Roma, arresti in Comune per tangenti sulla gestione dei campi rom

Roma, arresti in Comune per tangenti sulla gestione dei campi rom

Degrado e miseria sono parole ricorrenti quando si tratta di descrivere la situazione delle periferie delle città italiane, strette tra la morsa di una crisi economica che non dà pace e la sempre più difficile convivenza con immigrati e rom. I cittadini esasperati chiedono ormai da qualche anno un cambiamento tangibile della situazione ma a conti fatti sono ben pochi i casi in cui la politica e le amministrazioni locali sono andate oltre alle promesse per una risoluzione rapida dei problemi legati a convivenza, disoccupazione e degrado. Se è vero che per gli Enti per la gestione del territorio è difficile far quadrare i conti e trovare fondi per sanare situazioni divenute molto complesse da gestire, è altrettanto vero che all’interno degli stessi Enti e amministrazioni si trovano persone interessate a mantenere e implementare lo status quo, lucrando – anche attraverso l’uso di tangenti – proprio su realtà ad alto rischio, infischiandosene delle conseguenze che possono scaturire dalla crescente insofferenza dei cittadini adirati.

A testimonianza di quanto detto, è notizia fresca l’arresto a Roma di alcuni imprenditori appartenenti a cooperative legate alla gestione di campi rom nella Capitale. Si tratta di Roberto Chierici, Massimo Colangelo, Loris Talone e Salvatore di Maggio. Oltre agli imprenditori, i carabinieri hanno notificato un provvedimento di fermo ai domiciliari  per il funzionario del Comune di Roma, Alessandra Morgillo e il vigile urbano Eliseo De Luca. Disposta infine una misura interdittiva per il funzionario Vito Fulco. I reati contestati sono corruzione, falso in atto pubblico e turbativa d’asta.

L’ordinanza di arresto, arrivata al termine di un’indagine su fatti risalenti al 2013 e 2014, è stata firmata dal Gip Flavia Costantini su richiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e dei sostituti Carlo Lasperanza, Edoardo De Santis, Luca Tescaroli e Maria Letizia Golfieri. Nel procedimento risulta indagata anche Emanuela Salvatori, la funzionaria del Comune che lo scorso novembre è stata condannata a 4 anni di reclusione per i suoi affari con il ‘ras’ delle cooperative Salvatore Buzzi. L’inchiesta appena conclusa non avrebbe alcun legame tecnico con Mafia Capitale ma nella sostanza, anche in questo caso, è emerso un fitto giro di tangenti che ancora una volta hanno determinato un losco sodalizio tra imprenditori e personale amministrativo del Comune.  Sulla vicenda è intervenuta anche Virginia Raggi, nuovo sindaco di Roma, che su Twitter ha commentato: «Un’altra inchiesta sui campi rom, tra arresti e tangenti. Il mio grazie alla Procura e alle forze dell’ordine. Ora #voltiamopagina».

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