Brexit, Consiglio europeo dopo il referendum: «Bruxelles non vuole attendere»

Brexit, Consiglio europeo dopo il referendum: «Bruxelles non vuole attendere»
Primo Consiglio europeo dopo il referendum sulla Brexit

Nella giornata di ieri si è tenuto il primo Consiglio europeo dopo il referendum avvenuto nel Regno Unito lo scorso 23 giugno riguardo la Brexit. I capi di Stato si sono riuniti a Bruxelles per discutere dei rischi e degli effetti del voto al referendum britannico rispetto al futuro dell’Unione europea. Il summit si concluderà nella giornata di oggi. I leader tratteranno anche altre questioni urgenti: far fronte alla crisi migratoria, approfondire il mercato unico per promuovere crescita e occupazione e potenziare la sicurezza dell’UE lavorando a più stretto contatto con la NATO. Dopo il Consiglio di ieri, oggi è il primo incontro senza la presenza del primo ministro inglese, David Cameron. La riunione senza Cameron è stata voluta dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, al fine di iniziare i lavori di risposta all’abbandono britannico e imprimere fin da subito il cambiamento derivante dalla Brexit. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è arrivato intorno alle 8.30 al Palazzo del Consiglio europeo, senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti, come gli altri leader. E’ prevista una conferenza stampa alla fine dell’incontro.

Brexit, Cameron al Consiglio europeo: «che sia un processo costruttivo»

La prima giornata dell’ultimo Consiglio europeo di Bruxelles per il premier britannico dimissionario David Cameron, e primo della nuova era dell’Ue a 27, dopo il referendum sulla Brexit, si è conclusa ieri notte attorno alle 23, dopo una cena di lavoro certo non priva di tensioni e recriminazioni, ma comunque rispettosa e cortese. Si è discusso dell’esito della Brexit sia nel corso di una seduta straordinaria del Parlamento europeo ieri mattina sia in una riunione dei leader degli stati membri, nel pomeriggio, quella a cui ha partecipato anche il primo ministro britannico Cameron. Paesi come l’Italia e la Francia hanno spinto affinché la situazione possa chiarirsi presto, esortando Londra a iniziare prima possibile la procedura ufficiale di distacco, mossa che, secondo la normativa, deve essere fatto dal paese in uscita. Mentre la Germania sembra voler procedere con più cautela. Siccome la procedura, dal momento in cui inizia – e potrebbe volerci del tempo prima di cominciare – dura due anni, c‘è in ballo anche la spinosa questione della presidenza di turno dell’Unione. Nel secondo semestre dell’anno prossimo spetterebbe ai britannici.

Il premier britannico David Cameron ha risposto non presentando la richiesta formale di avvio procedura, prendendo così ancora tempo: «Voglio che sia un processo il più costruttivo possibile, con un risultato il più costruttivo possibile perché stiamo lasciando l’Unione Europea, ma non dobbiamo voltare le spalle all’Europa. Questi paesi sono i nostri vicini, i nostri amici, i nostri alleati, i nostri partner e mi auguro possiamo trovare il modo di mantenere contatti il più possibile stretti in termini di commercio, cooperazione e sicurezza in quanto ciò che va bene per noi va bene anche per loro» – ha dichiarato il premier entrando al vertice sulla Brexit.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk invece ha affermato che la «Ue è pronta a partire con quel processo anche oggi ma dobbiamo rispettare anche i Trattati che attribuiscono al governo britannico il compito di avviare la procedura: è l’unico modo legale, tutti devono essere consapevoli di questo e perciò dobbiamo essere pazienti. Questo non è lo scenario che stavamo sognndo». E intanto è stata già decisa la data di un altro vertice informale straordinario Ue, a settembre a Bratislava, in Slovacchia, senza il Regno unito per discutere del futuro dell’Ue. Nella riunione di oggi Tusk formalizzerà l’annuncio ai leader.

Brexit, Consiglio Europeo: Bruxelles non può attendere ad oltranza

«Non ci sono mezzi Stati membri» ha dichiarato senza troppi giri di parole Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue. Al suo arrivo martedì 28 giugno in Consiglio Europeo per il vertice di capi di stato e di governo, la Mogherini ha ribadito ancora una volta che il Regno Unito, dopo il referendum, è già fuori dall’Unione. Non c’è tempo da perdere: il popolo britannico ha deciso e Londra non può ignorare la direzione indicata dai suoi cittadini, che con il 52% dei consensi hanno scelto di separarsi dall’Ue. Bruxelles – preso atto della decisione – non vuole e non può attendere a oltranza. L’ipotesi di un lungo tira e molla per negoziare l’exit non è contemplata: dietro l’angolo c’è il rischio di alimentare ancor di più il vento dell’euroscetticismo. E il presidente francese Hollande: «la storia continua, si è fermata la storia dell’Unione europea ma la storia dell’Europa continua».

