Stress test: bene Intesa San Paolo, male MPS. Pronto piano di risanamento

Stress test: bene Intesa San Paolo, male MPS. Pronto piano di risanamento

Il sistema bancario italiano è sostanzialmente stabile e in larga misura sarebbe in grado di reggere i colpi portati da un’ulteriore crisi economica: questa la fotografia scattata dall’Eba (European banking authority) al termine degli stress test atti a valutare la solidità dei principali istituti di credito (51) di 15 Paesi europei. Secondo quanto emerso dai risultati, delle 5 banche italiane sotto osservazione  – Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Ubi Banca e MPS – 3 istituti hanno superato le prove senza particolari affanni mentre Unicredit e Monte dei Paschi di Siena hanno mostrato qualche difficoltà di fronte alle simulazioni dei test.

Intesa Sanpaolo figura tra le prime della classe in Europa ed è la sola banca – tra le principali – ad essere sopra la soglia Srep (Supervisory Review and Evaluation Process). Banco Popolare e Ubi si sono assestate nella fascia alta, con UniCredit un po’ più indietro ma comunque con un Common equity tier 1 al di sopra del 5,5%, valore ritenuto accettabile nello scenario critico creato appositamente in fase di test. Nonostante il valore superiore al 5,5,%, UniCredit – assieme a Monte dei Paschi – è inserita fra i 10 istituti peggiori, tra i quali spicca in negativo proprio la banca senese, che ha fatto registrare un crollo a -2,44% del coefficiente patrimoniale CET1, che azzera il capitale nello scenario avverso e in qualche modo spiega le forti tensioni degli ultimi mesi.

Nonostante la bocciatura di MPS, la Commissione europea ha dichiarato che il piano di risanamento presentato per riallineare l’istituto senese alle altre banche italiane è in linea con le regole dell’Ue. Il progetto di risanamento dei conti dell’istituto bancario più antico del mondo, già promosso anche dalla Banca Centrale Europea, prevede la vendita dei crediti in sofferenza (la cui riscossione non è certa) e ripianare le perdite legate alla vendita attraverso un aumento di capitale da 5 miliardi di Euro. I nuovi capitali verranno messi a disposizione da pivati, senza alcuna perdita per gli azionisti e gli obbligazionisti.

Peggio delle banche italiane sono andati gli istituti bancari austriaci e irlandesi, con un CET1 medio rispettivamente del 7,22% e del 5,22%, contro una media italiana che si è assestata al 7,62 percentuale. il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha commentato i risultati sottolineando che «la credibilità delle banche italiane è rafforzata, ma occorre che le istituzioni europee ed italiane lavorino ancora per realizzare più regole comuni per la corretta concorrenza per il mercato bancario». Il numero uno di Abi ha proseguito spiegando che gli stress test «sono stati un esercizio severo con assai improbabili scenari avversi e una impostazione sfavorevole in partenza verso le banche impegnate principalmente nei prestiti alla clientela per le quali, per esempio, non sono stati conteggiati gli interessi relativi ai crediti deteriorati di ciascuna banca, nonostante le concrete probabilità di almeno parziali incassi di detti interessi. Ciò nonostante, il risultato complessivo per le banche europee è sostanzialmente soddisfacente, e pure per le banche italiane che escono dagli stress test per quattro meglio delle attese dei mercati e per una con l’approvazione da parte della Bce di un importante piano di complessivo rafforzamento patrimoniale. Per l’Italia occorre continuare nelle riforme, cogliere i frutti di quelle già effettuate e realizzare innanzitutto altre misure per rendere ancora più efficiente la giustizia civile e più uniforme il fisco in Europa, per rendere più competitive tutte le attività imprenditoriali italiane nel contesto europeo».

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