Educatori e violenze, lo Stato intervenga subito

Educatori e violenze, lo Stato intervenga subito

Mentre scorrevo le notizie riportate dalle fonti per racimolare quante più informazioni possibile su quanto accaduto al nido di Milano, mi domandavo con crescente insistenza come fosse ancora possibile, nel 2016, trovarsi di fronte a realtà cotanto raccapriccianti, in cui bambini indifesi sono costretti a subire violenze psicoficische da parte dei loro educatori, persone-chiave nel processo formativo dell’individuo. Mentre la mia scrivania si riempiva di numerosi volumi attinenti al caso, la domanda iniziale non trovava alcuna risposta, anzi, d’un tratto è parso tutto ancora più complicato: in un attimo di pausa, infatti, alzando lo sguardo verso la pila di libri e appunti inerenti le scienze sociali e la filosofia dell’educazione, è stato spontaneo chiedermi se gli educatori del nido Baby world avessero mai preso in mano un libro del genere, in cui si dice tutt’altro rispetto a quanto accadeva all’interno della struttura, con bambini picchiati, tenuti al buio e incatenati peggio di chi si è macchiato di orrendi delitti.

Non sono un educatore ma credo che per commentare quanto accaduto in viale Sarca – zona Bicocca – non serva avere un grande retroterra di conoscenze in materia. I fatti, ripresi per mesi attraverso le telecamere installate dai Carabinieri, sono disdicevoli e gettano ombre pesanti su una categoria – gli educatori – che svolge un ruolo fondamentale, in particolar modo nella società contemporanea. L’educazione è un’attività formale, che risponde a un preciso piano pedagogico e – in quanto tale – implica una tensione ideale verso il miglioramento delle persone. Secondo le scienze sociali, educare è attività formativa intenzionalmente volta ad allevare nuove generazioni, che gli educatori (così come i genitori e gli insegnanti) portano avanti ponendosi il problema di come in quella civiltà è bene formare gli individui. Sulla scorta di questa definizione è logico chiedersi verso che tipo di civiltà Enrico Piroddi e Milena Ceres intendessero indirizzare i bambini presenti nella loro struttura.

Non lo sappiamo, né francamente avverto il desiderio d’approfondire la questione; il punto è che in tenera età, quando ancora non c’è piena padronanza del linguaggio e della scrittura, i bambini tendono ad emulare le azioni delle persone che li circondano e – in caso di azioni ripetute (al Baby world le violenze andavano avanti da mesi) – può facilmente innescarsi il processo di appropriazione, che si ripercuote in fase di formazione e – giocoforza – arriva ad intaccare il più grande insieme della socializzazione. A questo punto è chiaro il danno arrecato ai piccoli ospiti del nido e suona davvero strano il fatto che nonostante i numerosi episodi riscontrati in pochi anni, manchi un ente apposito che valuti in modo scrupoloso e ridondante ogni singolo soggetto che si qualifichi come educatore. La sola filosofia dell’educazione – in estrema sintesi ‘sigillo critico’ dell’agire/sapere pedagogico ed educativo – è chiaramente insufficiente a garantire un controllo sistematico e concreto. Essa, infatti, necessita della stretta collaborazione dell’educatore stesso, che la mette in pratica, ma alla luce dei fatti accaduti, questo non sempre accade. Sconcerta ancora di più l’irrisorietà delle pene ad oggi inflitte per chi maltratta i bambini negli asili e nelle scuole; basti tener presente che per il caso di Milano, il gip Stefania Pepe ha disposto i domiciliari per la Ceres, mentre il 35enne titolare della struttura è stato rimesso in libertà con la sola interdizione allo svolgimento dell’attività per 12 mesi.

Prima della pausa estiva del Parlamento, suggerisco al nostro primo ministro, che tanto sgomita per la cultura e per il referendum del prossimo ottobre, di mettere in agenda – così come tutti gli altri parlamentari di larghe vedute – un Ddl ad hoc, atto a sanare la situazione e ad evitare nuovi incresciosi episodi di questo genere, che affossano la cultura e infangano una categoria rispettabilissima ma che necessita ora di maggiori tutele (sanzioni incluse), prima di dover raccontare della tragica scomparsa di qualche bambino, morto a causa delle percosse subite in un luogo che avrebbe dovuto prepararlo alla vita.

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