Ma formalmente deve essere Londra a fare il primo passo, attivando le procedure contenute nell’articolo 50 del trattato di Lisbona e inoltrando richiesta formale per l’uscita. Un passaggio obbligato, dunque, che l’Inghilterra però non sembra intenzionata ad assolvere almeno fino ad ottobre, quando dopo le dimissioni dell’attuale premier David Cameron, sarà il nuovo primo ministro a guidare le procedure di exit. Sempre che il Parlamento di Westminster intenda rispettare l’esito del referendum consultivo.

Brexit, scontro Juncker-Farage al Consiglio europeo

Nel corso della seduta straordinaria del Parlamento Europeo Jean Claude Juncker ha dichiarato di essere «triste per il risultato del referendum, ma ora è fondamentale che il Regno Unito chiarisca quanto prima la sua posizione». Ed ha continuato: «non siamo schiavi dei mercati finanziari, ma non possiamo essere lasciati a lungo nell’incertezza». Poi ha lanciato una stoccata ai parlamentari dell’Ukip: «non dovreste essere qui visto che avete votato per l’uscita» e rivolgendosi direttamente a Nigel Farage «è l’ultima volta che applaude in quest’aula». «Non saremo l’ultimo Paese a lasciare l’Unione» – ha minacciato il leader dell’Ukip Farage, protagonista della campagna per il “leave” e incoronato vincitore dall’esito della consultazione referendaria. «Ma non mi dimetto dall’Europarlamento. Abbiamo vinto la guerra, ora dobbiamo vincere la pace», ha aggiunto il leader degli euroscettici inglesi annunciando che non si congederà dal ruolo di parlamentare europeo finché la Gran Bretagna non sarà davvero fuori.

Brexit, relazione finale del Consiglio europeo

Non ci sarà «nessun negoziato di nessun tipo» fra Unione europea e Regno Unito prima che il governo britannico notifichi la sua intenzione di procedere all’uscita – hanno ribadito i 27 capi di Stato e di governo Ue secondo quanto si legge nella bozza della dichiarazione finale del summit. I leader «sono profondamente dispiaciuti per il risultato del referendum» – hanno dichiarato – e sperano «in futuro di avere il Regno Unito come stretto partner dell’Ue».  I Ventisette capi di Stato e di governo della «nuova» Ue senza Regno Unito vogliono che la Brexit avvenga «in modo ordinato» e che i negoziati per l’uscita di Londra puntino a un «equilibrio fra obblighi e doveri». «Siamo pronti ad affrontare ogni difficoltà che dovesse derivare dall’attuale situazione» – hanno inoltre scritto i 27 leader. Nel documento è sottolineata anche la necessità di «fare di più» rispondere alle attese dei cittadini per «la sicurezza, la prosperità e le prospettive di un futuro migliore». «Dobbiamo agire, non ultimo nell’interesse dei giovani».

Brexit, le reazioni dei leader dopo il vertice di ieri

Dopo il vertice a tre di ieri a Berlino Angela Merkel: «Dovremo procedere nel modo più rapido possibile per la procedura di uscita. Il governo britannico non chiederà l’attivazione dell’articolo 50 (del Trattato di Lisbona) in questo momento. Eravamo preparati all’imprevisto e siamo attrezzati per tutto ciò che accadrà» – ha ribadito la cancelliera tedesca nel tentativo di tranquillizzare i mercati. «E dovrà farlo in fretta. Non bisogna perdere tempo anche per dare un nuovo impulso all’Unione. Prima non ci saranno colloqui sui negoziati». E rimarca la stessa posizione anche il premier Matteo Renzi: «Il giorno dopo il referendum – ha sottolineato – ci siamo svegliati privi di qualcosa, un oggetto prezioso ci è stato tolto. Ora bisogna tenere accesa insieme la doppia attenzione: da un lato il buon senso e la lucidità che in questo momento occorrono, dall’altro il bisogno di dare gambe e cuore al progetto europeo per i prossimi decenni. Quello che è accaduto nell’ultima settimana ci dimostra che questo è un tempo propizio: se da un lato siamo tristi per il voto dei britannici è anche vero che questo è un tempo propizio per una nuova pagina dell’Ue» – ha detto Renzi nel punto stampa finale prendendo atto che «la Gran Bretagna ha deciso, si volta pagina, non è possibile perdere tempo».

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