fino alla stazione ferroviaria. In mattinata il sindaco Virginio Merola ha accolto in Comune i familiari delle vittime insieme al sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti. «L’approvazione del reato di depistaggio – ha detto il sindaco Merola – è un passo significativo che testimonia l’impegno delle istituzioni per la nostra città. Bisogna trasformare il dolore di 36 anni fa in consapevolezza, dare un senso a questo dolore, cosa di cui abbiamo bisogno anche rispetto a quello che sta succedendo nel mondo». Dopo l’incontro in Comune il raccoglimento spirituale nella Chiesa di San Benedetto, in cui il vescovo Matteo Zuppi ha celebrato una messa in cui hanno partecipato anche membri e rappresentanti della comunità islamica di Bologna. Durante la commemorazione è arrivato anche il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «La strage di Bologna era iscritta in una strategia che mirava a destabilizzare le istituzioni e la sua matrice è stata accertata dalle conclusioni giudiziarie. Permangono ancora domande senza risposta e la memoria è anche sostegno a non dimettere gli sforzi per andare avanti e raggiungere quella piena verità, che è premessa di giustizia. Il terrorismo – continua Capo dello Stato – che il nostro Paese ha conosciuto e sconfitto grazie alla sua unità e alla fedeltà, mai venuta meno, ai principi della democrazia e del diritto, oggi si manifesta nel mondo in forme nuove e con una ferocia non certo inferiore. Il senso di umanità che ci lega e i valori democratici che poggiano sul valore assoluto della persona ci daranno la forza per battere la follia distruttrice dei nuovi seminatori di morte». La giornata proseguirà fino a tarda serata, con il concerto in piazza Maggiore dell’orchestra del Teatro Comunale di Bologna che eseguirà i brani vincitori del concorso internazionale di composizione in memoria delle vittime di quel 2 agosto.

La strage – La bomba esplose alle 10:25 nella sala d’attesa della seconda classe, piena di persone in viaggio per le vacanze. L’esplosivo era contenuto all’interno di una valigia sopra un tavolo nell’ala ovest, a quasi un metro da terra, ed era composto da una miscela di 25 chilogrammi di tritolo, T4, nitroglicerina e altri materiali. Nella deflagrazione il trenoAncona-Basilea, fermo sui binari, arresta parzialmente l’impatto e restituisce l’onda d’urto. Ma l’esplosione è comunque devastante: crollano 50 metri di stazione e 30 di pensilina e i locali del ristorante e delle sale d’attesa di prima e seconda classe vengono distrutti. Tutti i media interromperono le trasmissioni e lanciarono l’edizione straordinaria con la notizia di un’apparente fuga di gas.

Le condanne e il mistero – Per quella strage furono condannati all’ergastolo in via definitiva i membri dei Nar Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, all’epoca minorenno, perciò condannato a 30 anni di reclusione. I tre vennero condannati perché esecutori materiali della strage, ma i mandanti non furono mai scoperti. Le voci del coinvolgimento di servizi segreti italiani e stranieri era molto forte, come anche quelle sul terrorismo mediorientale in cui la presunta “pista palestinese” dei terroristi tedeschi Kram e Frohlich è stata archiviata nel febbraio 2015. Ancora oggi la procura bolognese indaga sui mandanti sotto la forte sollecitazione da parte dell’associazione dei familiari delle vittime, che vogliono giustizia per il loro dolore. Un anno fa la stessa associazione ha presentato un dossier ricco di dati e analisi su carte processuali e dati terroristici dal 1974 a oggi. E ora la speranza di avere verità sul fatto è maggiore grazie al reato di depistaggio, uno strumento sul quale convergono gli entusiasmi di cittadini e istituzioni. «È ormai  acclarato – ha sottolineato il rappresentante dei familiari – che la strage del 2 agosto 1980 fu il frutto di perversi legami tra organizzazioni terroristiche e criminali e settori importanti del potere e degli apparati istituzionali. Se – conclude – dopo 36 anni ancora manca la volontà di arrivare ad accertare la responsabilità dei mandanti di quel terribile massacro è perché lo Stato e le istituzioni politiche, nel loro complesso, non hanno invece dimostrato con i fatti di volere definitivamente puntare a recidere quei legami».

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