Il presunto killer della Cox è un sostenitore dei neonazisti

Il presunto killer della Cox è un sostenitore dei neonazisti
presunto killer della Cox

La deputata laburista Jo Cox, uccisa ieri a Bristall nel nord dell’Inghilterra, poco prima di partecipare ad un incontro in una biblioteca del proprio collegio, durante il quale avrebbe illustrato le ragioni del suo no alla Brexit, era minacciata da mesi, ma, come riportato dal Times: «La polizia stava ancora rivedendo le misure di sicurezza».

Jo Cox aveva 41 anni, era madre di due figli. Entrata in parlamento nel 2015 , si era occupata del conflitto siriano e della questione migranti; condivideva la passione politica con il marito Brendan Cox, ex executive di Save the Children e consigliere speciale dell’ex premier laburista Gordon Brown.

Nella contrapposizione tra i fronti “Leave” e “Remain” si era schierata a favore della permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea e il suo drammatico omicidio -ad una settimana dal referendum decisivo sulla Brexit- è avvenuto per mano di un uomo che prima di colpirla, riferiscono i testimoni, avrebbe gridato «Britain First», prima la Gran Bretagna.

Chi era il killer- Malato mentale con simpatie neonaziste

Per l’uccisione della deputata è finito in carcere come unico sospettato Thomas Mair, 52enne, descritto da vicini e parenti come uomo solitario e tranquillo ma con una lunga storia di malattia mentale.

Mair aveva sempre vissuto con la nonna Helen, fino alla morte di quest’ultima avvenuta 20 anni fa; da allora rimasto nella casa popolare di Bristall dove è avvenuto l’omicidio. Non aveva mai avuto un lavoro fisso, faceva volontariato come giardiniere. Proprio il giardinaggio, aveva confidato ad un quotidiano, lo aveva aiutato a superare la sua malattia, più di ogni altra terapia.

Definito da chi lo conosceva una persona mite e inoffensiva, da tempo, però, coltivava simpatie neonaziste.

Oggi il Daily Mail riferisce che Mair avrebbe comprato in passato il manuale per la costruzione di una pistola da una organizzazione neonazista degli Stati Uniti, la National Alliance. La notizia è stata diffusa dal gruppo statunitense per i diritti civili Southern Poverty Law Centre (SPLC) e si ricollegherebbe alle dichiarazioni rese dai testimoni dell’omicidio della Cox secondo i quali l’arma utilizzata dal killer sarebbe stata costruita artigianalmente.

Le dichiarazioni del fratello Scott, secondo il quale Thomas non si sarebbe mai interessato di politica, si scontrano con le simpatie del presunto killer per lo Springbox Club, un gruppo suprematista che si caratterizza per la difesa della storia dell’apartheid in Sudafrica, svelate dall’ Indipendent.

Mair era abbonato da 10 anni alla rivista dello Springbox Club e proprio l’ultimo numero della newsletter si focalizzava sul referendum britannico del 23 giugno, con un appassionato appello a favore della Brexit per abbandonare “l’artificiale e retrograda UE e restituire sovranità e indipendenza al Regno Unito”.

 

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