BREXIT. Le reazioni degli italiani al referendum

BREXIT. Le reazioni degli italiani al referendum

Sono circa mezzo milione gli italiani che vivono a Londra, per rendersene conto è sufficiente sedersi in un qualsiasi ristorante della capitale britannica o fare tappa da Harrods e nella maggior parte dei casi in breve tempo veniamo raggiunti da accenti a noi familiari.

Per i nostri connazionali che hanno scelto di vivere e lavorare a Londra, per pochi mesi o in pianta stabile, l’esito del referendum è stata una doccia gelata.

Fino ad oggi, l’adesione all’UE garantiva libertà di movimento e di lavoro in questo Paese; molti italiani, dopo aver trovato lavoro avevano anche comprato casa in Inghilterra. Cosa accadrà ora?

Ad oggi, chi paga le tasse da più di 5 anni in Gran Bretagna può richiedere un permesso di residenza e la cittadinanza. Ma che succederà nei prossimi a chi anni vorrà cercare lavoro nel Regno Unito? E’ probabile che non sarà più possibile partire senza averlo già ottenuto.

Per chi dal nostro Paese volesse attraversare la Manica per turismo non dovrebbero esserci conseguenze, è improbabile che si richieda un visto.

Per gli studenti universitari, invece, potrebbe essere richiesto un visto di studio.

Tanti cambiamenti che lasciano sconcertati e demoralizzati soprattutto i giovani della generazione Erasmus, coloro che hanno apprezzato e goduto della fluidità dei confini, e che, a differenza delle altre generazioni, hanno vissuto appieno l’integrazione.

Le reazioni tra europeisti e nazionalisti

Una parte degli italiani si è lasciata entusiasmare dall’uscita del Regno Unito dall’UE, e sarebbe propensa ad uno stesso referendum nel nostro paese. Ipotesi, però, non percorribile: in base all’articolo 75 della Costituzione i referendum popolari non possono riguardare i trattati internazionali. Dunque per fare un referendum di indirizzo politico bisognerebbe prima modificare la Costituzione.

Tuttavia se anche questa fosse una strada percorribile in Italia prevarrebbero i no. A rivelarlo è un sondaggio Ixe’ per Agora’ (Raitre): se fosse indetto il referendum, il 68% degli italiani voterebbe a favore della permanenza dell’Italia nell’Unione Europea. Per l’uscita si esprimerebbe, solo il 27%.

La Lega esulta con Fratelli d’Italia e Renzi corre ai ripari

Tra i politici italiani che sui social hanno inneggiato alla vittoria della Brexit troviamo in prima linea Matteo Salvini con lo slogan “Dopo la Brexit, adesso tocca alla ‪#‎RENXIT”, seguito con toni leggermente più pacati dalla leader di FDI Giorgia Meloni che dice: «Quello che i britannici fanno oggi è far vincere la libertà. In Gran Bretagna vince chi crede che la sovranità appartiene al popolo e non ai comitati d’affari. È stata una scelta coraggiosa che può fare da esempio su un tema serio.»

Fa eco ai cori entusiastici anche il governatore leghista del Veneto Luca Zaia che dice: « Il contagio referendario sarà il mood in tutti i Paesi, l’Italia compresa. Dal voto in Gran Bretagna esce una bocciatura di questo modello europeo di Europa dei grandi burocrati che l’hanno fondata sulla negazione della sovranità popolare e quindi della democrazia. Il referendum inglese ha di fatto bocciato ‘questa’ Europa su tutta la linea, in modo inequivocabile.»

Il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime forte preoccupazione sull’esito del referendum britannico, lancia un appello “alle forze sociali e politiche e le persone di responsabilità” affinchè “ripensino i propri atteggiamenti e ne assumano tali da rafforzare le istituzioni, perché non prevalga il vuoto” e boccia come “pura demagogia” la richiesta di un referendum per l’uscita dell’Italia dall’UE.

Nel Movimento 5 stelle, invece, la situazione è meno limpida, mentre oggi il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista plaudono alla decisione del Regno Unito, spiegando come “la democrazia diretta” sia “l’unica via”, alcuni attivisti  insorgono contro la linea troppo morbida scelta dal blog di Beppe Grillo, che rivelerebbe una volontà di restare in Europa per cambiarla dall’interno.

Intanto il premier Renzi corre ai ripari, dopo aver annullato stamane la direzione del PD, ha indetto una riunione a Palazzo Chigi con il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marco Minniti e il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Al termine dell’incontro ha lanciato il tweet “Dobbiamo cambiarla per renderla più umana e più giusta. Ma l’Europa è la nostra casa, il nostro futuro”. Nel corso di una conferenza stampa ha poi affermato “L’Europa è nelle condizioni di garantire con qualsiasi mezzo la stabilità del sistema finanziario e la sicurezza dei risparmiatori”.

Lunedì per Renzi sono previsti nell’ordine l’incontro con il presidente della Repubblica Mattarella, la relazione alle Camere sulla Brexit e poi alle 18 l’incontro a Berlino con la cancelliera Angela Merkel e con il presidente francese Hollande.

Ma le preoccupazioni del nostro premier vanno ben oltre la Brexit: dopo le dimissioni di Cameron, che si era schierato apertamente per il Remain, c’è da domandarsi con quale spirito attenderà, ora, gli esiti del referendum costituzionale di ottobre, che da mesi ha deciso di personalizzare.

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