M5S al comando, è già passato un mese

M5S al comando, è già passato un mese

Siamo ad un mese dalle ultime elezioni amministrative e già sembra essere necessario un primo bilancio, in particolar modo gli occhi sono puntati sui comuni neonati del M5S.

Purtroppo i candidati del MoVimento che hanno concorso e poi vinto alle ultime amministrative, sembravano ben consapevoli che avrebbero avuto, non poco, occhi, dita e pressioni continue addosso; in molti casi i cittadini e gli avversari politici avrebbero gradito risoluzioni tempestive o comunque le idee chiare almeno su come gestire le situazioni più urgenti. Forse è proprio questo uno dei problemi più grandi: l’urgenza in cui versano le strade, le spiagge, perfino le case degli italiani. E allora per far fronte a questo si bussa costantemente ai sindaci pentastellati e si chiede loro: “abbiamo una soluzione oggi?”. Giustamente è a loro che si pongono domande come queste, perché il M5S ha fatto dell’essere una potenziale e valida alternativa ad un sistema corrotto e corroso, il proprio punto di forza.

Sono 38 i comuni italiani che un mese fa sono divenuti a 5 stelle e proprio per questo indice l’ipotesi della fiducia ad un cambiamento tanto auspicato, agognato e voluto, sembra essere la più forte spiegazione a questa vittoria.

I cittadini hanno provato a dare credito al cambiamento, ora però sembra non siano disposti a barattare con il tempo, lo stesso tempo che chiedeva Virginia Raggi quando doveva presentare la sua giunta a Roma.

E tra i comuni che sono passati al M5S, è ancora Roma ad essere, più degli altri, sotto controllo costante, perché qui quelle urgenze sopracitate sono tangibili e suonano come campanelli d’allarme.

Allora per gli scandali nei quali si era trovata la Capitale, per i disservizi tout court presenti nella città, per il malcontento ormai cresciuto in maniera esponenziale, tra i sindaci pentastellati nel mirino dei “controlli” e delle polemiche vi è senza dubbio la Raggi.

In questo mese però, anche se vi è stata una prima incertezza e titubanza sulla formazione della giunta, Virginia Raggi ha preso diversi provvedimenti e dato disposizioni soprattutto sulla questione della pulizia di alcuni punti della città che erano divenuti invivibili e abbandonati in balìa del degrado. Va riconosciuto che qualcosa sta cambiando, i primi passi si stanno muovendo e la neosindaca lo sta facendo in particolar modo avvalendosi di AMA e della Polizia Locale.

È stata avviata una pulizia straordinaria del lungotevere, così come è stato ripulito Largo Mengaroni a Tor Bella Monaca, dove da qualche giorno è possibile osservare i bambini sulle loro bici lungo la pista ciclabile.

Anche due giorni fa, quando si è riunita la prima giunta dell’amministrazione 5 stelle in Campidoglio, la Raggi, che ha voluto presenti oltre agli assessori, anche i consiglieri di maggioranza, ha ribadito che per le condizioni di emergenza e per gli innumerevoli punti che necessitano di soluzioni, il lavoro di squadra risulta essere imprescindibile.

Qualcosa sta cambiando, è assolutamente imprescindibile che ciò avvenga e non può essere altrimenti in situazioni così estreme. Ma saranno disposti i cittadini a collaborare e aspettare? D’altronde la questione romana, obiettivamente, non può essere risolta in un mese.

Meno criticata e anche meno osservata, è stata l’altra sindaca a 5 stelle, Chiara Appendino a Torino.

Forse all’Appendino è toccato un destino più mite della collega Raggi perché Torino oggettivamente non ha le problematiche gravi che ha Roma, forse anche per la verve della torinese che sin dalle prime ore della sua vittoria si è mostrata decisa, sicura e con le idee chiare.

Due personalità diverse, un’unica bandiera e unici principi però, difatti, entrambi i sindaci, a Roma e Torino, convengono sul fatto che senza una squadra affiatata e decisa con la quale collaborare, sia impossibile raggiungere gli obiettivi prefissati.

Infatti è stata ben vista la scelta singolare della Appendino che si è riunita, ancor prima del Primo Consiglio comunale e in vista di questo, con tutto il suo “staff” e personale, fuori Torino.

I consiglieri, gli assessori e la sindaca, hanno trascorso tre giorni a Forno di Coazze, nel verde, dove hanno discusso e concordato un piano funzionale per la città, che poi hanno proposto in consiglio.

Indubbiamente questo tipo di “pensare altrimenti”, confrontarsi e discutere dopo che si è creato un clima familiare, può fare bene ad una città.

A prescindere dai colori e dalle ideologie, è difficile attribuire ai sindaci del MoVimento delle etichette che li associno a destra o a sinistra (come essi stessi sostengono certo), però va riconosciuto ad alcuni di loro il merito di alcune piccole o grandi azioni delle quali si fanno portavoce e spesso in contesti in cui operare è tutt’altro che semplice.

Un esempio di forza e a proposito si atteggiamenti singolari e scelte particolari, è quello di Maria Concetta di Petro, sindaco di Augusta da giugno del 2015. A fronte dell’emergenza continua nel siracusano e nel suo territorio in particolar modo, dove giungono quotidianamente migranti (raggiungendo cifre record), in queste ore si è detta disposta a fare lo sciopero della fame.

Un gesto estremo per una situazione estrema; il sindaco non vuole lasciare i cittadini soli nella lotta all’emergenza dei migranti che ricordiamolo, ad Augusta, non essendovi un centro di accoglienza, vengono stipati in due tende, spesso sfuggendo ai controlli e vagando per le città.

Purtroppo anche quando i primi cittadini prendono a cuore determinate situazioni, come in questo caso, non sempre si riesce nelle imprese, senza un cambiamento che investa l’intero territorio, dall’alto verso il basso, però possiamo dire che a prescindere dalle ideologie che ognuno può avere, è bello sempre quando si è davanti ad un impegno vero e soprattutto quando questo impegno viene gridato a gran voce da giovani donne.

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